Differenze tra le versioni di "Claude Monet ad Argenteuil"

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Il fascino di quest'opera è la quotidianità che Monet riesce a fissare sulla tela. Nel giardino di casa Aubry appare in primo piano sulla sinistra il figlio Jean, mentre gioca sul prato con le costruzioni di legno, all'ombra di un albero; di fronte a Jean, al centro del quadro, c'è un carrello e un tavolo ancora apparecchiato di una colazione conclusa si da poco. Sopra il tavolo sui rami dell'albero, vi è un cappello color paglia con un nastro nero. Accostata al tronco dell'albero, sulla destra, una panchina con sopra una borsa ed un parasole. Taglia il dipinto in tre pianti di profondità un fascio di luce, che mette in evidenza un cespuglio di rose rosse. Nel piano di fondo in ombra, la casa con cespugli fioriti e a destra Camille e una signora. Il dipinto nel suo insieme è luminoso e grazie al contrasto dei complementari, come il cespuglio di rose rosse, riesce a far emergere dalla tela varie parti, armonizzandole tra loro. È ammirabile la capacità che Monet ha nel rendere le superfici trasparenti con pochi tratti di colore, come i bicchieri ancora pieni sul tavolo e sul carrello.
 
[[File:Claude_Monet_037.jpg|250px|thumb|right|Papaveri ad Argenteuil [N. Cat.274]]]La stessa atmosfera serena torna nel paesaggio ''Papaveri ad Argenteuil'' [N. Cat.274]. Camille con Jean, in primo piano sulla destra, ed una signora con un bambino, sulla collina in alto a sinistra, sono immersi nel contrasto dei colori complementari del rosso e del verde. In questo dipinto si nota immediatamente una caratteristica dell'impressionismo, quella di alzare notevolmente la linea dell'orizzonte creando un ribaltamento del primo piano in avanti. Il primo piano viene tagliato diagonalmente dalla linea che si crea tra i personaggi, da sinistra verso destra e dall'alto verso il basso. "Qui viene confermato ancora una volta, che il rapporto di Monet con i fenomeni legati agli effetti cromatici nasceva da un'intensa osservazione della natura e non, come spesso è stato affermato, dalla conoscenza delle teorie coloristiche del diciannovesimo secolo" afferma Karin Sagner-Düchting <ref>[[w:Karin Sagner-Düchting|Karin Sagner-Düchting]]: Monet, [[w:Casa Editrice Taschen|Casa Editrice Taschen]], 1994, pag. 72</ref>.
 
[[File:Claude_Monet_008.jpg|250px|thumb|left|Bulevard des Capucines [N. Cat.293]]]Oltre Argenteuil, Monet, dipinse la Normandia e Le Havre, tra cui un dipinto di Le Havre farà molto parlare, ''Impressione, sole nascente'' [N. Cat.263]. Alla fine del 1873 dallo studio di Nadar, al secondo piano di un'immobile situato tra rue Daunou e i grandi bulevard, Monet realizza delle vedute dall'alto, ''Bulevard des Capucines'' [N. Cat.293] è fra questi dipinti.
[[File:Charbonniers.gif|350px|thumb|left|Gli scaricatori di carbone [N. Cat.364]]]Un altro dipinto che viene realizzato in questo periodo è ''Gli scaricatori di carbone'' [N. Cat.364], che contrariamente a quanto è stato scritto non fu dipinto ad Argenteuil, ma al ponte carrabile di Asnières sulla riva destra della Senna, quella di Parigi. Monet poté osservare dal treno per Argenteuil, i portatori che caricavano le fabbriche del gas di Clichy, di carbone. Un giorno vi ritorna per fissare sulla tela l'allucinante movimento dei trasportatori. Monet con questo dipinto riesce ad esprimere il degrado e la disperazione della macchinizzazione del lavoro degli operai, che camminano su delle passerelle tra le imbarcazioni cariche di carbone e la fabbrica sulla sponda del fiume. Il dipinto ha la linea dell'orizzonte molto alta e il poco cielo visibile è coperto da un'arcata del ponte carrabile, con sopra carrozze e personaggi che lo percorrono. Nel dipinto Monet adotta una tavolozza scura per aumentare la sensazione d'abbandono all'industrializzazione, i personaggi sono resi con veloci pennellate di colore scuro, rendendo solo la sagoma del corpo. Le imbarcazioni cariche di carbone hanno delle rifiniture di colore chiaro che le fanno emergere da dipinto.
 
