Differenze tra le versioni di "Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Italia: esercito 2"

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===Artiglieria nel dopoguerra in Italia <ref>Sgarlato N: ''L'artiglieria pesante c.a. nel 1950'', Eserciti nella Storia N.44 </ref><ref> Ferrari, Giorgio: ''La ripresa del Servizio tecnico d'artiglieria nel dopoguerra'', RID marzo 1994</ref>===
[[File:US 90 mm gun 1.jpg|300px|right|thumb|Il 90 mm M1, usato anche per carri e cacciacarri]]
La ripresa postbellica del servizio tecnico d'artiglieria fu molto intensa e ricca di insegnamenti, oltre che della constatazione di come poche artiglierie italiane dei tipi più moderni erano all'altezza della produzione estera, cosicché i reparti di prima linea si ritrovarono a combattere con armi obsolete. In effetti, per quanto possa sembrare assurdo, la vera maledizione furono le armi ex-austroungariche: non perché fossero mediocri, al contrario. Esse risultavano così palesemente superiori rispetto al grosso delle artiglierie che l'Esercito mise in campo nella Prima guerra mondiale, specie quando si trattava di prodotti su licenza esteri (in genere francesi), che le si adottò in gran numero. Ma esse, per quanto buone fossero, rimasero poi inevitabilmente obsolete 22 anni dopo, senza che ve ne fossero in approvvigionamento un numero sufficiente dei nuovi modelli. Non che fosse un problema di numeri: al giugno 1940 c'erano non meno di 12.000 pezzi di oltre i 47 mm nel solo Regio Esercito, e questo non comprendeva le armi della Marina e dei tipi più leggeri. Sia l'una che gli altri erano di tipo moderno, per esempio i cannoni Breda da 20 e 37 mm, e i Bolher da 47 mm (di progetto austriaco). Ma sopra tali calibri, c'erano solo circa 116 pezzi moderni, per lo più i 75 mm contraerei Mod 34 e alcune artiglierie da montagna da 75/18 mm, oltre ai primissimi, ma non ancora in servizio, obici da 210 mm. La produzione bellica per rimpiazzare quello che all'epoca era uno dei più grandi parchi d'artiglieria del mondo, non fu mai pari alle aspettative e solo le armi pesanti c.a. da 90 mm, e quelle di corpo d'Armata da 149 mm, entrarono in servizio in quantità apprezzabili, ma specie nel secondo caso, troppo tardi. I cannoni d'armata da 149/40 mm e gli obici da 210 vennero mandati per lo più un URSS con il Corpo di Spedizione italiano, e andarono conseguentemente perduti. Nel dopoguerra i 210 mm rimasero in servizio per diversi anni con 8 esemplari, fino ad essere rimpiazzati dagli M115 americani calibro 203 mm, leggermente meno potenti ma anche più moderni e mobili (e da loro partirà poi l'M110). I cannoni a lunga gittata diverranno gli M59 Long Tom, di gittata impercettibilmente inferiore rispetto ai 149/40 ma ottime armi d'artiglieria a loro volta, per poi passare ai pezzi M107 e FH-70.
I sistemi più importanti erano i missili tattici Lance, essenzialmente per la loro capacità nucleare e la loro precisione, con un raggio di 124 km con testata nucleare di 212 kg e di 64 km con testata HE da 454 kg. Erano in organico ad un apposito gruppo 'Lance' e le testate nucleari erano ovviamente sotto controllo americano. In tutto l'E.I. dovrebbe averne ricevuti circa un centinaio, di cui alcune decine (forse un l'anno) lanciati in esercitazioni con lanci dai poligoni della Sardegna.
 
