Differenze tra le versioni di "Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Italia: esercito 2"

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Altri semoventi furono quelli controcarri tipo gli '''M36''' da 90 mm, veicoli che su scafo Sherman quasi la potenza di fuoco di un M26. Poi arrivarono anche altri mezzi: per esempio, l''''M52''' sempre con obice da 105 mm, e con la caratteristica molto insolita di ospitare in torretta anche il pilota, per cui era dotato di una torretta alta e grossa, ma brandeggiabile solo per 60 gradi per lato, e uno scafo basso. Era un mezzo molto mobile dato che aveva base sullo scafo del carro leggero M41 Walker Bulldog, con corazze d'acciaio da mezzo pollice (12,7 mm) di spessore, abbastanza per resistere solo al fuoco delle armi leggere e schegge, ma si trattava di una protezione completa,anche per il tetto del mezzo prima assente. L'Italia adottò il carro leggero M24 ma non il successivo M41: tuttavia, le sue versioni d'artiglieria furono l'eccezione alla regola. Un'altra eccezione, oltre l'M52, fu quella dei semoventi, sempre su scafo M41, del tipo M44: stavolta erano armati con pezzi da 155 da 14 km di gittata, che erano tuttavia molto impegnativi per lo scafo di un carro leggero, quindi vennero ospitati in una postazione convenzionale, con tetto aperto per ridurre il peso complessivo. Queste armi erano, attorno al '90, ancora nominalmente in carico.
 
Se gli M41 come tali non servirono mai nell'E.I, ma questo accadde per i derivati d'artiglieria, questo vale anche per gli M48. Se qualcuno chiedesse se questi carri abbiano mai servito nell'E.I. la risposta non dovrebbe essere un secco no, ma un 'dipende'. Infatti almeno la componente veicolare servì nell'E.I, ma sotto mentite spoglie: quelle dell''''M55'''. Questo era un semovente da 203 mm con obice derivato da quello dell''''M115'''. Solo pochi esemplari vennero prodotti perché éè ben vero che poteva offrire protezione integrale all'equipaggio (cosa molto importante in un ambiente NBC, anche se difficilmente aveva un impianto di filtraggio aria, almeno inizialmente), ma questo bestione, su scafo M48, era davvero un mezzo lento e pesante. E pensare che rinunciava comunque ad una torretta rotante: aveva solo una postazione con brandeggio limitato in una casamatta nella parte posteriore dello scafo. Per evitare di 'avvitarsi' in queste soluzioni che erano chiaramente poco pratiche, venne fatta una 'sterzata' e si ritornò a veicoli leggeri ma economici e altamente mobili, che pagavano tutto questo con l'assenza di protezione per i serventi (solo il pilota era in pratica protetto in qualche modo). Ecco quindi gli M110, molto più graditi degli M55, ed ecco quindi la preferenza per la lunga gittata (=meno esposizione; in Vietnam erano per esempio gli unici a superare in gittata l'M46 sovietico da 130 mm) degli M107, 32 km contro circa 15. Il vantaggio però è stato eroso dalla canna allungata a 39 calibri dell'M110A2 e dalla disponibilità di un vasto assortimento di munizioni, mentre l'M107 non ha capacità nucleare e non ha che una granata HE da 78 kg.
 
===I sistemi moderni===
Poi sono arrivati gli M109. Con che tempistica non è facile dire, ma ancora negli anni '80 ve n'erano in produzione 40 dell'ultimo lotto per un totale di 260 pezzi. Armati con un obice da 155/23 mm
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Dotato della stessa artiglieria sistemata sull'M55, a suo tempo, o quanto meno con la stessa gittata di 14,6 km, ma con uno scafo progettato ad hoc, ben più spazioso e sopratutto con una torretta chiusa e interamente brandeggiabile, sulla falsariga di un grosso carro armato. Adesso è una configurazione standard: nel 1963 un po' meno. Alla fine degli anni '60 iniziarono ad entrare in servizio anche nell'E.I, ma non nella versione iniziale americana ma nel tipo aggiornato dalla Germania, l''''M109G''': ovvero con un obice modificato, capace di sparare ad un ritmo più elevato, anche se il dato di punta di 6 c. min non impedisce che il ritmo sostenuto è di circa 1 colpo al minuto o 3-4 per periodi brevi, non fosse altro che per la resistenza della canna al surriscaldamento.
 
L''''M109''' invece entrò in servizio nel 1963, con oltre 2.000 esemplari prodotti. Questo semovente poteva contare su ottime doti di mobilità e una protezione completa per il proprio equipaggio. Ma i punti deboli erano anche che: l'autonomia, nononstante l'ottima meccanica, non era eccelsa; le capacità anfibie erano possibili solo dopo un 'accurata installazione di un kit. La protezione, in alluminio saldato, era ottima per ottimizzare la resistenza, ma per il resto era leggera e anche se copriva tutti i lati e il tetto del mezzo, era vulnerabile (un po' come la corazzatura degli M113) al fuoco delle armi pesanti, costosa e in caso di incendio il veicolo sarebbe stato irrecuperabile dato che il punto di fusione dell'alluminio è poco oltre i 600 gradi e per giunta ha la tendenza a bruciare. In ogni caso i veicoli in lega leggera hanno costituito una rivoluzione, ben più leggeri e tutto sommato economici (dato che richiedevano motori meno potenti) di quelli originariamente fatti in acciaio, specie se si aveva la pretesa di proteggere tutti i lati e garantire anche una torretta rotante.
 
