Differenze tra le versioni di "Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Italia: esercito 2"

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In tutto sarebbero rimasti in servizio 22 MLRS, che avrebbero finito d'essere comprati solo nel 1996; oltre 160 FH-70, 260 (altre fonti dicono però 221) M109L, e nuovi semoventi ruotati da 155. I reggimenti avevano: un comando reggimentale, una batteria comando e servizi, una di autodifesa antiaerea, un gruppo d'artiglieria a sua volta su comando, batteria tiro e supporto tecnico e 3 batterie d'arma con 8 pezzi l'una per un totale di 24. Questo era un'innovazione, perché prima v'erano 6 pezzi d'artiglieria per ciascuna batteria. Con 8 pezzi era possibile sparare in sezioni potenti quasi quanto una batterie da 4 pezzi l'una, per un sufficiente volume di fuoco che avrebbe consentito azioni di fuoco colpisci e scappa' per evitare il fuoco di controbatteria. Naturalmente era necessaria un'azione di comando e controllo molto più moderna ed efficiente.
 
In tutto sarebbero stati ancora in servizio in unità di prima linea un numero ridotto di mezzi: 144 M109L, 96 FH-70, 96 M.56, 18 MLRS (che sarebbero rimasti in batterie da 6 sistemi l'uno, per via della loro efficacia, anche sezioni di 2-3 armi andavano bene). Le radiazioni sarebbero state per oltre 100 M56 e per tutte le artiglierie da 155 di vecchio tipo (si parlava anche di 400 armi, ma è strano dato quanto riportato da RID nel 1990, del resto Armi da guerra riportava un totale di 724 armi da 155 mm su 11161.116 disponibili a metà anni '80), e gli M110A2, che praticamente erano freschi di modifiche dallo standard M107 o da quello M110A2 e nondimeno sarebbero stati radiati dalla linea
 
Parte degli FH-70 sarebbe stata riconvertita su autocarri Astra 8x8 da trasporto pesante, che avrebbero potuto seguire così le unità leggere e di cavalleria. Con una capacità di crescita ulteriore (se fossero stati poi adottati i cannoni da 155/52 mm) e una cabina opportunamente rinforzata per resistere all'esplosione delle cariche di lancio, e una piattaforma di tiro, il sistema avrebbe dovuto essere testato a Nettuno nel '95 per decidere sulla sua validità. Ma la combinazione del miglior cannone pesante e del miglior autocarro pesante dell'esercito non avrebbe avuto seguito, come prima ancora non l'ebbe quello del PEGASO, ovvero un pezzo FH-70 montato sullo scafo del Centauro, la grossa blindo 8x8. Aveva dato buoni risultati balisticamente parlando (non molta meraviglia, data la massa complessiva di quasi 25 t) ma la sagoma eccedeva quella delle gallerie in cui avrebbe dovuto essere portato e allora i problemi di trasportabilità conseguenti ne comportarono lo scarto. Nell'uno e nell'altro caso non c'é protezione per i serventi in azione. In effetti, oltre il 2000 si pensava ad un nuovo mezzo ruotato del tipo 'autocannone' con pezzo da 155/52 mm sempre per le unità leggere, stavolta con cabina corazzata. Tutto questo stava venendo o sarebbe stato sviluppato all'arsenale di Piacenza, per essere poi testato a Nettuno.
Per rimpiazzare l'M109L sarebbero stati comprati i PzH2000 tedeschi, formidabili semoventi da 155/52 mm su scafo molto ben corazzato, tanto da resistere abbastanza bene al submunizionamento a grappolo. Inoltre la gittata arriva a 40 km e l'alimentazione automatica consente 8-10 colpi al minuto. Il primo lotto dovrebbe avere un carattere congiunto italo-tedesco, con un paio di batterie su 8 pezzi l'una.
 
I nuovi sistemi tedeschi, degni ma molto più costosi e pesanti (40+ t) dell'M109, consentirebbero, secondo i calcoli, di erogare (su distanze maggiori, oltretutto) lo stesso volume di fuoco con 2 batterie che con 2 gruppi di M109L, risparmiando un totale del 60% di addetti alle armi del 60%. Ovviamente, anchequesto capaciconsente anche di ridurre le perdite per reazione nemica. Per esempio, dopo 5 giorni di combattimento l'M109A6 Paladin era stimato avere ancora una sopravvivenza, dopo giorni di intensi combattimenti, del 75% contro il 25% di un M109A2 (anche se poi, nell'offensiva di 4 giorni contro gli irakeni, anche gli M109A2 se la cavarono bene, ma si trattava di un contesto troppo a favore degli 'Alleati anti-Saddam').
Il programma, in concreto, doveva comunque attendere ancora parecchio tempo: si parlava dell'avvio nel 2005.
 
Il FIROS, con una gittata di oltre 30 km era adatto alle necessità del supporto di Corpo d'Armata, e a differenza dell'MLRS era aviotrasportabile in un C-130. Ma una data per la sua entrata in servizio non era ancora stata individuata, anche con le successive finanziarie si sarebbe potuto forse introdurlo in servizio, entro 2-3 anni (cosa che invece non si mai verificata).
 
Un'altra componente dell'artiglieria era il Poliphem, arma inizialmente franco-tedesca, a cui l'Italia ha aderito nel '94 formando così un programma trinazionale. La sua concezione era quella di missile d'attacco per bersagli specifici, entro distanze di decine di km. Il primo lancio era avvenuto proprio all'epoca, sul poligono francese delle Landes, con un mock-up da 1 quintale. Il problema d superare era essenzialmente quello della trasmissione di dati nel sistema di guida, in modo da comandare la traiettoria. Con una massa di 100 kg, quest'ordigno aveva una fusoliera lunga e di aspetto cilindrico, con una serie di alette appena dietro la metà della lunghezza, molto allungate. La presa d'aria era sotto la testata, una configurazione piuttosto inusuale. Le alette di controllo erano invece dietro, verso la coda ed erano assai piccole rispetto a quelle pesanti. Nel muso del missile c'era 'l' occhio' che dava il nome dell'arma. Ovvero, si trattava di un sensore IR, che non era una novità, per esempio il Penguin e il Maverick, ma era abbinato ad un sistema di guida con il 'man in the loop'. Funzionava così: il missile partiva lanciato da un booster, che funzionando per 4 secondi erogava 600 kgs (2,4 t in tutto) permettendo dida far partire in sicurezza il minuscolo turbogetto della fusoliera. Poi il Poliphem partiva verso l'obiettivo teleguidato da terra, e una volta che avvistava un obiettivo, anche oltre l'orizzonte e non avvistato in precedenza, otteneva l'istruzione per l'attacco, che avveniva in base al proprio sensore, con un'azione di autoguida. La cosa era simile a quella di armi come lo SLAM e la Walleye, ma in questo caso, per evitare del tutto i disturbi elettronici, è stata adottata l'unica soluzione possibile: quella di un cavo di guida, come nel caso dei missili controcarri tipo MILAN. Ma in questo caso si trattava di un'arma a lungo raggio (erano previsti almeno 30 km di gittata) e quindi un cavo elettrico era troppo grosso e pesante da tirarsi dietro dal piccolo missile, comunque a velocità ridotta. Per superare questo problema, c'era un solo modo, le fibre ottiche. E il problema principale era proprio questo: provare la resistenza di un cavo spesso appena 250 micron, sopratutto con l'accelerazione violenta al momento del lancio. Il primo lancio serviva proprio a questo ed ebbe successo, mentre altri ne sarebbero seguiti nel '96 su distanze di 15 e 30 km. Una volta in aria, sempre che il cavo ottico non si rompesse, sarebbe stato possibile vedere quello che il sensore del Poliphem vedeva mentre procedeva nella missione, in volo a velocità subsoniche medio-basse, per vari motivi vantaggiose (ridurre la necessità di un motore potente e di consumi elevati, ridurre il rischio della rottura del cavo sbobinato, dare più tempo all'operatore per localizzare qualcosa). Questo grazie anche alle eccellenti prestazioni nella velocità di trasmissione dati delle fibre ottiche. Una volta visto un obiettivo, sarebbe stato eventualmente segnalato al missile per l'attacco finale, con una testata multiruolo sia a frammentazione che a carica cava. Questa consentiva attacchi a corazzati, ma chiaramente lo scopo di questo sofisticato e costoso missile (che a pensarci bene, ricorda non poco per forme e dimensioni il Malkara australiano, ordigno controcarri da oltre 90 kg ma da solo 4 km di gittata, messo in servizio negli anni '50) non era l'attacco di obiettivi tattici, quanto quello di bunker, posti di comando e altri obiettivi 'pregiati', che una volta messo a punto sarebbe stato capace di arrivare fino a 40-60 km. Il programma di sviluppo era già finanziato fino al 2000, e solo dopo si sarebbe deciso come introdurli in servizio, in ogni caso non prima del 2005. In un certo senso si trattava del discendente estremo del 'Lance' americano, ma con un compito d'attacco convenzionale.
 
