Differenze tra le versioni di "Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/USA-31"

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===La Sperimentale di Point Mugu, 1997<ref>Carlson, Ted, Aerei Feb 1998 p.11-15</ref>===
Mentre l'attività dei reparti di prima linea è ben nota, molto meno si sa di quella dei reparti sperimentali: ma realtà come il Naval Weapons Test Squadron di Point Mugu o NWTSPM erano senz'altro da raccontare. Situato a otto km da Oxnard, California, era il recente risultato della ridefinizione della 'sperimentale' della Marina: il NAWC (Naval Air Warfare Center), che ora aveva due reparti, quello di China Lake e di Point Mugu, attivi dall'8 maggio 1995. Il reparto di Point Mugu era impegnato nella RDT&E (Research, Development, Test and Evaluation), con un apposito NWT Squadron, con squadriglie note come Integrated Flight Test, Range (per il poligono), Target (bersagli), Logistics. Un reparto importante, con 52 ufficiali, 324 sottufficiali e comuni e 145 civili. Il tipo di aerei impiegati era non meno interessante: due SA-227 Metroliner, degli NP-3D Orion e DC-130A Hercules, ma sopratutto gli F-14A, B e D, e più interessanti ancora, gli F-4 nei tipi QF-4N e QF-4S. Questo reparto, che non ha un numero, ha così raggruppato sia il personale che gli aerei, prima impiegati separatamente, con un beneficio per l'armonizzazione e lo spirito di corpo. Gli NP-3D erano usati per l'inseguimento radar dei bersagli e la sorveglianza dello spazio aereo sui poligoni, mentre gli altri tipi erano impiegati per sperimentare i sistemi d'arma.
 
I QF-4N, per esempio, erano decisamente dei protagonisti, con le ali, muso e coda rossi vivi, e con bocca e denti di squalo nel radome del muso. Sembrava facile e noioso pilotarli, ma non era così, come si accorgevano anche piloti veterani di macchine come i Prowler. La concezione di questo impegno era raramente incentrata nel NOLO (No On-Board Live Operator, detto in altri termini, volo teleguidato) e voli d'allenamento, che in tutto erano solo il 5% del totale. Invece, molta attività era di collaudo, supporto alla flotta, e lancio di drones. Nonostante la prestanza degli F-14, i vecchi Phantom erano gli unici della Marina capaci di portare i bersagli AQM-37 fino a quote di 15.250 metri e mach 1,5 prima del lancio, per garantire le migliori prestazioni. In effetti, i Phantom erano ancora in servizio in pochi esemplari all'epoca: anche l'USAF ne aveva per il 475th TSS di Tyndall AFB e il 20th FS della Holloman AFB, più quelli di China Lake e per l'appunto, di Point Mugu. Del resto, circa 2.000 aerei da 25 tonnellate non si potevano far sparire di punto in bianco. I Phantom erano già impiegati, nelle versioni più vecchie come aerobersagli persino negli anni '80 se non prima, immortalati in sgargianti colori rossi accesi. I Tomcat erano otto, delle varie versioni 'Alpha', 'Bravo' e 'Delta', spesso con sistemi di registrazione dati analogici e digitali. I Phantom erano usati anche per compiti di lancio bersagli per le navi della Marina e anche di altre forze armate, anche straniere. Per l'impiego 'sacrificale' possedevano un sofisticato sistema INS 'Trimble', per aderire al melgio verso il piano di volo. Quanto ai sistemi di bordo, i Phantom hanno apparecchiature di registrazione e telemetria, ma anche pod elettronici per simulare aggressioni elettroniche o simili. Apparentemente, i robusti F-4 erano ancora robusti ed efficienti dopo tutti questi anni. Nel frattempo, verso la fine degli anni '90 (attorno al '97) era stata fatta la transizione progressiva dai QF-4N, oramai a 'consumazione', ai QF-4S, da poco radiati dai Marines e dalla NAval Reserve. Privi di carichi esterni pesanti, erano ancora dei degni avversari per i missili e le difese aeree. Gli F-14 no: nemmeno i primi tipi erano ancora impiegati come aerobersagli, e infatti la colorazione era quella tattica 'normale' grigio-medio.
 
Infine non andava dimenticata la presenza di ben cinque P-3 Orion versione NP-3D, che erano usati per sorveglianza dei poligoni, ma anche per il trasporto. In quanto alle loro peculiarità, probabilmente non avevano più la suite ASW e di ricerca navale, ma i motori erano potenziati e così l'autonomia, aumentata a 12 ore. Tre di loro avevano un'antenna alla radice della deriva, un sofisticato sistema telemetrico con antenna a schiera, fatto tutt'altro che banale che permetteva di seguire numerosi bersagli in base ai loro segnali. Questo sistema di nuova generazione, con antenna 'a tabellone', era capace di seguire armi come gli Harpoon e SLAM, nonché i SAM SM-2 Standard che magari erano lanciati per intercettarli. V'erano poi sistemi di navigazione e comunicazione potenziati, radar aggiuntivi, sistemi di ripresa ottici e fotografici 'Cast Clance' e la possibilità di controllare il traffico aereo. Infine da ricordare i due DC-130A Hercules, anch'essi usati per il lancio di 'drones', e con colorazioni particolarmente sgargianti: la loro capienza gli permetteva di portare anche i bersagli e sistemi più grossi, come i 'Firebee'; i Metroliner III, simili ai C-26 dell'ANG, erano due, e servivano come 'commuter' per i collegamenti tra Point Mugu e China Lake, occasionalmente anche per altre destinazioni relative alle esigenze del personale della base. Insomma, un mondo particolare, ma dai cui segreti si spiega la potenzialità delle armi e tattiche più note, quelle applicate dai reparti di prima linea grazie agli studi fatti con reparti come questo.
 
 
 
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