[[File:Claude_Monet_012.jpg|200px|thumb|left|Passeggiata, donna con ombrello [N. Cat.381]]][[File:Claude_Monet_023.jpg|200px|thumb|right|Donna con ombrello [N. Cat.382]]]In questo periodo Camille e Jaen posano per vari dipinti tra cui ''Passeggiata, donna con ombrello'' [N. Cat.381], il cui tema verrà riproposto più volte, e ''La Giapponese'' [N. Cat.387], che sarà ultimata l'anno successivo.
 
L'Europa venne a contatto con la cultura e l'arte giapponese solo nella metà dell'ottocento, quando il Giappone apre le frontiere al commercio internazionale. Nel 1862 venne aperta a Parigi, in rue de Rivoli, La Porte Chinoise, dove si poteva acquistare stampe ed oggettistica dell'artigianato artistico giapponese. Vi si recavano pittori dell'avanguardia come Monet, Manet, Degas, [[w:James_Abbott_McNeill_Whistler|Whistler]] o [[w:Henri_Fantin-Latour|Fantin-Latour]], ma anche i letterati divennero loro clienti come [[w:Charles_Baudelaire|Baudelaire]], Zola o i fratelli [[w:Jules_de_Goncourt|Edmond e Jules de Ganciurt]] i quali, oltre che introdurre nei loro romanzi tematiche orientaleggianti, contribuirono, con monografie e testi su artisti giapponesi, ad approfondire la cultura orientale.
 
Anche l'Esposizione Universale del 1867 aveva offerto un'ottima opportunità di contatto con la cultura orientale. Gli artisti iniziarono a collezionare xilografie, oggetti ornamentali, kimono, ventagli, ceramiche e paraventi decorati. Il rapporto di Monet con il Giappone culminò con la creazione di un giardino alla giapponese a Giverny e con una collezione di stampe giapponesi. Monet racconta la scoperta e l'acquisto delle prime stampe giapponesi nel 1852 a sedici anni, ma l'unico riferimento storico attendibile è nell'acquisto di un gruppo di stampe a Zaandam, nel 1871, dove un commerciante di porcellane le utilizzava per avvolgere la merce.
 
Ricostruendo la storia generale dell'impressionismo, l'avvenimento più importante del 1875 è la vendita pubblica del 24 marzo, destinata a sostituire la mostra del gruppo, non potendo organizzarla. [[w:Berthe_Morisot|Berthe Morisot]], Sisley e Monet risposero favorevolmente a Renoir, che fu l'organizzatore della vendita pubblica. Gli artisti esposero centosessantatre opere all'Hôtel Drouot grazie all'interessamento di M. Charles Pillet, con Durand-Ruel che funse da esperto. La mostra infinitamente più omogenea, che del 1874, provocò, nel pubblico, reazioni ostili di tale violenza che bisognò ricorrere alla polizia per mettere ordine. Spersi nella folla si trovavano anche molti sostenitori: Blémont, Rouart, Charpentier, Hoschedé, Dollfus, Hecht, Arosa. I prezzi sono deludenti: il più alto, 480 franchi, è pagato dal generoso Hoschedé per un'opera di Berthe Morisot.
 
I prezzi sono deludenti: il più alto, 480 franchi, è pagato dal generoso Hoschedé per un'opera di Berthe Morisot.
 
L'"utile netto" registrato sul libro dei conti di Monet è di 2.825 franchi, riguarda unicamente le tele che il pittore non fu costretto a riacquistare, sia direttamente, sia grazie agli uffici di Durand-Ruel.
 
I primi mesi del 1876 sono segnati da due avvenimenti: l'incontro di Monet con Chocquet e la seconda mostra del gruppo.
 