Ma v'era un problema differente, e certo non una buona notizia per le armi dell'artiglieria dell'E.I. Le munizioni sparabili dai moderni pezzi, o anche da quelli vecchi ma ammodernati sono molto varie, da testate nucleari tattiche a testate a grappolo ICM, con capacità di disseminare bombe o mine controcarri o antipersonale. Nel caso dell'Esercito italiano non c'erano ancora simili arnesi (le testate nucleari per gli M110 erano state dismesse, ovviamente erano sotto controllo americano, lo stesso valeva per i missili Lance), quindi le granate, sia pure di vari modelli, risultavano essere solo di 3 tipi fondamentali: HE, nebbiogene, illuminanti. Chiaramente ungli FH-70 o une M109L, con simili munizioni, non sfruttavano al meglio le loro prestazioni, tutt'altro. Le granate a razzo potevano estendere il raggio da 24 a 30 km, ma nemmeno queste erano disponibili, mentre le granate ICM o addirittura quelle guidate (tipo il 'Chopperhead' americano) erano le uniche a poter contrastare con una sufficiente efficacia le truppe corazzate in movimento. Tuttavia, di tutte le munizioni speciali, guidate o a grappolo, l'E.I. non aveva apparentemente nessuna disponibilità, tanto che erano considerate tra le 'opzioni' possibili per migliorarle (il che per l'appunto significa che ancora nel 1995 non erano in servizio). Per gli MLRS, invece, il problema non si poneva dato che i loro razzi erano solo a grappolo (molto discutibilmente, specie considerando quanto scarsamente affidabili fossero le bomblets rilasciate a migliaia di esemplari). Il futuro qui era l'acquisto dei missili ATACMS da lanciare dagli stessi lanciatori MLRS, e da razzi con meno munizioni ma più gittata, e-o con testate 'intelligenti'. Certo che, a parte l'MLRS, il fatto che oramai esistessero negli arsenali ordigni tipo il SADARM, usato dalle granate da 155 mm, che rilasciavano degli 'skeet' muniti di autoguida IR sopra il campo di battaglia, per poi cercare autonomamente i veicoli ed attaccarli, quest'arretratezza non faceva onore all'artiglieria dell'Esercito, anche se queste munizioni erano molto più costose di quelle 'convenzionali'.
 
Tuttavia, di tutte queste munizioni speciali, guidate o a grappolo, l'E.I. non aveva apparentemente nessuna disponibilità, tanto che erano considerate tra le 'opzioni' possibili per migliorarle (il che per significa che ancora nel 1995 non erano in servizio). Per gli MLRS, invece, il problema non si poneva dato che i loro razzi erano solo a grappolo (molto discutibilmente, specie considerando quanto scarsamente affidabili fossero le bomblets, oltretutto rilasciate a migliaia per ogni tiro). Il futuro era l'acquisto dei missili ATACMS da lanciare dagli stessi lanciatori MLRS, e da razzi con meno munizioni ma più gittata, e-o con testate 'intelligenti'. Certo che, a parte l'MLRS, il fatto che oramai esistessero negli arsenali ordigni tipo il SADARM, usato dalle granate da 155 mm, che rilasciavano degli 'skeet' muniti di autoguida IR sopra il campo di battaglia, per poi cercare autonomamente i veicoli ed attaccarli, quest'arretratezza non faceva onore all'artiglieria dell'Esercito, anche se queste munizioni erano molto più costose di quelle 'convenzionali'.
 
Come supporti d'artiglieria, forse non meno importanti dei sistemi d'arma di per sè, va detto che i gruppi specialisti di artiglieria erano stati soppressi e il rilevamento topografico era affidato a sistemi di navigazione moderna, come quelli del tipo PADS e quelli con il GPS, quest'ultimo da comprare in 120 esemplari entro il 1998 per distribuirlo ai gruppi d'artiglieria e alle unità mortai. Sapere la propria posizione precisa era ovviamente fondamentale, ma ancora non si trattava di fornire ogni pezzo di tali sistemi, ma solo a livello di gruppo. Sapere la propria posizione e regolarsi di conseguenza, in futuro, avrebbe consentito alle unità d'artiglieria di combattere in maniera più efficace e dispersa, rendendo difficile il tiro di controbatteria. I calcolatori meteorologici Cometa, a loro tempo assai moderni, erano tuttavia piuttosto superati e allora era previsto di rimpiazzarli con un sistema più moderno. Di fatto, l'artiglieria era aggiornata, nell'era moderna, sia con armi migliori, ma sopratutto con munizionamento, sistemi di navigazione e comunicazione, e sistemi di acquisizione delle informazione moderni, onde valorizzarla al massimo (con effetti disastrosi, per esempio, contro gli Irakeni che pure avevano una forza d'artiglieria formidabile sulla carta).
 
Per automatizzare l'artiglieria con la distribuzione dei dati necessari e gli ordini, massimizzando l'effetto delle munizioni, il loro consumo, la precisione e riducendo la vulnerabilità dei cannoni con i classici tiri d'aggiustamento (che portavano via tempo e spesso mettevano sul chi vive l'obiettivo delle 'attenzioni') ogni grande esercito si stava attrezzando da qualche anno. Nel caso italiano c'era il '''SAGAT''', ovvero l'acronimo di Sistema di Automatizzazione dei Gruppi d'Artiglieria Terrestre. Questo sistema, tanto per cambiare, non era operativo in tempo utile per la fine della Guerra Fredda ma arrivò a quanto pare solo dal 1993, per estendersi presso tutti i gruppi monotubo, ma ancora non a quello MLRS. Il software dei calcolatori era nondimeno ancora in fase di revisione per renderlo pienamente compatibile con la tecnica dello 'spara e scappa'. Tuttavia il SAGAT era alquanto inutile se non si riusciva ad ottenere delle informazioni adatte sul bersaglio da colpire e a sorvegliare il campo di battaglia. Questo significava comprare radar di controbatteria. Il programma era però molto costoso e decisamente complesso. Il sistema sarebbe stato quello noto come '''SORAO''', Sistema Osservazione, Ricognizione e Acquisizione Obiettivi. Ma al 1995 solo i telegoniometri laser GTL 85 (che dalla sigla appaiono piuttosto ..vecchiotti) erano stati quasi tutti comprati. V'erano sistemi fonotelemetrici, ma i 15 radar di sorveglianza del campo di battaglia erano ancora da comprare (entro il 1998), i radar di controbatteria AN/TPQ-37 che probabilmente non erano ancora stati introdotti in servizio (visto che risultava, di tutto questo sistema, l'operatività solo dei GTL 85), radar eliportato CRESO (uno in valutazione prototipica), drones Mirach 26 e 150 (ancora in sperimentazione). Insomma, senza drones, radar di sorveglianza del campo di battaglia e munizioni speciali l'artiglieria italiana era piuttosto cieca e sorda, e scarsamente efficace. Oramai questi problemi sono stati superati, ma questo significa che ancora anni dopo la fine della Guerra fredda l'efficienza delle artiglierie italiane era molto limitata, specie se si prende come esempio quello che successe agli irakeni nel 1991. Il sistema CATRIN/SORAO di comando e controllo per l'esercito avrebbe dovuto quindi ancora aspettare a lungo, fino al 2000, prima di diventare pienamente operativo, nel mentre si discuteva ancora la quantità da comperare per i vari sistemi.
 