Il vecchio '''M56''' della OTO divenne un best-seller: l'Italia ne comprò ben 320 per le 5 brigate alpine e per la brigata paracadutisti. Ma tante altre nazioni, tra cui la Gran Bretagna e il Canada, nonché l'Argentina, lo comprarono. Doveva essere usato smontato in carichi someggiabili, e assemblato essere trasportabile da un elicottero sospeso sotto la fusoliera. Entrò in produzione nel '57 dopo che l'omologazione arrivò l'anno prima, ed entro il 1984, pur avendo un mercato di nicchia, ne erano stati venduti 2.400, e ancora la produzione continuava. Ma la gittata era un po' troppo corta e armi come il cannone leggero ROF da 105 mm l'avevano sostituito e per questo non c'éè stato lo scontro fratricida tra gli obici inglesi e quelli argentini, di cui vennero portate 5 batterie su 30 pezzi complessivi. La cedevolezza del terreno non consentiva l'uso di armi più pesanti di quelle da 105 mm. Quanto al Modello 56 tra le sue caratteristche v'é la coda divaricabile, e la possibilità di bloccare le ruote in posizione 'normale' e in quella' controcarri. Nel primo caso l'alzo è di -5/+65 e la direzione di 36 gradi complessivi. Nel secondo l'alzo è di -5/+25 gradi mentre la direzione resta di 36 gradi complessivi (18 per lato), non entusiasmante per il compito controcarri. In ogni caso così l'altezza dell'arma dal terreno scende da ben 1,93 m a 1,55. Spesso lo scudo anteriore è smontato per ridurre il peso. In tutto, sopratutto, è possibile scomporre in 11 carichi tutto l'obice, e vi sono sette uomini per la squadra di servizio. Senza traino animale, tipico delle truppe da montagna, è invece possibile il traino con un veicolo come la Land Rover a passo lungo, o l'aviotrasporto da parte (sotto la fusoliera) di un UH-1 o di un Wessex- Le munizioni sono le stesse degli M101 e M102 americani, tra cui quella HE da 21,06 kg (comprese le cariche di lancio? il proiettile da 105 mm tipicamente pesa circa 15 kg, la risposta è che si tratta di proiettili semi-fissi, senza una separazione netta tra cariche e munizione, ma un abbinamento da caricare poi dentro la volata), con v. iniziale di 472 ms, poi anche proiettili HEAT, illuminanti, e un HEAT capace di perforare 102 mm (forse angolata, altrimenti sarebbe un valore molto modesto), pesante 16,7 kg, su di un raggio difficilmente superiore a poche centinaia di metri.
 
*Calibro 105 mm lunga 14 calibri
Il Generale Vozza definì come una soluzione 'all'israeliana' questa soluzione, intendendo con questo una soluzione ingegnosa con quanto disponibile. In realtà sarebbe meglio definirla come una soluzione 'all'italiana' ovvero poco, male e troppo tardi. Che questa soluzione fosse fasulla, se ne accorsero poi, qualche anno dopo. Così il prototipo è rimasto tale. Movimentare un singolo cannone da 40 mm in una torretta aperta senza sistemi di controllo del tiro moderni, utilizzando uno scafo di carro medio con motore da 840 hp era decisamente irrazionale. Ma nondimeno, l'esigenza di 60-80 cannoni c'era e ci si potrebbe chiedere come sia stato possibile che l'OTOMATIC sia stato considerato (come il Gepard prima di esso) troppo costoso per l'E.I. Eppure, i numeri da costruire non erano molto alti e se questo si poteva prevedere un costo elevato, è anche vero che difficilmente avrebbe raggiunto il costo del programma SIDAM . Questo era in fase di completamento entro il 1996, per un totale di 275 mezzi, basati su di una torretta che aveva 4 cannoni su scafo M113. Si tratta di un numero altissimo per le esigenze dell'E.I, e anzi era addirittura, in origine, destinato ad essere prodotto in 350 esemplari. Quindi di semoventi d'artiglieria non ci sarebbe certo stata carenza. La riduzione dei reparti dell'E.I è stata tale da rendere anche così necessario passare da 12 sistemi a ben 16 per batteria di tiro, riducendo l'esubero a 32 soli sistemi destinati alle scorte. Questo avrebbe dovuto comportare la presenza di circa 15 batterie, ciascuna delle quali in realtà era praticamente un gruppo (p.es. 2 batterie da 8 pezzi sarebbero state l'equivalente). In effetti erano previste 9 di queste ipertrofiche batterie per i reggimenti di ogni brigata corazzata, meccanizzata e blindata; 3 batterie per il supporto dei comandi divisionali, una alla SACA e due al Comando dell'Artiglieria C/a. Oltre a questi sistemi si sarebbero dovuti aggiungere i mezzi portamunizioni, in ragione di uno per ogni due SIDAM. E questo si significa 420 veicoli. Il costo complessivo era al 1992, stabilito in 800 miliardi di lire. Difficile pensare che con questa somma non si potesse affrontare il programma OTOMATIC, o che quest'ultimo non fosse sostituibile allo Skyguard/Aspide. In somma, l'E.I è rimasto carente di mezzi contraerei mobili, pur avendo parecchi sistemi statici. Ha scartato il Gepard per la lotta c.a per il costo sestuplo rispetto al Leopard 1.
 