Nell'occasione di una visita di Cézanne, ad Argenteuil, all'inizio di febbraio, Chocquet acquistò uno schizzo ed un pastello al prezzo di centoventi franchi. Bisogna aspettare fino al 1878 per rincontrare sul libro dei conti di Monet, un acquisto di Chocquet per cinquanta franchi. Sicuramente Chocquet non fu un sostenitore di Monet, le sue preferenze andavano ad altri. Tutta via è dalla finestra dell'appartamento di Chocquet, al n°198 di rue de Rivoli, che Monet dipinse quattro vedute delle Tuileries [N. Cat. 401 - 404]. Nel dipinto ''Le Tuileries'' [N. Cat. 401] si vede il panorama parigino in una tipica giornata di sole invernale, che invoglia la gente a passeggiare nei giardini aristocratici di Parigi. I colori sono molto luminosi e adotta il caratteristico contrasto dei complementari e la linea dell'orizzonte molto alto. Sulla sinistra vi è un edificio che occupa l'angolo in alto e l'intero dipinto è caratterizzato dalla veduta del giardino pubblico del Tuileries.
 
La seconda mostra del gruppo, l'altro avvenimento importante del 1876, avvenne nei locali della casa Durand-Ruel, al n°11 di rue le Peletier in aprile. La mostra fu organizzata raggruppando le opere per autore, dando una più facile lettura all'acquirente. Non mancarono critiche sfavorevoli, anche se veniva ammesso il principio di una mostra indipendente dal Salon. Albert Wolff scese dal suo piedistallo per lanciare, sul Le Figaro il 3 aprile, il suo famoso: "La rue le Peletier porta male". Un folto gruppo di critici si mostra esitante, non sapendo come spiegare l'attrazione che esercitava sul pubblico la pittura degli "intransigenti", termine che si alternava con "impressionisti". I paesaggi più tradizionali sono rassicuranti, i più "sfavillanti" inquietanti; frequente è l'accusa di accontentarsi di "abbozzi". È La Giapponese, chiamata Giapponeseria nel catalogo, che suscita le reazioni più appassionate. Nella Gazzetta de France, S. Boubée, la descrive in questi termini: "La Cinese (sic) ha due teste: una è quella di donna di liberi costumi posta sulle spalle, un'altra è quella di mostro, posta non osiamo dire dove…". Cosi come è, frutta a Monet 2.020 franchi in occasione di una vendita all'Hôtel Drouot il 14 aprile 1876.
 
[[File:Claude_Monet-Madame_Monet_en_costume_japonais.jpg|250px|thumb|right|La Giapponese [N. Cat.387]]]Con ''La Giapponese'' [N. Cat.387] Monet si rifà direttamente al gusto orientaleggiante che allora era in voga. Questo dipinto è testimonianza del suo amore per gli oggetti giapponesi e per l'arte di disporli. L'artista, pur allontanandosi progressivamente dagli anni settanta al tema figurativo, vi si riaccosta in casi isolati, soprattutto in vista di esposizioni. In questo dipinto, pur cercando di mantenere una tematica naturale, sembra tutto costruito ed artefatto. Il tappeto, dal pesante decoro, occupa tutto il pavimento, sulla parete di fondo sono appesi in modo affrettato diversi ventagli. Altrettanto teatrale è la posizione che assume la donna, Camille, che indossa una parrucca bionda e un kimono rosso fittamente ricamato dai colori sgargianti, sul quale il guerriero giapponese sembra emergere quasi plasticamente. Monet in questo dipinto si ispira soprattutto alla sua Donna con il vestito verde [N. Cat.65] del 1866, che espose al Salon riscuotendo un certo successo. In seguito l'artista prese le distanze da questo dipinto per le concessioni fatte al gusto del pubblico contemporaneo. A parte la vendita fruttuosa della La Giapponese, Monet, non registra grossi guadagni per il 1876 che rimangono poco superiori all'anno precedente, 12.313 franchi. Il caso di Monet non è isolato: le testimonianze concordano sul fatto che il periodo è molto difficile per tutto il gruppo.
 
Gli acquirenti di Monet diminuiscono nel 1876, ma alcuni dei quali rimarranno suoi fedeli sostenitori. Dottor de Bellio e Caillebotte, sono tra questi. Tra i due sostenitori vi sono molte lettere che attestano i maggiori rapporti che intercorrono tra Monet e de Bellio, mentre sono minori i documenti che attestano le relazioni tra Monet e Caillebotte.
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