Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Unione sovietica-9: differenze tra le versioni

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L'URSS si cominciò ad interessare precocemente della guerra missilistica navale, come antidoto alla superiorità occidentale, specie in termini di portaerei e gruppi anfibi. L'era missilistica era allettante e poteva condensare la potenza di fuoco di una salva di corazzata in uno scafo da motosilurante, e con maggiori probabilità di colpire. Questo diede luogo ai nuovi progetti di unità d'attacco, che sostituivano i poco efficienti siluri (però adesso erano disponibili armi autoguidate o filoguidate, un notevolissimo progresso rispetto ai tipi 'bruti', a corsa rettilina o pre-programmata). Così si passò, esattamente sullo stesso scafo delle motosiluranti P6, dall'era silurante a quella missilistica: al posto di 5 siluri da 533, 2 missili Styx. Non fu una cosa semplice, ma A.Y. Berezniak, il Capo progettista, aveva lavorato con Isaiev durante la guerra al cacica a razzo BI-1 e forte di quest'esperienza progettò poi il grosso P-15, un missile antinave da crociera della classe delle 2 tonnellate, comunque più piccolo del precedente sistema noto come SS-N-1 Scrubber.
 
Subito ci si concentrò nello sviluppo della relativa piattaforma, la quale venne curata dal dal TsKB-5 DB, con la guida di Y.I. Yukhin. Il risultato fu il progetto 183R, che era ancora la vecchia motosilurante co scafo in legno, ma trasformata in unità missilistica con due hangar di lancio per i grossi missili P-15, ovvero gli SS-N-2 Styx per la NATO, nella loro versione primigenia A. Di queste unità ne vennero costruite moltissime, inclusa la versione cinese 'Hegu', con scafo allungato e raddoppio della postazione contraerei, che adesso era sia a prua che a poppa, dotata in entrambi i casi delle potenti mitragliere da 25 mm rimaste circoscritte alla Marina. Il TsKB-5 sapeva che queste navi erano sì economiche e una buona base di sviluppo per il futuro, ma non era certo questo il massimo a cui si poteva aspirare, sopratutto perché erano vulnerabili agli attacchi aerei, che nell'era dei jet diventavano particolarmente pericolosi. La Marina sovietica ne era a sua volta pienamente al corrente e valutava che le cose, in caso di guerra, andassero così: era necessario lanciare 12 P-15 per colpire con 1-2 missili un caccia NATO, e questo significava mobilitare flottiglie di 6 cannoniere l'una; ma per farle giungere in zona operativa era necessario prevedere anche le reazioni della NATO, così che solo una flottiglia su tre avrebbe potuto ingaggiare combattimento senza essere colpita prima. Questo significava ben 18 navi inviate in azione per affondare un cacciatorpediniere, e con la perdita di parecchie delle attaccanti. Era chiaramente una previsione scoraggiante, ma era anche il meglio che ci si potesse permettere all'epoca. In ogni caso, le flottiglie di siluranti rimasero a lungo in servizio, in genere in azione assieme ai tipi missilistici. Le cose nella realtà andarono diversamente: contro il caccia EILAT, affondato il 21 ottobre 1967, entrarono in azione solo 2 di queste unità, chiamate KOMAR in ambito NATO, che spararono senza nemmeno uscire da Port Said contro il caccia, che era a circa 17 km di distanza. Ben 3 missili su 4 tirati fecero centro.
 
 
Per risultati migliori era già stato realizzato un progetto ben più potente, il 205. Questo era il tipo 'Osa'. Mentre le 'Komar' erano in termini di dislocamenteo unità modeste, da circa 60 t (in questo si può dire che le uniche altre unità così piccole erano le 'Sparviero', aliscafi missilistici in servizio nella MM e poi anche nella Marina giapponese), le 205 erano navi più marine, con stazza triplicata e lunghezza dello scafo di circa 40 m, sagoma bassa e compatta, 4 missili e 2 torrette di nuovo tipo, radar-guidate, del tipo AK-230, in calibro 30 mm. Erano presumibilmente le prime CIWS del mondo e vennero pensate per un impiego del tutto automatico. Nel 1957-70 Leningrado, Vladivostok e Rybinsk realizzarono oltre 400 navi, esportate in 22 Paesi e prodotte anche dai Cinesi in oltre 100 esemplari, come degni successori delle 'Hegu'. Queste navi dimostrarono la loro validità nella guerra del 1971, quando intercettarono, come vera e propria task force navale e non come batterie galleggianti costiere, varie navi pakistane, tra cui il caccia Kheyber, affondato con due missili a segno; per poi attaccare direttamente Karachi distruggendo varie navi e serbatoi di petrolio. In tutto, ben 11 missili su 12 lanciati in varie notti di attacchi fecero centro.
 