Per quello che riguarda il '''CATRIN''', sistema di comando e integrazione delle operazioni dell'esercito, la fase di pre-sviluppo era datata 1984 con un finanziamento di 226 miliardi destinati anche all'EH-101 e all'AMX. Alla fase di pre-sviluppo, durata per anni, sono stati devoluti 152 miliardi, poi c'era la fase prototipica per altri 937 miliardi, ancora in atto nel 1992. La fase di completamento era prevista dal 1995 e comportava altri 500 miliardi per un totale di 1.363 miliardi per quello che era un sistema molto avanzato ed ambizioso, ma anche decisamente costoso, arrivato molto fuori tempo massimo per le grandi operazioni convenzionali che nell'ottica della Guerra fredda avrebbe dovuto gestire.
 
I sistemi contraerei erano pure molto importanti. Erano presenti 4 reggimenti I-HAWK, continuamente ammodernati, ma oramai inevitabilmente piuttosto invecchiati, e un misto di cannoni da 40 mm e missili Stinger, oltre ai SIDAM. Il Nuovo Modello di Difesa richiedeva una forza di 3 reggimenti HAWK e 3 misti, formati in due casi da missili Skyguard/Aspide assieme ai cannoni da 40/70 mm per la difesa contraerei, e nell'altro caso da missili Stinger e SIDAM. Altre risorse erano la batteria di HAWK, quella di Skyguard, SIDAM, Stinger e due da 40 mm della scuola di artiglieria c.a di Sabaudia. I reggimenti delle varie specialità avrebbero pure avuto delle unità Stinger e SIDAM, a seconda dei casi.
 
Mentre il SAMP/T era ancora in lunga attesalontano, tipo non prima del 2004, per l'HAWK erano previsti miglioramenti nell'ambito di un consorzio europeo per questo missile, attivo da decenni nella NATO, con l'operazione 'HAWK Viability' per migliorarne l'efficacia e la mobilità oltre a rendere più economica la gestione. Per esempio si trattava di rimpiazzare il posto di comando batteria e quello della centrale operativo con un unico posto di comando unificato, o FDOC, di nuova concezione e più leggero oltre che modulare, capace di essere utilizzato anche per altri sistemi d'arma antiaerei come coordinamento, migliorando anche i radar di ricerca ad onda continua e gli illuminatori, sostituzione dei pesanti cavi dati con quelli leggeri telefonici. IL FDOC avrebbe dovuto essere integrato con il CATRIN e consentire con due o 3 consolle di eseguire tutte le operazioni tattiche base, con software commerciale a struttura aperta con linguaggio ADA, e contenuto il tutto in uno shelter mobile. Ma tutto questo avrebbe significato, da un lato rendere il sistema HAWK simile al PIP III americano, dall'altro un costo aggiuntivo (oltre ai tanti altri già sostenuti) di 160 miliardi, per ottenere la prima di 11 delle 22 batterie HAWK così modificate nel 1998, chiudendo questa fase nel 2000. In effetti l'E.I aveva aggiornato allo standard PIP I questo sistema missilistico, e dal 1990 aveva intrapreso l'aggiornamento al PIP II (con i costi formidabili di cui sopra), ma almeno inizialmente non ha ritenuto di dover sobbarcarsi pure l'aggiornamento PIP III oppure quello simile, di cui sopra. Senza quest'aggiornamento, le batterie HAWK sarebbero diventate rapidamente un problema come gestione dell'efficienza generale decadendo operativamente prima dell'arrivo degli ASTER/SAMP-T. Tuttavia, gli USA nel frattempo stavano radiando l'HAWK dai reparti dell'US Army (ma non dai Marines). Del resto disponendo del Patriot se lo potevano permettere. LE SAMP-T erano previste in 9 batterie per il Comando artiglieria C.A e 1 per la scuola d'artiglieria contraerea (SACA).
 
Quanto ai sistemi Skyguard/Aspide, le consegne erano iniziate nel 1994 a ritmi 'ridotti', ma già l'anno successivo divennero disponibili le 4 sezioni di fuoco per la batteria del SACA e le 8 del 18° Rgt Missili di Rimini, che quindi avrebbe avuto 2 batterie di tali missili, ma anche 2 batterie di cannoni da 40 mm. Se si fosse dimostrato valido, questo concetto si sarebbe replicato con il 17imo Reggimento, sennò si sarebbe riformato tutto con il 18° su 4 batterie missili e il 17° su 4 batterie da 40 mm. In effetti v'era ancora la necessità di capire se questo sistema misto fosse valido, nel contepo il 17° era da riequipaggiare già durante il 1996.
 
La storia poi ci ha detto che il 18° è diventato l'unico reggimento con gli Skyguard, raggruppando tutte le batterie di prima linea, mentre i cannoni da 40 non sarebbero andati lontano, messi successivamente in riserva. La manutenzione delle batterie sarebbe stata nel centro di Noceto, a Parma, che sarebbe stato attivo per tutte e tre le F.A.
 
Del missile Aspide si è sempre parlato molto bene come arma contraerei moderna, ma vanno puntualizzate alcune cose. Sebbene effettivamente progettato con tecnologie nazionali in tutti i settori principali (testata di guida monopulse in banda I, sistema di controllo di volo, testata di tipo moderno e motore potenziato della SNIA-BPD) di fatto è un 'clone' dello Sparrow, o almeno così si direbbe se fosse nato in Cina (dove in effetti è stato clonato sia lo Sparrow, che l'Aspide, rispettivamente come PL-10 e 11). In ogni caso la sua nascita è stata possibile dall'esperienza accumulata con lo Sparrow dalla stessa Selenia. Nonostante il layout aerodinamico e tecnico fosse, tecnologie a parte (cosa non tanto sorprendente, in fondo l'AIM-7E, è basicamente degli inizi anni '60), quasi uguale, nonostante che il primo sistema di lancio usato fosse il NATO Sea Sparrow (fregate 'Lupo'), per anni anche la stampa specializzata ne ha minimizzato la discendenza americana, ma ha parlato di somiglianze nate da 'specifiche, ingombri etc. compatibili', glissando sul fatto che con tali obiettivi in Francia è nato un ordigno del tutto diverso (il Super R.530).
 