Poi v'éè stato il programma OTOMATIC, che però è stato considerato troppo costoso, mentre poco dopo è stato fatto il programma SIDAM parimenti molto costoso dati i numeri in gioco, centinaia di mezzi, che tuttavia non ha soddisfatto tanto da ridursi poi a mettere insieme parti 'da buttare' per il semovente da 40 mm su scafo Leopard, e che nondimeno è stato presto rottamato per manifesta inutilità. Visto che i costi per aggiornare o comprare sistemi contraerei sono stati comunque altissimi, non si capisce bene perché non si è riusciti a comprare gli OTOMATIC che pure erano considerati tanto necessari, al posto di qualcos'altro evidentemente meno indispensabile. Di fatto, da un lato si è arrivati a quasi un semovente a.a. per ogni carro armato (con le riduzioni degli anni '90, prima erano previsti uno ogni 4 carri), ma proprio il sistema che era maggiormente carente, un semovente a.a. altamente mobile ed efficace, è stato anche l'unico a non essere ordinato. Da un lato la potenza degli Aspide, dall'altro il numero dei SIDAM, ma nessuno dei due ha soddisfatto se poi si è ritenuto che, in attesa dell'OTOMATIC, si dovessero modificare gli scafi Leopard con il vecchio L70 in postazione blindata. Alla fine, inevitabilmente, la considerazione che i costi di uno scafo da 830 hp per un cannone singolo da 40 mm ha portato ad abbandonare tutto. Anche più paradossale è il fatto che l'OTOMATIC è apparso prima del SIDAM, e quindi era temporalmente avvantaggiato su di esso. In effetti era simile per tempistica e capacità al Tunguska sovietico, anche se impostato diversamente. Il SIDAM era invece impostato sullo stesso criterio dello Shilka, ma entrò in linea assieme al Tunguska. Ma il SIDAM non aveva capacità ognitempo e non l'ha ottenuta, almeno in proprio, nemmeno dopo. Con ogni probabilità non avrebbe potuto abbattere un bersaglio come il Tornado dell'AMI annientato da uno Shilka il 19 gennaio 1991. I mezzi francesi analoghi, con torrette a.a., hanno solo 2 armi, ma vi abbinano un radar di ricerca e di tiro, ottenendo un equilibrio maggiore tra potenza di fuoco e capacità di ingaggio, non puoi colpire quello che non vedi. Anche più interessante sarebbe capire come mai le armi del SIDAM siano state quelle da 570 c.min. Se il problema era il volume di fuoco, si sarebbero potute scegliere le più potenti Oerlikon da 25 mm che già hanno equipaggiato un'altra torretta quadrinata, quella del Seaguard CIWS, e capaci di 800 c.min. Questo avrebbe dato 1.600 colpi al minuto anziché 2.300, con il vantaggio di trovare spazio per il radar di bordo (come il Contraves Shorar, un ottimo prodotto usato per esempio sull'ADATS). I SIDAM sono stati convertiti, come detto altrove, da M113 modificati con la nuova torretta. Un criterio in economia, ma che avrebbe potuto essere replicato anche con la torretta dell'OTOMATIC, facilmente adattabile anche agli scafi Leopard 1 radiati. Insomma, una gestione ben poco razionale della componente a.a. campale, pur con programmi molto costosi portati avanti anche dopo la fine della Guerra fredda.
 
Di recente l'idea dell'OTOMATIC (ovvero un 76 mm mobile per la difesa terrestre) è stata rispolverata, ma le condizioni sono cambiate e i bersagli oramai sono diventati razzi e proiettili di mortaio sparati dai soliti guerriglieri. Se un CIWS è senz'altro una soluzione ragionevole per la difesa di una costosa nave da un missile, e un cacciabombardiere o un elicottero armato restano obiettivi più che appetibili, usare un sistema del genere su larga scala, contro simili bersagli è molto opinabile (tanto che nemmeno gli israeliani l'hanno fatto nella misura necessaria) e molto costoso. Oltretutto, mentre le salve di missili antinave arrivano con 1-4 armi alla volta, un mortaio da 81/82 mm può esplodere anche 15-20 colpi al minuto. Intercettarli tutti è pressoché impossibile, specie se poi si tratta di intere sezioni di mortai (2-3 armi) a sparare in contemporanea. Con 50 colpi pronti al tiro si potrebbero anche abbattere 10-20 colpi, ma senza evitare tutti gli altri. Inoltre i proiettili da 76 mm moderni costano molto (qualche migliaio di dollari) e così, per evitare danni magari del tutto marginali, si spenderebbe una quantità di denaro enorme, del tutto spropositata rispetto all'obiettivo. Il futuro ci dirà se questi sistemi, attualmente in sviluppo (in alternativa ad armi come i cannoni-laser o i CIWS a corto raggio tipo Phalanx) avranno un futuro.
 