Come si vede, la percentuale di colpi a segno era stata sottovalutata: per affondare un caccia di vecchio tipo (ma all'epoca c'era poco da scegliere, anche le nuove navi erano in genere prive di ECM) poteva bastare una 'Komar' e bastava e avanzava una 'Osa'. I Sovietici, del resto, avevano stimato che per ottenere lo stesso successo di tre flottiglie di Komar bastavano due sole flottiglie di Osa, e ciascuna costituita da sole 3 navi. Questo significava solo 6 navi in azione, contro ben 18. Ciò comportava una semplificazione della coordinazione delle operazioni in mare, agevolate anche dalla migliore dotazione elettronica e qualità nautiche.
 
Tuttavia nel 1971 le 'Osa' denunciarono dei problemi ai motori anche seri, e nel 1973 la cosa era anche peggiore. La Marina israeliana si prese la rivincita, specie in scontri come quelli di Lakatia. Le navi arabe avevano i P-15 con una portata doppia rispetto ai missili Gabriel israeliani, per non parlare dei cannoni da 76 mm, e le particolari condizioni di propagazione radar consentivano di lanciare i missili alla massima distanza, anche 'oltre orizzonte' (più di 40 km). Questo però non bastò di fronte alle navi israeliane, che erano state pensate con alcuni accorgimenti stealth, manovravano veloci e non si lasciavano sorprendere dagli attacchi avendo sistemi ESM e ECM di disturbo attivo, più lanciatori di chaff. Il tutto fece sì che nessuno dei 52 missili tra AS-5 (aviolanciati da Tu-16) e Styx trovasse il suo bersaglio, anche perché qualcuno venne abbattuto dai sistemi di difesa e altri deviati da malfunzionamenti, ma sopratutto dalle tattiche e tecnologie delle piccole e ben equipaggiate navi israeliane. Le 'Osa' erano pensate sopratutto per attaccare grosse navi e le piccole unità d'attacco non erano contemplate come avversari diretti. Peggio che mai, finiti i missili, i battelli arabi si ritrovarono impossibilitati anche a scappare, visto che i loro potenti motori diesel avevano noie meccaniche che impedivano di superare i 24 nodi anziché 38 di progetto. Così non riuscirono a vincere contro le navi israeliane, non riuscirono a scappare e con i loro cannoni da 30 mm tantomeno riuscirono a combattere contro i cannoni da 76 delle 'Saar'. C'era poi da rilevare la minaccia degli elicotteri e aerei dotati di missili aria-superficie e controcarri, che potevano sparare facilmente da oltre i 2,5 km di raggio utile dei cannoni di bordo (anche se talvolta integrati dai lanciatori SA-7 portatili).
 
Visto che era necessario ottenere una nave più versatile, venne messo mano al Progetto 1241 MOLNIYA (folgore), iniziato nel 1970 e completato a Leningrado su direzione del TsMKB Almaz (e il solito Yukhin). Questa nave era capace di operazioni complesse, avendo un costo maggiore e un dislocamento più che doppio, eppure ancora con lo stesso numero di missili (ma in lanciatori doppi e non più singoli), con motori COGAG su 2 turbine da 4000 hp e altrettanti assi per la crociera e 2 da 12.000 hp per gli spunti di velocità, il tutto di derivazione aeronautica, come del resto lo erano i diesel delle siluranti precedenti, ricavato dai Mikulin AM-34 dei TB-3.
 
La potenza dei motori era sufficiente per 43 nodi con autonomia (invero ridotta) di 1.600 nm a 12-14 nodi o 10 gg di mare. Lo scafo in acciaio è a ponte continuo, le sovrastrutture erano il lega leggera. Le dimensioni dello scafo erano di 56,1 x 10,2 m, dislocamento di 385-455 t, immersione di 2,2 m ed equipaggio di 38 uomini di cui 5 ufficiali.
 
===I cacciatorpediniere russi<ref>Informazioni per la maggior parte ricavate dalla wikipedia inglese alle corrispondenti voci</ref>===