Solo qualche anno fa è stata pubblicata una notizia importante, ovvero che la Selenia prima di cominciare a produrre l'Aspide, ha prodotto circa 1.000 missili Sparrow IIIE(N) su licenza per i clienti NATO<ref>Monografia Aerei sull'F-104, Aprile 2004</ref>, inclusi circa 200 per la Turchia (apparentemente per i 40 F-104S, ma al dunque, usati sopratutto dai Phantom), e la produzione terminò praticamente in contemporanea con l'inizio dell'attività sull'Aspide. Così come è sbagliato e riduttivo liquidare, come fa il sito FAS, l'Aspide come una versione su licenza dello Sparrow, anche sostenere la 'casualità' di somiglianze e per molti aspetti, tecnologie, dovute alle necessità dei vettori di lancio è decisamente fuori luogo e troppo 'agiografico' nei confronti della Selenia, che si è presa la briga di aggiornare radicalmente il disegno ma che non avrebbe potuto fare molto senza l'esperienza accumulata. Questo se non altro è facilmente considerabile visto che l'industria italiana, curiosamente, è partita subito a produrre un'arma a medio raggio, piuttosto sofisticata, mentre ha saltato totalmente i ben più semplici missili IR (vi fu un tentativo molti anni fa, il C7, ben presto dimenticato quando arrivarono i Sidewinder), visto che né i Sidewinder né gli Stinger sono mai stati prodotti su licenza in Italia. Un altro esempio sono i potenti razzi da 81 mm Medusa, che sono una realizzazione nazionale, ma che discende da precedenti armi svizzere prodotte su licenza (come lo Snora), acquisendo conoscenze ed esperienza per futuri progetti in proprio.
 
Anche il dispositivo di lancio, specie quello navale a otto celle del sistema Albatross, non è altro che una riedizione aggiornata del vecchio Mk 29 NATO Sea Sparrow. Per i tipi terrestri sono stati approntati lanciatori a 6 celle, sufficienti per la difesa da attacchi di saturazione di obiettivi a terra strategici. Ma certo, un conto sono i lanciamissili del sistema Spada, destinati alle basi aeree, un conto gli Skyguard, arma campale dell'esercito: definitivamente non l'optimum per una forza mobile. Del resto, lo Sparrow/Aspide non ha avuto molto successo in impieghi a terra (molto di più sulle navi, dato che la maggior parte delle fregate non può avere missili a medio-lungo raggio come gli Standard e si accontenta bene di quello che è il missile a corto raggio con la maggior gittata disponibile, anche superiore ai 20-25 km), e il modello Skyguard 'estero' si affida a un lanciatore quadruplo ben più snello e leggero, e anche così si tratta solo di un sistema di difesa statico. L'idea di abbinare cannoni e missili viene da qui, lo Skyguad della Contraves comprende missili Sea Sparrow e cannoni binati da 35 mm GDF (non disponibili in Italia, dove vi sono i rivali Bofors/Breda). La mobilità delle rampe degli Aspide non è probabilmente migliore di quella trinata degli HAWK, e la gittata e quota non è affatto paragonabile, anche se il missile è più adatto per le basse quote. Difficile capire perché la ricerca di una capacità anti-saturazione (più missili pronti) abbia indotto ad accettare un lanciatore decisamente pesante e privo di mobilità tattica significativa. L'Aspide non è schierabile in prima linea e nemmeno nelle immediate vicinanze, specie considerando il pericolo posto dalle artiglierie a lungo raggio (che sono forse il peggior nemico per quelle a.a.) e i lunghi tempi di messa in opera e disimpegno. La sua gittata è maggiore di quella dei sistemi analoghi stranieri come il Rapier, Roland e Crotale, ma data la mancanza di mobilità, le possibilità di reagire ad una minaccia a pelo d'alberi divengono inferiori rispetto a sistemi che si spingono fin sulla linea del fronte, e contro tali bersagli è del tutto aleatori sperare di ottenere un lock-on anche solo a 4-5 km (basta un albero per coprire il bersaglio). Per le quote più alte l'Aspide è superiore, ma non è capace delle prestazioni dell'HAWK, che si trova usualmente negli altri eserciti NATO per la difesa in quota e di obiettivi relativamente statici. Con una portata superiore ai 40 km, quest'ultimo può ingaggiare efficacemente qualunque aereo: i tipi modificati (non è chiaro come, forse con un booster più potente) sono diventati capaci persino di minacciare i MiG-25 da ricognizione, e gli ultimi tipi anche d'essere usati in funzione anti-balistica. Inoltre gli HAWK sono comparabili in portata con un aereo che porti l'attacco con missili anti-radar. Nel Golfo gli americani non erano costretti ad entrare nel raggio di tiro dei missili SA-3 e 6 per usare i loro HARM, lo stesso vale per gli Aspide, la cui portata, a seconda dei lotti e le quote, varia tra i 15 e i 25 km. Differentemente dai sistemi a corto raggio e similmente all'HAWK, l'Aspide ha bisogno sempre di un radar di scoperta e di tiro, per cui è facilmente rilevabile dagli apparati dei 'Wild Weasels', ma non ha nessun modo di 'scappare' una volta localizzato, né la portata per rispondere al fuoco, oltre a non poter ingaggiare, stando ai dati ufficiali, bersagli ad alta quota (oltre i 6.000 m). Inoltre è un sistema decisamente costoso rispetto ai normali SAM di difesa a corto raggio.
 
In ogni caso l'Aspide ha avuto molto successo con vendite per numerose marine, sopratutto se senza accesso ai missili Sea Sparrow dei tipi più recenti, e anche per la difesa di installazioni terrestri (Spagna, Kuwait e più di recente, Pakistan, sempre che l'attuale stato di guerra consenta il completamento dell'ordine), ma non nel caso dell'impiego aria-aria, rimasto confinato all'uso da parte degli F-104ASA (un interesse per i Viggen venne spento da varie cause, e adottati i missili Sky Flash dalle caratteristiche simili, forniti dagli inglesi, ma basati inizialmente sullo Sparrow E, con un motore molto meno potente). Questo malgrado l'avanzata tecnologia che lo caratterizzava in quegli anni, e la notevole affidabilità e precisione che ha dimostrato in circa 600 lanci di prova fino ad oggi, ma nel settore AAM non è riuscito a sfondare, malgrado la disponibilità del corrispondente AIM-7M sia arrivata solo diversi anni più tardi. Per le navi è diverso, la portata garantita da armi come lo Sparrow e l'Aspide quasi le rende capaci di una difesa d'area, più che solo la propria, il che è molto positivo se non ci si può permettere il costo di un apparato di lancio e controllo per gli Standard SM-1 e 2.
Per quello che riguarda il CATRIN, sistema di comando e integrazione delle operazioni dell'esercito, la fase di pre-sviluppo era datata 1984 con un finanziamento di 226 miliardi destinati anche all'EH-101 e all'AMX. Alla fase di pre-sviluppo, durata per anni, sono stati devoluti 152 miliardi, poi c'era la fase prototipica per altri 937 miliardi, ancora in atto nel 1992. La fase di completamento era prevista dal 1995 e comportava altri 500 miliardi per un totale di 1.363 miliardi per quello che era un sistema molto avanzato ed ambizioso, ma anche decisamente costoso, arrivato molto fuori tempo massimo per le grandi operazioni convenzionali che nell'ottica della Guerra fredda avrebbe dovuto gestire.
 