Ma la mobilità venne pagata sia con la scarsa protezione e un costo unitario piuttosto alto (a parità di peso con mezzi in acciaio, non certo a parità di prestazioni, per i motivi suddetti), e con un obice che, anche se ampiamente dotato di un generosissimo freno di bocca a luce singola di grandi dimensioni, e di un estrattore di fumi, continuava ad avere una gittata relativamente ridotta. Così nel 1972 apparve l'M109A1 con un pezzo da 155/39 mm che in teoria avrebbe garantito 18,1 km, mentre l'OTO Melara sperimentò una bocca da fuoco (non è chiaro se montata su qualche M109) analoga, ma più pesante e capace di resistere a pressioni sufficienti per raggiungere i 24 km. In pratica era un'arma equivalente a quella dell'FH-70 in sviluppo. La b.d.f. americana di fatto non offriva che le stesse prestazioni dell'obice rielaborato dai tedeschi, così arrivò l'M109A2 con un sistema di caricamento, complesso rento recuperatore e circuito idraulico rielaborato, ma sopratutto un altro pesante limite dell'M109 (oltre alla scarsa protezione, scarsa gittata e costo non trascurabile) venne superato, quello della scarsa capacità dei depositi munizioni di appena 28 colpi: con un nuovo deposito principale da 22 colpi nella parte posteriore del veicolo vennero raggiunti i 36 proiettili, ben più adatti per un'azione di fuoco. Gli M109 base portati allo standard A2 venivano denominati M109A3. In teoria gli M109A2/A3 avrebbero dotuvo raggiungere i 22.500 m con munizioni normali (alla massima carica di lancio, la 8) e addirittura i 30.000 con quelle a razzo: ma in pratica, a causa dei limiti di resistenza delle canne, a valori ancora simili a quelli dell'M109A1 e quindi, appena meglio delle artiglierie semoventi avversarie come i 2S3 da 17-18 km.
I sistemi più importanti erano i missili tattici Lance, essenzialmente per la loro capacità nucleare e la loro precisione, con un raggio di 124 km con testata nucleare di 212 kg e di 64 km con testata HE da 454 kg. Erano in organico ad un apposito gruppo 'Lance' e le testate nucleari erano ovviamente sotto controllo americano. In tutto l'E.I. dovrebbe averne ricevuti circa un centinaio, di cui alcune decine (forse un l'anno) lanciati in esercitazioni con lanci dai poligoni della Sardegna.
 
Il vecchio '''M56''' della OTO divenne un best-seller: l'Italia ne comprò ben 320 per le 5 brigate alpine e per la brigata paracadutisti. Ma tante altre nazioni, tra cui la Gran Bretagna e il Canada, nonché l'Argentina, lo comprarono. Doveva essere usato smontato in carichi someggiabili, e assemblato essere trasportabile da un elicottero sospeso sotto la fusoliera. Entrò in produzione nel '57 dopo che l'omologazione arrivò l'anno prima, ed entro il 1984, pur avendo un mercato di nicchia, ne erano stati venduti 2.400, e ancora la produzione continuava. Ma la gittata era un po' troppo corta e armi come il cannone leggero ROF da 105 mm l'avevano sostituito e per questo non c'é stato lo scontro fratricida tra gli obici inglesi e quelli argentini, di cui vennero portate 5 batterie su 30 pezzi complessivi. La cedevolezza del terreno non consentiva l'uso di armi più pesanti di quelle da 105 mm. Quanto al Modello 56 tra le sue caratteristche v'é la coda divaricabile, e la possibilità di bloccare le ruote in posizione 'normale' e in quella' controcarri. Nel primo caso l'alzo è di -5/+65 e la direzione di 36 gradi complessivi. Nel secondo l'alzo è di -5/+25 gradi mentre la direzione resta di 36 gradi complessivi (18 per lato), non entusiasmante per il compito controcarri. In ogni caso così l'altezza dell'arma dal terreno scende da ben 1,93 m a 1,55. Spesso lo scudo anteriore è smontato per ridurre il peso. In tutto, sopratutto, è possibile scomporre in 11 carichi tutto l'obice, e vi sono sette uomini per la squadra di servizio. Senza traino animale, tipico delle truppe da montagna, è invece possibile il traino con un veicolo come la Land Rover a passo lungo, o l'aviotrasporto da parte (sotto la fusoliera) di un UH-1 o di un Wessex- Le munizioni sono le stesse degli M101 e M102 americani, tra cui quella HE da 21,06 kg (comprese le cariche di lancio? il proiettile da 105 mm tipicamente pesa circa 15 kg, la risposta è che si tratta di proiettili semi-fissi, senza una separazione netta tra cariche e munizione, ma un abbinamento da caricare poi dentro la volata), con v. iniziale di 472 ms, poi anche proiettili HEAT, illuminanti, e un HEAT capace di perforare 102 mm (forse angolata, altrimenti sarebbe un valore molto modesto), pesante 16,7 kg, su di un raggio difficilmente superiore a poche centinaia di metri.
 
