Differenze tra le versioni di "Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Italia: esercito 2"

m
Bot: apostrofo dopo l'articolo indeterminativo
m (Bot: apostrofo dopo l'articolo indeterminativo)
 
===Le artiglierie di vecchia generazione===
Quanto ai pezzi d'artiglieria obsoleti, il 155/55 M59 'Long Tom' (designazione bellica: M1 Long Tom), era un potente cannone d'artiglieria a lunga gittata, derivato dal GPF francese della Prima guerra mondiale, da 18 km di gittata, e di cui l'esercito USA aveva ancora oltre 800 pezzi nel 1940. Dato che era un cannone eccellente, gli americani ebbero premura di comprarlo già nel 1917, quando entrarono in guerra, chiamando i pezzi ricevuti dai francesi M1917. La produzione americana, differente per minimi particolari, era chiamata M1918. La presenza in Europa degli M1917 fu limitata, e ancora di più lo fu quella degli M1918 che ovviamente necessitavano di un certo tempo per entrare in servizio: comunque, assieme ai numerosi cannoni da 75 mm M1897 questi pezzi furono il cardine dell'artiglieria americana della Prima Guerra Mondiale, visto che per il resto il corpo di spedizione statunitense non aveva quasi nessun equipaggiamento pesante, e non vi fu il tempo materiale per fare molto prima dell'armistizio dell'autunno del 1918. Questo anche per le difficoltà del trasporto in mare attraverso l'Atlantico, con navi spesso di tipo obsoleto anche per l'epoca, per i sottomarini tedeschi e per la vera 'arma segreta' che gli americani portarono (purtroppo) con loro, l'influenza spagnola, che fu un flagello per il genere umano peggiore di tutta la guerra messa insieme. Nonostante tutte queste difficoltà gli americani trovarono che l'M1918, ovvero il GPF (Grand Puissance de Feu) Filloux (nome del progettista) era un'arma pregevole: poteva sparare una granata da circa 43 kg ad oltre 18 km di gittata, e restava ancora rapido da movimentare e da mettere in batteria, grazie anche all'affusto. Ma come gittata, per quanto pienamente soddisfacente, si poteva fare di più e una commissione per l'artiglieria avrebbe raccomandato l'adozione di un suo derivato, appena più recente, l'M1920 studiato negli USA. Quest'arma 'cadde male' essendo arrivata nel dopoguerra, quando non v'erano soldi per queste 'innovazioni'. Quest'artiglieria rimase così nel cassetto, con uno sviluppo molto lento ed esitante, fino ai tardi anni '30. Nel mentre i cannoni da 75 mm vennero più rapidamente sostituiti dagli obici da 105 mm di pari gittata ma molto più distruttivi. Nel giugno 1940, quando l'Italia entrò in guerra e la Francia cadde, i primi cannoni a lungo raggio stavano entrando in servizio, con la loro portata aumentata ad oltre 23 km, ma non c'era molto bisogno di loro perché in tutto v'erano non meno di 973 cannoni da 155 mm, quasi tutti M1918, in servizio. Essendo allora artiglieria di corpo d'armata, questi cannoni a lungo raggio erano addirittura in esubero numerico. Molti vennero installati in speciali postazioni in calcestruzzo, chiamati Panama Mounts, che erano capaci di far fuoco sui 360 gradi. Altri videro l'azione ma vennero ben presto superati dagli M1 'Long Tom' dalla maggiore gittata e dall'affusto più moderno. Questo poderoso cannone venne montato anche su scafo di carri dando origine a soluzioni come l'M40 su scafo M4 Sherman, un' ottimo semovente pesante.
 