Il servizio iniziale venne ottenuto con le 4 'Lupo' dal 1977, e nella ventina d'anni successivi (ma il missile è ancora in produzione in lotti migliorati, e nel sistema ampiamente migliorato Aspide 2000) ne sono stati prodotti oltre 4.000. La versione IDRA era un tipo avanzato, con guida radar attiva, anche per impieghi aria-aria come l'Aspide Mk 2. Nessuna delle due ha fatto molta strada, l'Italia non è gli Stati Uniti e certi costi sono davvero notevoli da sostenere per armi tanto avanzate.
I sistemi contraerei erano pure molto importanti. Erano presenti 4 reggimenti I-HAWK, continuamente ammodernati ma oramai inevitabilmente piuttosto invecchiati, e un misto di cannoni da 40 mm e missili Stinger, oltre ai SIDAM. Il Nuovo Modello di Difesa richiedeva una forza di 3 reggimenti HAWK e 3 misti, formati in due casi da missili Skyguard/Aspide assieme ai cannoni da 40/70 mm per la difesa contraerei, e nell'altro caso da missili Stinger e SIDAM. Altre risorse erano la batteria di HAWK, quella di Skyguard, SIDAM, Stinger e due da 40 mm della scuola di artiglieria c.a di Sabaudia. I reggimenti delle varie specialità avrebbero pure avuto delle unità Stinger e SIDAM, a seconda dei casi.
 
InA ogniparte caso l'Aspide ha avuto molto successo con vendite per numerose marinequesto, sopratuttola seMarina senzaera accessointeressata aiall'epoca missiliad Seaalcune Sparrow dei tipi più recenti,batterie per la difesa didelle installazioni terrestri,della ma non nel caso dell'impiego aria-aria, rimasto confinato all'uso da parte degli F-104ASAMarina (un interesse per i Viggen venne spento da varie cause, e adottati i missili Sky Flash dalle caratteristiche simili, forniti dagli inglesi). Il servizio iniziale venne ottenuto con le 4 'Lupo' dal 1977, e nella ventina d'anni successivi (ma il missilelanciamissili è ancoraeffettivamente in produzione in lotti migliorati, e nel sistema ampiamente migliorato Aspide 2000) ne sono stati prodotti oltre 4.000. La versione IDRA era un tipo avanzato, con guida radar attiva, anchepresente per impieghi aria-aria come l'Aspide Mk 2. Nessuna delle due ha fatto molta strada, l'Italia non è gli Stati Uniti e certi costi sono davvero notevoli da sostenere per armi tanto avanzate. A parte questo, la Marinabatteria era interessata alld'epocaaddestramento addi alcune batterie per la difesa delle installazioni della MarinaTaranto). I costi degli Aspide non erano tuttavia 'proletari': le batterie per l'esercito erano preventivate, nel 1992, quasi 1000 miliardi, le 12 batterie Spada per l'Aeronautica arrivavano a qualcosa come 2048 mld, e dire che originariamente se ne preventivavano 20. Se si considera che il programma Patriot era stato originariamente preventivato in 20 batterie, con 160 lanciatori, 640 celle di lancio per i missili e 1280 armi (2 ricariche complete), il tutto a 5.500 mld, si comprende come le batterie di Spada non fossero a buon mercato, pur essendo armi a corto raggio e quindi di 2 categorie inferiore: 270 mld per batteria contro 150 (!) per gli 'economici' sistemi Spada. Il programma Patriot venne cancellato dopo la spesa di circa 50 mld, lo Spada continuò il programma d'acquisizione sia pure decurtato. Sebbene le capacità di difesa aerea degli Spada è buona per ingaggiare bersagli difficili e a bassa quota, non ha minimamente le capacità d'ingaggio a lungo raggio, alta quota e ingaggio antimissili balistici dei Patriot. Nondimeno, anche escludendo la Marina (e le relative batterie imbarcate) e i missili dell'aviazione, il programma per i missili Aspide sia dell'E.I che dell'AMI veniva a costare circa 3.000 mld, quasi come l'abortito programma Patriot, la cui cancellazione è stata motivo di innumerevoli problemi e dibattiti per la paura della nuova minaccia, che non si chiama più 'attacchi aerei a bassa quota' ma missili balistici tattici e strategici, contro i quali l'unica risposta era il Patriot (nemmeno l'ASTER era stato inizialmente pensato come arma antibalistica). Così il megaprogramma per i missili Aspide non ha portato affatto giovamento alla sicurezza complessiva dell'Italia: se non altro l'idea di comprare batterie Aspide anche dalla Marina è poi tramontata. Difficile non vedere, comunque, una politica di 'sostegno all'industria' della difesa nazionale, che in Italia è stata sempre protetta al meglio possibile. Ma che le priorità siano state bizzarre, specialmente per il programma dell'esercito arrivato dopo quello dell'AMI, è piuttosto evidente dato che i soldi non potevano bastare per tutti questi immani programmi multimiliardari.
Mentre il SAMP/T era ancora in lunga attesa, tipo non prima del 2004, per l'HAWK erano previsti miglioramenti nell'ambito di un consorzio europeo per questo missile, attivo da decenni nella NATO, con l'operazione 'HAWK Viability' per migliorarne l'efficacia e la mobilità oltre a rendere più economica la gestione. Per esempio si trattava di rimpiazzare il posto di comando batteria e quello della centrale operativo con un unico posto di comando unificato, o FDOC, di nuova concezione e più leggero oltre che modulare, capace di essere utilizzato anche per altri sistemi d'arma antiaerei come coordinamento, migliorando anche i radar di ricerca ad onda continua e gli illuminatori, sostituzione dei pesanti cavi dati con quelli leggeri telefonici. IL FDOC avrebbe dovuto essere integrato con il CATRIN e consentire con due o 3 consolle di eseguire tutte le operazioni tattiche base, con software commerciale a struttura aperta con linguaggio ADA, e contenuto il tutto in uno shelter mobile. Ma tutto questo avrebbe significato, da un lato rendere il sistema HAWK simile al PIP III americano, dall'altro un costo aggiuntivo (oltre ai tanti altri già sostenuti) di 160 miliardi, per ottenere la prima di 11 delle 22 batterie HAWK così modificate nel 1998, chiudendo questa fase nel 2000. In effetti l'E.I aveva aggiornato allo standard PIP I questo sistema missilistico, e dal 1990 aveva intrapreso l'aggiornamento al PIP II (con i costi formidabili di cui sopra), ma almeno inizialmente non ha ritenuto di dover sobbarcarsi pure l'aggiornamento PIP III oppure quello simile, di cui sopra. Senza quest'aggiornamento, le batterie HAWK sarebbero diventate rapidamente un problema come gestione dell'efficienza generale decadendo operativamente prima dell'arrivo degli ASTER/SAMP-T. Tuttavia, gli USA nel frattempo stavano radiando l'HAWK dai reparti dell'US Army (ma non dai Marines). Del resto disponendo del Patriot se lo potevano permettere. LE SAMP-T erano previste in 9 batterie per il Comando artiglieria C.A e 1 per la scuola d'artiglieria contraerea (SACA).
 
