Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/USA-13: differenze tra le versioni

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SI è accennato al Sea Sparrow: negli anni '50 l'USN voleva un sistema di difesa 'di punto' BPDMS (Basic Point Defense Missile System), un missile abbastanza piccolo per l'uso da parte delle navi minori, mentre all'epoca i grandi sistemi 'T' erano solo per unità specializzate e altamente costose. Prima era stato pensato il rivoluzionario RIM-46 Sea Mauler, per sostituire i cannoni da 40 e 76 mm, ma il costo superò il budget e nel '64 il programma venne cancellato. Allora venne chiesto un nuovo sistema e il RIM-7E-5 Sea Sparrow venne proposto come nuovo apparato. I britannici proposero il Sea Cat, meno costoso, ma molto più limitato, e lo Sparrow, oltre che essere americano, era anche in comune con le armi degli aerei: troppi vantaggi per non essere scelto, per non parlare di una gittata di 15-22 km contro 5,5 e mach 2+ contro mach 1, più la testata da 29,5 kg vs 10, e un sistema di guida ognitempo anziché radiocomandato, sebbene il Sea Cat fosse senz'altro superiore alle brevi distanze, per le quali era specificatamente concepito. La quota minima era apparentemente la stessa, 30 m nominali, ma il Sea Cat arrivava a quote pratiche di appena 900 m (anche se poteva essere tirato ben più in alto), lo Sparrow poteva arrivare a minacciare aerei ad alta quota, anche 10-15 km, quasi eguagliando un sistema ben più grosso come il Tartar a medio raggio. Il Sea Sparrow era però poco efficace contro bersagli a bassa quota; ma anche così, venne messo in servizio nel '67, inizialmente con lanciatori ottupli ASROC modificati. Era tuttavia un sistema rozzo, essenzialmente ad azionamento manuale e solo a metà anni '70 quest'arma, ben poco utile contro i missili antinave, venne migliorata, adottando il RIM-7F, che abbassava, grazie alla spoletta e testata, la quota d'ingaggio minima a circa 15 metri, grazie ad una migliore resistenza al clutter marino (che invece provocava la detonazione della testata dei missili più vecchi, data la forte impronta radar del mare); nel frattempo la NATO pensava ad un NSSMS (NATO Seasparrow Surface Missile System), con varie nazioni partecipanti tra cui Germania, Olanda, Italia e Norvegia. Questo possedeva adesso un sistema di direzione del tiro automatizzato, capace di ingaggiare i bersagli in maniera del tutto automatica, a tutto vantaggio della capacità di ingaggiare i missili antinave a volo radente: più rapidamente da parte del sistema radar, più velocemente e letalmente da parte del missile migliorato.
 
Il RIM-7H aveva alette più piccole per il lanciatore Mk-29, sempre ottuplo. Il notevole numero di armi previste al lancio era dovuto alla volontà di resistere agli attacchi di massa, e al voler evitare la complicazione dei sistemi di ricarica automatici (e lo Sparrow, pesante circa 200-230 kg, era assai difficoltoso da manovrare a forza di braccia); esso era leggermente meno avanzato dell'F, perché in realtà era antecedente, tanto che entrò in produzione attorno al 1973 come parte dell'NSSMS Block I. POi seguiranno altri tipi come i RIM-7F, M (con quota minima ridotta a circa 8 m), P. I tipi M e P, con apposita modifica (sistema JVC, Jet Vane Control) possono essere lanciati verticalmente dai sistemi Mk-41 e Mk-48, i primi un po' per 'ripiego', i secondi nati appositamente. Il Sea Sparrow e lo Sparrow sono anche utilizzabili rispettivamente dai sistemi ALBATROSS e SKYGUARD europei.
 
Il miglioramento delle prestazioni dei missili Sparrow, ma sopratutto delle procedure, radar, sistemi IFF e controllo aereo hanno permesso nel 1991 notevoli successi contro gli Irakeni, che già avevano avuto a che fare con le generazioni meno recenti che armavano F-4 e F-14 (lo Scià aveva comprato complessivamente migliaia di AAM americani), e che vennero massacrati dagli Sparrow americani, quasi sempre a segno sui bersagli designati: ben 26 vittorie con il consumo complessivo di 71 missili (secondo altre fonti, attorno a 85-88). Questo consumo include peraltro anche i missili persi con i loro aerei, abbattuti o persi, ma sopratutto i tentativi di intercettare i MiG-25. Mentre gli agili MiG-29 non ebbero spesso scampo, come la coppia che, avvistata e attaccata dagli F-15 del 32rd TFW, su distanze di circa 25-30 km, tentò di scappare scendendo a 150 metri di quota prima di essere colpita e abbattuta: una manovra che sarebbe riuscita senz'altro con i Phantom E e i missili AIM-7E e forse, anche gli F, ma non contro gli M (o forse i P) impiegati in tale occasione (da notare che l'esistenza del tipo P era ben poco nota all'epoca, ci si riferiva genericamente agli 'AIM-7M').
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