===La situazione al 1998<ref>Gianvanni, Piero: ''Il nuovo volto dell'artiglieria'', P&D Giugno 1998 pagg. 52-59</ref>===
All'epoca la situazione era questa: dei reggimenti di FH-70 trainati, per un totale di 164 armi comprate, ve n'erano in distribuzione per 5 reggimenti di artiglieria: 4 sono del supporto generale dipendenti dal Comando Raggruppamento Artiglieria del COMSUP. Attenzione: il COMSUP aveva 5 reggimenti e 5 erano pure quelli di FH-70 ma non erano equivalenti: il 5o Reggimento della struttura di supporto generale era infatti il 3° 'Volturno' sugli MLRS. Così dei reggimenti di FH-70 4 erano in carico assieme a questi, mentre il quinto reggimento era ancora in carico alla brigata 'Pozzuolo del Friuli'. Tutti i reggimenti erano rafforzati al meglio, con il passaggio delle batterie a 8 pezzi d'artiglieria per una, ripartita in 2 sezioni da 4 armi l'una. Quindi 5 reggimenti avevano 120 armi da 155/39 mm, mentre le altre 44, teoricamente sufficienti almeno per un sesto reggimento ( o per altri 4 se l'ordinamento era ancora per batterie su sei pezzi l'una), erano nei depositi o per le scuole. L'artiglieria comprendeva anche i reggimenti delle brigate di alpini armati con il 105/14 mm, mentre la brigata 'Folgore' era recentemente passato, per il suo 185° Reggimento, a 24 mortai da 120 mm rigati Thomson-Brandt MO-120-RT-61. Questi erano i mortai definitivi, ma come 'interim' tra l'obice e il mortaio rigato v'éè stato il mortaio liscio, sempre della Brandt, usato come supplenza prima dell'arrivo del nuovo mortaio rigato da 13 km di gittata con proiettili a razzo.
 
I semoventi dei tanti tipi in servizio fino a pochi anni prima si erano ridotti a due soli tipi: l'M109L e l'MLRS. Il primo era in carico a 8 reggimenti per complessivi 192 pezzi. Dell'MLRS si è già detto, ovviamente non era disposto a sua volta con un tale ordinamento ma si limitava a 18 sistemi del reggimento singolo a cui è stato assegnato. Ma prima di parlare del futuro, una rapida lista dei 'dispersi': anzitutto il compare 'leggero' del lanciarazzi americano, ovvero il FIROS 30, sistema d'arma di indubbio interesse e costi piuttosto bassi se non altro perché su piattaforma ruotata, avrebbe dovuto essere comprato in 60 sistemi per 3 reggimenti da affiancare agli MLRS, ma nemmeno la prima batteria sperimentale di 6 armi, dal costo di 40 mld, è stata mai comprata, nonostante fosse prevista già per il 1992 (ed erano comunque anni che il FIROS era in valutazione con alcuni veicoli di lancio); poi l'eterno 'desiderato', l'OTOMATIC, che oramai stava scadendo dall'orizzonte anche dei desideri, nonostante che il programma per 60-80 veicoli fosse tutt'altro che onerosissimo rispetto a quello per altri sistemi d'arma (dopotutto se il costo unitario era considerato eccessivo arrivando a quasi 6 mld, lo stesso si doveva pensare del FIROS o dell'Ariete, per non dire dell'MLRS); il semovente su scafo Centauro con artiglieria FH-70; e il piuttosto discutibile (scafo di carro con motore da 830 hp per un singolo pezzo da 40 mm su postazione scoperta) semovente antiaereo Leopard/Bofors, che era una specie di 'supplente povero' dell'OTOMATIC ma giudicato non idoneo; i pezzi da 40 mm erano invece in fase di dismissione e messa in riserva, visto che il sistema ibrido Skyguard/Bofors non venne ritenuto nel suo complesso convincente.
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