I cannoni da 40 mm Bofors, prodotti su licenza dalla Breda, erano disponibili in oltre 250 esemplari; dotato di un radar di controllo del tiro della batteria e di congegni ottici, era un buon sistema tecnicamente parlando, ma piuttosto obsoleto in alcuni componenti base. Era previsto di ridurre del 70% il totale in servizio da 250 a 70 esemplari in servizio, ma aggiornati per i reggimenti antiaerei con le loro 4 batterie. I sistemi sono stati davvero aggiornati, ma poi sono finiti nei depositi nell'arco di qualche anno. L'Arsenale di Piacenza nel frattempo produsse un semovente con un processo di 'taglia e incolla': prese uno scafo di un Leopard 1 e ci installò sopra un cannone Bofors. Perché? Perché era necessario, nel limite di quanto disponibile, ottenere un veicolo capace di difendere in maniera mobile e a medio raggio i reparti corazzati. L'idea era quindi quella di usare i mezzi in eccesso, sia cannoni che carri, ottenendo questo ibrido. Anche i sistemi di controllo del tiro erano stati resi mobili: il radar Contravers LPD-20 sarebbe stato montato su di un M113, mentre la centralina di tiro CT/40 MIR sarebbe stata sostituita, data l'obsolescenza, con un nuovo sistema. Ogni 4 semoventi da 40 mm sarebbe stata fornita, su M113, una centrale radar di tiro con il radar summenzionato e la capacità di dirigere il tiro dei 4 cannoni semoventi.
Quanto ai sistemi Skyguard/Aspide, le consegne erano iniziate nel 1994 a ritmi ridotti, ma già l'anno successivo erano disponibili le 4 sezioni di fuoco della batteria del SACA e le 8 del 18° Rgt Missili di Rimini, che quindi avrebbe avuto 2 batterie di tali missili, ma anche 2 batterie di cannoni da 40 mm. Se si fosse dimostrato valido questo concetto, si sarebbe replicato con il 17imo Reggimento, sennò si sarebbe riformato tutto con il 18° su 4 batterie missili e il 17° su 4 batterie da 40 mm. In effetti v'era ancora la necessità di capire se questo sistema a doppia 'anima' fosse valido, mentre il 17° era da riequipaggiare già durante il 1996. La storia poi ci ha detto che il 18° è diventato l'unico reggimento con gli Skyguard raggruppando tutte le batterie di prima linea, mentre i cannoni da 40 non sarebbero andati lontano. La manutenzione delle batterie sarebbe stata nel centro di Noceto, a Parma, che sarebbe stato attivo per tutte e tre le F.A. Del missile Aspide si è sempre parlato molto bene come arma contraerei moderna, ma vanno puntualizzate alcune cose. Sebbene effettivamente progettato con tecnologie nazionali in tutti i settori principali (testata di guida monopulse in banda I, sistema di controllo di volo, testata di tipo moderno e motore potenziato della SNIA-BPD) di fatto è un 'clone' dello Sparrow, o almeno così si direbbe se fosse nato in Cina (dove in effetti è stato clonato sia lo Sparrow, che l'Aspide, come PL-10 e 11). Ma di fatto la sua nascita è stata possibile dall'esperienza accumulata con lo Sparrow dalla stessa Selenia. Nonostante il layout aerodinamico e tecnico fosse, tecnologie a parte (cosa non tanto sorprendente, in fondo era un missile, l'AIM-7E, basicamente degli inizi anni '60 al massimo), quasi uguale, nonostante che il primo sistema di lancio usato fosse il NATO Sea Sparrow come quello delle fregate 'Lupo', per anni anche la stampa specializzata ha minimizzato la discendenza dall'altro, ma ha parlato spesso di somiglianze nate da 'specifiche, ingombri etc. compatibili'. Solo qualche anno fa è stata pubblicata una notizia, ovvero che la Selenia prima di cominciare a produrre l'Aspide, ha prodotto circa 1000 missili Sparrow su licenza. Così come è sbagliato e riduttivo liquidare, come fa il sito FAS, l'Aspide come una versione su licenza dello Sparrow, anche sostenere la 'casualità' di somiglianze e per molti aspetti, tecnologie, dovute alle necessità dei vettori di lancio è decisamente fuori luogo e troppo 'agiografico' nei confronti della Selenia, che si è presa la briga di aggiornare radicalmente il disegno ma che non avrebbe potuto fare molto senza l'esperienza accumulata. Questo se non altro è facilmente considerabile visto che l'industria italiana, curiosamente, è partita subito a produrre un'arma a medio raggio, piuttosto sofisticata, mentre ha saltato totalmente i ben più semplici missili IR (vi fu un tentativo molti anni fa, il C7, ben presto dimenticato quando arrivarono i Sidewinder), visto che né i Sidewinder né gli Stinger sono mai stati prodotti su licenza in Italia. Anche il dispositivo di lancio, specie quello navale a otto celle chiamato Albatross, non è altro che una riedizione aggiornata del vecchio sistema ottuplo Mk 29 NATO Sea Sparrow. Per i tipi terrestri sono stati approntati lanciatori a 6 celle, sufficienti per la difesa da attacchi di saturazione di obiettivi a terra strategici. Ma certo, un conto sono i lanciamissili del sistema Spada, destinati alle basi aeree, un conto i lanciamissili Skyguard con il compito di arma campale dell'esercito: definitivamente non l'optimum per una forza mobile. Del resto, lo Sparrow/Aspide non ha avuto molto successo in impieghi a terra (molto di più sulle navi, dato che la maggior parte delle fregate non può avere missili a medio-lungo raggio come gli Standard e si accontenta bene di quello che è il missile a corto raggio con la maggior gittata disponibile, anche superiore ai 20-25 km), e il modello Skyguard 'estero' si affida, proprio per la maneggevolezza migliore, a un lanciatore quadruplo e anche così è solo un sistema di difesa statico. L'idea di abbinare cannoni e missili viene da qui, lo Skyguad della Contraves comprende missili Sea Sparrow e cannoni binati da 35 mm GDF (non disponibili in Italia, dove vi sono i rivali Bofors/Breda). La mobilità delle rampe degli Aspide non è probabilmente migliore di quella trinata degli HAWK, specie nei tipi più recenti, e la gittata e quota non è affatto paragonabile, anche se il missile è più adatto per le basse quote.
 