Gli americani ebbero anche un'altra artiglieria dagli 'alleati' europei nel 1917, gli obici britannici da 203 mm, armi potenti e assai mobili. Ne fecero delle copie e poi li aggiornarono. Anche qui la 'Commissione Westervert' guidò il cambiamento, e raccomandò in particolare che i pezzi da 203 mm avessero lo stesso affusto dei cannoni da 155 mm. L'arma che ne derivò fu l'obice M1 da 203 mm, ottima arma con proiettile da 90 kg e gittata di oltre 15 km.
L''''M109''' invece entrò in servizio nel 1963, con oltre 2.000 esemplari prodotti. Questo semovente poteva contare su ottime doti di mobilità e una protezione completa per il proprio equipaggio. Ma i punti deboli erano anche che: l'autonomia, nononstante l'ottima meccanica, non era eccelsa; le capacità anfibie erano possibili solo dopo un 'accurata installazione di un kit. La protezione, in alluminio saldato, era ottima per ottimizzare la resistenza, ma per il resto era leggera e anche se copriva tutti i lati e il tetto del mezzo, era vulnerabile (un pò come la corazzatura degli M113) al fuoco delle armi pesanti, costosa e in caso di incendio il veicolo sarebbe stato irrecuperabile dato che il punto di fusione dell'alluminio è poco oltre i 600 gradi e per giunta ha la tendenza a bruciare. In ogni caso i veicoli in lega leggera hanno costituito una rivoluzione, ben più leggeri e tutto sommato economici (dato che richiedevano motori meno potenti) di quelli originariamente fatti in acciaio, specie se si aveva la pretesa di proteggere tutti i lati e garantire anche una torretta rotante.
 
Ma la mobilità venne pagata sia con la scarsa protezione e un costo unitario piuttosto alto (a parità di peso con mezzi in acciaio, non certo a parità di prestazioni, per i motivi suddetti), e con un obice che, anche se ampiamente dotato di un generosissimo freno di bocca a luce singola di grandi dimensioni, e di un estrattore di fumi, continuava ad avere una gittata relativamente ridotta. Così nel 1972 apparve l'M109A1 con un pezzo da 155/39 mm che in teoria avrebbe garantito 18,1 km, mentre l'OTO Melara sperimentò una bocca da fuoco (non è chiaro se montata su qualche M109) analoga, ma più pesante e capace di resistere a pressioni sufficienti per raggiungere i 24 km. In pratica era un'arma equivalente a quella dell'FH-70 in sviluppo. La b.d.f. americana di fatto non offriva che le stesse prestazioni dell'obice rielaborato dai tedeschi, così arrivò l'M109A2 con un sistema di caricamento, complesso rento recuperatore e circuito idraulico rielaborato, ma sopratutto un' altro pesante limite dell'M109 (oltre alla scarsa protezione, scarsa gittata e costo non trascurabile) venne superato, quello della scarsa capacità dei depositi munizioni di appena 28 colpi: con un nuovo deposito principale da 22 colpi nella parte posteriore del veicolo vennero raggiunti i 36 proiettili, ben più adatti per un'azione di fuoco. Gli M109 base portati allo standard A2 venivano denominati M109A3. In teoria gli M109A2/A3 avrebbero dotuvo raggiungere i 22.500 m con munizioni normali (alla massima carica di lancio, la 8) e addirittura i 30.000 con quelle a razzo: ma in pratica, a causa dei limiti di resistenza delle canne, a valori ancora simili a quelli dell'M109A1 e quindi, appena meglio delle artiglierie semoventi avversarie come i 2S3 da 17-18 km.
 
L'evoluzione dell'artiglieria ha visto un programma chiamato ESPAWS/HELP, che avrebbe portato all'M109A4, e poi era previsto l'M109A5 con il programma HIP, Howitzer Improvement Program. Ma l'US Army ha deciso di lasciar perdere tutti questi programmi, ed è passato direttamente all'M109A6 Paladin, che offre protezione addizionale in kevlar e acciaio, sistema di navigazione terrestre, sistema di controllo del tiro digitale, sistemi di comunicazioni moderni, sistema di caricamento semi-automatico, cannone che secondo i piani originari doveva essere addirittura un 155/58 mm del tipo M-282, ma la NATO aveva deciso per gli anni '90 di adottare armi da 52 calibri e allora questo potente ma 'fuori standard' cannone non ha avuto seguito. Così la disputa è stata tra la b.d.f M284 derivata da quella degli M109A2/A3, e l'283 derivata dall'M-109, con la scelta della prima. Tra l'altro il Paladin ha un grosso vano di contenimento per le cariche di lancio, dietro la torretta, per aumentare la sopravvivenza dell'equipaggio in caso di colpi a segno, che altrimenti potrebbero innescarle distruggendo tutto e tutti.
3 150

contributi