Pensiero castanedico/Fondamenta del Pensiero castanediano: differenze tra le versioni

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Iniziai a protestare, ma lui mi tappò la bocca con la mano. Segnaló un arbusto grande e mi disse che fissara la mia attenzione, non sulle foglie, ma sulle ombre delle foglie. Disse che il correre nell'oscurità, invece di nascere dalla mia paura, poteva ben essere la reazione molto naturale di un corpo giubiloso che sa­peva come ''"non-fare"''. Ripetè una e un'altra volta, sussurran­do nel mio orecchio destro, che '''"''non-fare'' quello che io sapevo fare" [IN QUANTO A PERCEZIONE] era la chiave del ''potere'' '''. Nel caso di guardare un albero, quello che io sapevo fare era infocare immediatamente le foglie. Giammai mi preoccupavano le ombre delle foglie ne gli spazi tra di esse. Le sue raccomandazioni finali furono che iniziara a infocare le ombre delle foglie di un solo ramo per poi dopo, senza fretta, ricorrere tutto l'albero, e che non lasciassi che i miei occhi tornassero alle foglie, perchè '''il primo passo deliberato per accumulare ''potere personale'', era permettere al corpo di ''"non-fare"''.'''
 
Forse fu per la mia fatica o per l'agitazione nervosa, però mi assorbì a tal grado nelle ombre delle foglie che per quando don Juan si mise in piedi io potevo già quasi aggruppare le masse oscure delle ombre tanto effettivamente come per lo generale facevo per le foglie. L'efftttoeffetto totale era sorprendente. Dissi a don Juan che mi sarebbe piaciuto fermarmi un altro po'. Lui rise e mi dette palmate sul capo.
 
-Te l'ho detto -rispose-. Al corpo gli piacciono queste cose.
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