Il Generale Vozza definì come una soluzione 'all'israeliana' questa soluzione, intendendo con questo una soluzione ingegnosa con quanto disponibile. In realtà sarebbe meglio definirla come una soluzione 'all'italiana' ovvero poco, male e troppo tardi. Che questa soluzione fosse fasulla, se ne accorsero poi, qualche anno dopo. Così il prototipo è rimasto tale. Movimentare un singolo cannone da 40 mm in una torretta aperta senza sistemi di controllo del tiro moderni, utilizzando uno scafo di carro medio con motore da 840 hp era decisamente irrazionale. Ma nondimeno, l'esigenza di 60-80 cannoni c'era e ci si potrebbe chiedere come sia stato possibile che l'OTOMATIC sia stato considerato (come il Gepard prima di esso) troppo costoso per l'E.I. Eppure, i numeri da costruire non erano molto alti e se questo si poteva prevedere un costo elevato, è anche vero che difficilmente avrebbe raggiunto il costo del programma SIDAM . Questo era in fase di completamento entro il 1996, per un totale di 275 mezzi, basati su di una torretta che aveva 4 cannoni su scafo M113. Si tratta di un numero altissimo per le esigenze dell'E.I, e anzi era addirittura, in origine, destinato ad essere prodotto in 350 esemplari. Quindi di semoventi d'artiglieria non ci sarebbe certo stata carenza. La riduzione dei reparti dell'E.I è stata tale da rendere anche così necessario passare da 12 sistemi a ben 16 per batteria di tiro, riducendo l'esubero a 32 soli sistemi destinati alle scorte. Questo avrebbe dovuto comportare la presenza di circa 15 batterie, ciascuna delle quali in realtà era praticamente un gruppo (p.es. 2 batterie da 8 pezzi sarebbero state l'equivalente). In effetti erano previste 9 di queste ipertrofiche batterie per i reggimenti di ogni brigata corazzata, meccanizzata e blindata; 3 batterie per il supporto dei comandi divisionali, una alla SACA e due al Comando dell'Artiglieria C/a. Oltre a questi sistemi si sarebbero dovuti aggiungere i mezzi portamunizioni, in ragione di uno per ogni due SIDAM. E questo si significa 420 veicoli. Il costo complessivo era al 1992, stabilito in 800 miliardi di lire. Difficile pensare che con questa somma non si potesse affrontare il programma OTOMATIC, o che quest'ultimo non fosse sostituibile allo Skyguard/Aspide. In somma, l'E.I è rimasto carente di mezzi contraerei mobili, pur avendo parecchi sistemi statici. Ha scartato il Gepard per la lotta c.a per il costo sestuplo rispetto al Leopard 1. Poi v'é stato il programma OTOMATIC, che però è stato considerato troppo costoso, mentre poco dopo è stato fatto il programma SIDAM parimenti molto costoso, per centinaia di mezzi che tuttavia non ha soddisfatto tanto da ridursi poi a mettere insieme parti 'da buttare' per il semovente da 40 mm su scafo Leopard, e che nondimeno è stato presto rottamato per manifesta inutilità. Visto che i costi per aggiornare o comprare sistemi contraerei sono stati comunque altissimi, non si capisce bene perché non si è riusciti a comprare gli OTOMATIC che pure erano considerati tanto necessari, al posto di qualcos'altro evidentemente meno indispensabile.
In ogni caso l'Aspide ha avuto molto successo con vendite per numerose marine, sopratutto se senza accesso ai missili Sea Sparrow dei tipi più recenti, per la difesa di installazioni terrestri, ma non nel caso dell'impiego aria-aria, rimasto confinato all'uso da parte degli F-104ASA (un interesse per i Viggen venne spento da varie cause, e adottati i missili Sky Flash dalle caratteristiche simili, forniti dagli inglesi). Il servizio iniziale venne ottenuto con le 4 'Lupo' dal 1977, e nella ventina d'anni successivi (ma il missile è ancora in produzione in lotti migliorati, e nel sistema ampiamente migliorato Aspide 2000) ne sono stati prodotti oltre 4.000. La versione IDRA era un tipo avanzato, con guida radar attiva, anche per impieghi aria-aria come l'Aspide Mk 2. Nessuna delle due ha fatto molta strada, l'Italia non è gli Stati Uniti e certi costi sono davvero notevoli da sostenere per armi tanto avanzate. A parte questo, la Marina era interessata all'epoca ad alcune batterie per la difesa delle installazioni della Marina. I costi degli Aspide non erano tuttavia 'proletari': le batterie per l'esercito erano preventivate, nel 1992, quasi 1000 miliardi, le 12 batterie Spada per l'Aeronautica arrivavano a qualcosa come 2048 mld, e dire che originariamente se ne preventivavano 20. Se si considera che il programma Patriot era stato originariamente preventivato in 20 batterie, con 160 lanciatori, 640 celle di lancio per i missili e 1280 armi (2 ricariche complete), il tutto a 5.500 mld, si comprende come le batterie di Spada non fossero a buon mercato, pur essendo armi a corto raggio e quindi di 2 categorie inferiore: 270 mld per batteria contro 150 (!) per gli 'economici' sistemi Spada. Il programma Patriot venne cancellato dopo la spesa di circa 50 mld, lo Spada continuò il programma d'acquisizione sia pure decurtato. Sebbene le capacità di difesa aerea degli Spada è buona per ingaggiare bersagli difficili e a bassa quota, non ha minimamente le capacità d'ingaggio a lungo raggio, alta quota e ingaggio antimissili balistici dei Patriot. Nondimeno, anche escludendo la Marina (e le relative batterie imbarcate) e i missili dell'aviazione, il programma per i missili Aspide sia dell'E.I che dell'AMI veniva a costare circa 3.000 mld, quasi come l'abortito programma Patriot, la cui cancellazione è stata motivo di innumerevoli problemi e dibattiti per la paura della nuova minaccia, che non si chiama più 'attacchi aerei a bassa quota' ma missili balistici tattici e strategici, contro i quali l'unica risposta era il Patriot (nemmeno l'ASTER era stato inizialmente pensato come arma antibalistica). Così il megaprogramma per i missili Aspide non ha portato affatto giovamento alla sicurezza complessiva dell'Italia: se non altro l'idea di comprare batterie Aspide anche dalla Marina è poi tramontata. Difficile non vedere, comunque, una politica di 'sostegno all'industria' della difesa nazionale, che in Italia è stata sempre protetta al meglio possibile. Ma che le priorità siano state bizzarre, specialmente per il programma dell'esercito arrivato dopo quello dell'AMI, è piuttosto evidente dato che i soldi non potevano bastare per tutti questi immani programmi multimiliardari.
 
Poi v'é stato il programma OTOMATIC, che però è stato considerato troppo costoso, mentre poco dopo è stato fatto il programma SIDAM parimenti molto costoso dati i numeri in gioco, centinaia di mezzi, che tuttavia non ha soddisfatto tanto da ridursi poi a mettere insieme parti 'da buttare' per il semovente da 40 mm su scafo Leopard, e che nondimeno è stato presto rottamato per manifesta inutilità. Visto che i costi per aggiornare o comprare sistemi contraerei sono stati comunque altissimi, non si capisce bene perché non si è riusciti a comprare gli OTOMATIC che pure erano considerati tanto necessari, al posto di qualcos'altro evidentemente meno indispensabile. Di fatto, da un lato si è arrivati a quasi un semovente a.a. per ogni carro armato (con le riduzioni degli anni '90, prima erano previsti uno ogni 4 carri), ma proprio il sistema che era maggiormente carente, un semovente a.a. altamente mobile ed efficace, è stato anche l'unico a non essere ordinato. Da un lato la potenza degli Aspide, dall'altro il numero dei SIDAM, ma nessuno dei due ha soddisfatto se poi si è ritenuto che, in attesa dell'OTOMATIC, si dovessero modificare gli scafi Leopard con il vecchio L70 in postazione blindata. Alla fine, inevitabilmente, la considerazione che i costi di uno scafo da 830 hp per un cannone singolo da 40 mm ha portato ad abbandonare tutto. Anche più paradossale è il fatto che l'OTOMATIC è apparso prima del SIDAM, e quindi era temporalmente avvantaggiato su di esso. In effetti era simile per tempistica e capacità al Tunguska sovietico, anche se impostato diversamente. Il SIDAM era invece impostato sullo stesso criterio dello Shilka, ma entrò in linea assieme al Tunguska. Ma il SIDAM non aveva capacità ognitempo e non l'ha ottenuta, almeno in proprio, nemmeno dopo. Con ogni probabilità non avrebbe potuto abbattere un bersaglio come il Tornado dell'AMI annientato da uno Shilka il 19 gennaio 1991. I mezzi francesi analoghi, con torrette a.a., hanno solo 2 armi, ma vi abbinano un radar di ricerca e di tiro, ottenendo un equilibrio maggiore tra potenza di fuoco e capacità di ingaggio, non puoi colpire quello che non vedi. Anche più interessante sarebbe capire come mai le armi del SIDAM siano state quelle da 570 c.min. Se il problema era il volume di fuoco, si sarebbero potute scegliere le più potenti Oerlikon da 25 mm che già hanno equipaggiato un'altra torretta quadrinata, quella del Seaguard CIWS, e capaci di 800 c.min. Questo avrebbe dato 1.600 colpi al minuto anziché 2.300, con il vantaggio di trovare spazio per il radar di bordo (come il Contraves Shorar, un ottimo prodotto usato per esempio sull'ADATS). I SIDAM sono stati convertiti, come detto altrove, da M113 modificati con la nuova torretta. Un criterio in economia, ma che avrebbe potuto essere replicato anche con la torretta dell'OTOMATIC, facilmente adattabile anche agli scafi Leopard 1 radiati. Insomma, una gestione ben poco razionale della componente a.a. campale, pur con programmi molto costosi portati avanti anche dopo la fine della Guerra fredda.
I cannoni da 40 mm Bofors, prodotti su licenza dalla Breda, erano disponibili in oltre 250 esemplari; dotato di un radar di controllo del tiro della batteria e di congegni ottici, era un buon sistema tecnicamente parlando, ma piuttosto obsoleto in alcuni componenti base. Era previsto di ridurre del 70% il totale da 250 a 70 esemplari in servizio, ma aggiornati per i reggimenti antiaerei con le loro 4 batterie. I sistemi sono stati davvero aggiornati, ma poi sono finiti nei depositi nell'arco di qualche anno. L'Arsenale di Piacenza nel frattempo produsse un semovente con un processo di 'taglia e incolla': prese uno scafo di un Leopard 1 e ci installò sopra un cannone Bofors. Perché? Perché era necessario, nel limite di quanto disponibile, ottenere un veicolo capace di difendere in maniera mobile e a medio raggio i reparti corazzati. L'idea era quindi quella di usare i mezzi in eccesso, sia cannoni che carri, ottenendo questo ibrido. Anche i sistemi di controllo del tiro erano stati resi mobili: il radar Contravers LPD-20 sarebbe stato montato su di un M113, mentre la centralina di tiro CT/40 MIR sarebbe stata sostituita, data l'obsolescenza, con un nuovo sistema. Ogni 4 semoventi da 40 mm sarebbe stata fornita, su M113, una centrale radar di tiro con il radar summenzionato e la capacità di dirigere il tiro dei 4 cannoni semoventi.
 