*Calibro 105 mm lunga 14 calibri
Queste artiglierie, certamente non mobili a sufficienza per proteggere i bersagli campali, sono state concepite essenzialmente per la protezione di bersagli fissi, dato il fatto che sono trainate e che pesano oltre 5 t. l'una. Certo che se già il Bofors della II Guerra mondiale era considerato la migliore mitragliere di medio calibro disponibile, che sorte avrebbero avuto gli sfortunati aerei ad elica dell'epoca se fosse stato già prodotto il pezzo L70 con cadenza di tiro raddoppiata, sistema d'alimentazione migliorato, raggio e precisione aumentati, e questo senza dire delle granate e dei sistemi di controllo del tiro basati su radar e computer. L'alimentazione, per esempio era basata su clip di 4 colpi, ma questi non erano inseriti ogni volta prima del fuoco. Sopra l'affusto dell'arma v'era una cucchiaia d'alimentazione da 26 proiettili, il che consentiva un'azione di fuoco anche di 5-6 secondi senza ricaricarla (mentre 4 colpi erano sufficienti solo per 2 secondi per vecchi Bofors) e altri 96 colpi erano disponibili sull'affusto per una pronta ricarica. Da notare poi che i proiettili da 40 mm dell'epoca bellica potevano essere diretti da sistemi radar di tiro, ma non erano dotati di spolette di prossimità ma solo d'impatto e a tempo, perché all'epoca il calibro minore con cui queste potevano funzionare era il 76 mm, come il cannone automatico americano messo a punto verso la fine della guerra.
 
Oltre 250 pezzi erano in carico alle unità d'artiglieria contraerea italiane. Ma mancava un sistema di difesa per obiettivi in movimento, e allora vennero presi in considerazione altri sistemi. Anzitutto gli OTOMATIC, praticamente su scafo del semovente Palmaria (che era la versione cannone semovente del carro OF-40, a sua volta l'italianizzazione -con alcune caratteristiche fatte proprie dall'Ariete- del Lion, a sua volta la versione proposta per climi tropicali del Leopard 1 tedesco), mai adottato nonostante fosse un'arma potente, da 30 km di gittata e oltre 40 t di peso (in compenso i Libici ne comprarono ben 200..). La versione contraerea era l'OTOMATIC, con il nuovissimo cannone Super Rapido da 120 colpi al minuto, che praticamente ha avuto su questo mezzo il primo impiego, ancorché sperimentale. Questo semovente, molto costoso, era armato con un cannone molto potente, con un radar di scoperta e uno di fuoco, con una gittata di oltre 6 km e una capacità intesa sopratutto per colpire gli elicotteri armati di missili anticarro a lungo raggio come i Mi-24 con gli AT-6 'Spiral', un po' al di fuori dei 3-4 km del raggio utile dei semoventi da 30-40 mm. Purtroppo la cosa non andò in porto. Nonostante le parole d'apprezzamento, questi sistemi, da comprare in 60-80 esemplari, sono rimasti unicamente prototipi dato il loro costo e ingombro. D'altro canto, mentre apparvero attorno al 1986 in forma completa, esistevano missili come gli ADATS con un raggio simile e con capacità bivalente anche controcarro, adattabili anche a veicoli da circa 10 t. Questo ha tagliato 'le gambe' alla carriera dei questo mezzo, che pare costasse oltre 6 miliardi al pezzo, che però non erano poi tantissimi.
 
Allora, mentre si attendeva che un giorno sarebbero stati comprati gli OTOMATIC si pensò di ricorrere ad una 'soluzione economica' con una versione che si potrebbe considerare una reinterpretazione del vecchio M163 Vulcan. Solo che stavolta, anziché un cannone da 20 mm a 6 canne rotanti, v'era un gruppo di 4 KBA da 25 mm con 2.400 colpi al minuto di capacità di fuoco, in un affusto quadrinato, assistiti da un caricatore centrale da 640 colpi, calcolatore di tiro e sistema IL e laser per la misurazione della distanza. In teoria piuttosto efficace contro attacchi aerei a breve distanza, a bassa quota, in buone condizioni di tempo. In pratica un sistema obsoleto proprio per questi limiti d'impiego. Eppure ne vennero ordinati ben 350, una quantità inverosimile pari ad oltre uno per plotone di 4 carri armati. Fortunatamente ne venne poi ridotta la quantità ma non di moltissimo, ovvero scendendo a circa 275-280 mezzi. Eppure, questi veicoli hanno ricevuto un finanziamento di ben 800 miliardi. Sarebbero stati più che sufficienti per ordinare dozzine di OTOMATIC e la ragione per cui poi questi non siano stati ordinati per ragioni economiche, conseguentemente, non regge a meno che il costo dei semoventi da 76 mm non fosse molto sottovalutato.
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