Di recente l'idea dell'OTOMATIC (ovvero un 76 mm mobile per la difesa terrestre) è stata rispolverata, ma le condizioni sono cambiate e i bersagli oramai sono diventati razzi e proiettili di mortaio sparati dai soliti guerriglieri. Se un CIWS è senz'altro una soluzione ragionevole per la difesa di una costosa nave da un missile, e un cacciabombardiere o un elicottero armato restano obiettivi più che appetibili, usare un sistema del genere su larga scala, contro simili bersagli è molto opinabile (tanto che nemmeno gli israeliani l'hanno fatto nella misura necessaria) e molto costoso. Oltretutto, mentre le salve di missili antinave arrivano con 1-4 armi alla volta, un mortaio da 81/82 mm può esplodere anche 15-20 colpi al minuto. Intercettarli tutti è pressoché impossibile, specie se poi si tratta di intere sezioni di mortai (2-3 armi) a sparare in contemporanea. Con 50 colpi pronti al tiro si potrebbero anche abbattere 10-20 colpi, ma senza evitare tutti gli altri. Inoltre i proiettili da 76 mm moderni costano molto (qualche migliaio di dollari) e così, per evitare danni magari del tutto marginali, si spenderebbe una quantità di denaro enorme, del tutto spropositata rispetto all'obiettivo. Il futuro ci dirà se questi sistemi, attualmente in sviluppo (in alternativa ad armi come i cannoni-laser o i CIWS a corto raggio tipo Phalanx) avranno un futuro.
Il Generale Vozza definì come una soluzione 'all'israeliana' questa soluzione, intendendo con questo una soluzione ingegnosa con quanto disponibile. In realtà sarebbe meglio definirla come una soluzione 'all'italiana' ovvero poco, male e troppo tardi. Che questa soluzione fosse fasulla, se ne accorsero poi, qualche anno dopo. Così il prototipo è rimasto tale. Movimentare un singolo cannone da 40 mm in una torretta aperta senza sistemi di controllo del tiro moderni, utilizzando uno scafo di carro medio con motore da 840 hp era decisamente irrazionale. Ma nondimeno, l'esigenza di 60-80 cannoni c'era e ci si potrebbe chiedere come sia stato possibile che l'OTOMATIC sia stato considerato (come il Gepard prima di esso) troppo costoso per l'E.I. Eppure, i numeri da costruire non erano molto alti e se questo si poteva prevedere un costo elevato, è anche vero che difficilmente avrebbe raggiunto il costo del programma SIDAM . Questo era in fase di completamento entro il 1996, per un totale di 275 mezzi, basati su di una torretta che aveva 4 cannoni su scafo M113. Si tratta di un numero altissimo per le esigenze dell'E.I, e anzi era addirittura, in origine, destinato ad essere prodotto in 350 esemplari. Quindi di semoventi d'artiglieria non ci sarebbe certo stata carenza. La riduzione dei reparti dell'E.I è stata tale da rendere anche così necessario passare da 12 sistemi a ben 16 per batteria di tiro, riducendo l'esubero a 32 soli sistemi destinati alle scorte. Questo avrebbe dovuto comportare la presenza di circa 15 batterie, ciascuna delle quali in realtà era praticamente un gruppo (p.es. 2 batterie da 8 pezzi sarebbero state l'equivalente). In effetti erano previste 9 di queste ipertrofiche batterie per i reggimenti di ogni brigata corazzata, meccanizzata e blindata; 3 batterie per il supporto dei comandi divisionali, una alla SACA e due al Comando dell'Artiglieria C/a. Oltre a questi sistemi si sarebbero dovuti aggiungere i mezzi portamunizioni, in ragione di uno per ogni due SIDAM. E questo si significa 420 veicoli. Il costo complessivo era al 1992, stabilito in 800 miliardi di lire. Difficile pensare che con questa somma non si potesse affrontare il programma OTOMATIC, o che quest'ultimo non fosse sostituibile allo Skyguard/Aspide. In somma, l'E.I è rimasto carente di mezzi contraerei mobili, pur avendo parecchi sistemi statici. Ha scartato il Gepard per la lotta c.a per il costo sestuplo rispetto al Leopard 1. Poi v'é stato il programma OTOMATIC, che però è stato considerato troppo costoso, mentre poco dopo è stato fatto il programma SIDAM parimenti molto costoso, per centinaia di mezzi che tuttavia non ha soddisfatto tanto da ridursi poi a mettere insieme parti 'da buttare' per il semovente da 40 mm su scafo Leopard, e che nondimeno è stato presto rottamato per manifesta inutilità. Visto che i costi per aggiornare o comprare sistemi contraerei sono stati comunque altissimi, non si capisce bene perché non si è riusciti a comprare gli OTOMATIC che pure erano considerati tanto necessari, al posto di qualcos'altro evidentemente meno indispensabile.
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Per la difesa contraerea a cortissimo raggio oramai erano presenti gli Stinger, missili SAM portatili che, come armi da guerriglia, hanno rappresentato un cambiamento notevole, contribuendo per esempio a far perdere ai sovietici la guerra in Afghanistan. Ve n'erano 150 lanciatori a metà anni '90, ma questo non era considerato ancora sufficiente: il NMD prevedeva di far passare il totale dei lanciatori da 4 a 8 nei reggimenti di cavalleria, da 12 a 16 nelle brigate e del 121° Rgt C.a di Bologna, per un totale di oltre 230. Altri erano previsti per l'autodifesa degli elicotteri dell'AVES. Nondimeno, dati i tagli erano tali che difficilmente un numero tanto alto di missili sarebbe stato comprato. Il parco dei missili Stinger era tale da mantenere le esigenze addestrative fino al 2000, ma per i livelli minimi di armi disponibili era necessario comprare altri missili dal 1998, possibilmente del tipo RPM, riprogrammabili per garantire maggiori capacità e resistenza alle ECM. Questa versione potrebbe garantire una copertura tale che una batteria di 4 lanciamissili potrebbe assicurare la stessa efficacia di una con 8 posti di lancio, grazie ad una portata utile maggiore.
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