Differenze tra le versioni di "Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Italia: esercito 2"

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Gli americani ebbero anche un'altra artiglieria dagli 'alleati' europei nel 1917, gli obici britannici da 203 mm, armi potenti e assai mobili. Ne fecero delle copie e poi li aggiornarono. Anche qui la 'Commissione Westervert' guidò il cambiamento, e raccomandò in particolare che i pezzi da 203 mm avessero lo stesso affusto dei cannoni da 155 mm. L'arma che ne derivò fu l'obice M1 da 203 mm, ottima arma con proiettile da 90 kg e gittata di oltre 15 km.
 
Il dopoguerra vide un'invasione di artiglieria surplus americane: tra queste vi erano gli obici da montagna da 75 mm, anche in versione semovente su scafo di carro leggero; l'M114,M101 comeda si105/22 chiamavamm, l'obiceM114 da 155 mm; l'M59 'Long Tom'; l'M115, ovvero l'ultimo modello dell'arma da 203 mm.
Nel frattempo giunse anche un altro pezzo d'artiglieria, l'obice da 155 mm, altra ottima arma, che avrebbe avuto una lunga carriera posbellica, più forse di qualunque altra. Non mancarono infine gli obici M1 da 105/23 mm, altre ottime armi divisionali.
 
Il dopoguerra vide un'invasione di artiglieria surplus americane: tra queste vi erano gli obici da montagna da 75 mm, anche in versione semovente su scafo di carro leggero; l'M114, come si chiamava l'obice da 155 mm; l'M59 'Long Tom'; l'M115, ovvero l'ultimo modello dell'arma da 203 mm.
 
In Italia v'erano armi analoghe, come anche in altre nazioni (per esempio, Germania e URSS), dato che v'erano necessità analoghe e buone capacità di progettazione. Anche qui i programmi dell'artiglieria languirono fino alla metà degli anni '30 dato il surplus di cannoni, spesso di preda bellica, di cui si disponeva. Le artiglierie, differentemente dai veicoli, aerei e anche navi, non si logorano facilmente, non bruciano e in genere non esplodono. Quindi, nella loro essenza di 'pezzi di ferro' sono beni durevoli. Ora le prede belliche austro-ungariche furono una autentica iattura: erano superiori come prestazioni e qualità alle armi italiane (che risultavano carenti ben più delle mere prestazioni teoriche, specie per i proiettili di tipo mediocre disponibili), e vennero adottate in un gran numero di esemplari. Però, con queste consistenti riserve di armi e munizioni disponibili sia di provenienza nazionale che austro-ungarica, e con le prestazioni belliche più che oneste di quest'ultime artiglierie, anche all'inizio della Seconda guerra mondiale, il problema del rinnovo dell'artiglieria scivolò molto addietro nelle priorità. Casomai le artiglierie avevano priorità per le navi da guerra e per l'antiaerea, ma molto meno per le batteria da campagna.
 
 
===Artiglieria nel dopoguerra in Italia <ref>Sgarlato N: ''L'artiglieria pesante c.a. nel 1950'', Eserciti nella Storia N.44 </ref><ref> Ferrari, Giorgio: ''La ripresa del Servizio tecnico d'artiglieria nel dopoguerra'', RID marzo 1994</ref>===
[[File:US 90 mm gun 1.jpg|300px|right|thumb|Il 90 mm M1, usato anche per carri e cacciacarri]]
La ripresa postbellica del servizio tecnico d'artiglieria fu molto intensa e ricca di insegnamenti, oltre che della constatazione di come poche artiglierie italiane dei tipi più moderni erano all'altezza della produzione estera, cosicché i reparti di prima linea si ritrovarono a combattere con armi obsolete. In effetti, per quanto possa sembrare assurdo, la vera maledizione furono le armi ex-austroungariche: non perché fossero mediocri, al contrario. Esse risultavano così palesemente superiori rispetto al grosso delle artiglierie che l'Esercito mise in campo nella Prima guerra mondiale, specie quando si trattava di prodotti su licenza esteri (in genere francesi), che le si adottò in gran numero. Ma esse, per quanto buone fossero, rimasero poi inevitabilmente obsolete 22 anni dopo, senza che ve ne fossero in approvvigionamento un numero sufficiente dei nuovi modelli. Non che fosse un problema di numeri: al giugno 1940 c'erano non meno di 12.000 pezzi di oltre i 47 mm nel solo Regio Esercito, e questo non comprendeva le armi della Marina e dei tipi più leggeri. Sia l'una che gli altri erano di tipo moderno, per esempio i cannoni Breda da 20 e 37 mm, e i Bolher da 47 mm (di progetto austriaco). Ma sopra tali calibri, c'erano solo circa 116 pezzi moderni, per lo più i 75 mm contraerei Mod 34 e alcune artiglierie da montagna da 75/18 mm, oltre ai primissimi, ma non ancora in servizio, obici da 210 mm. La produzione bellica per rimpiazzare quello che all'epoca era uno dei più grandi parchi d'artiglieria del mondo, non fu mai pari alle aspettative e solo le armi pesanti c.a. da 90 mm, e quelle di corpo d'Armata da 149 mm, entrarono in servizio in quantità apprezzabili, ma specie nel secondo caso, troppo tardi. I cannoni d'armata da 149/40 mm e gli obici da 210 vennero mandati per lo più un URSS con il Corpo di Spedizione italiano, e andarono conseguentemente perduti. Nel dopoguerra i 210 mm rimasero in servizio per diversi anni con 8 esemplari, fino ad essere rimpiazzati dagli M115 americani calibro 203 mm, leggermente meno potenti ma anche più moderni e mobili (e da loro partirà poi l'M110). I cannoni a lunga gittata diverranno gli M59 Long Tom, di gittata impercettibilmente inferiore rispetto ai 149/40 ma ottime armi d'artiglieria a loro volta, per poi passare ai pezzi M107 e FH-70.
===I sistemi moderni===
Poi sono arrivati gli M109. Con che tempistica non è facile dire, ma ancora negli anni '80 ve n'erano in produzione 40 dell'ultimo lotto per un totale di 260 pezzi. Armati con un obice da 155/23 mm
[[File:Israeli Doher M109.jpg|300px|left|]]
 
Dotato della stessa artiglieria sistemata sull'M55, a suo tempo, o quanto meno con la stessa gittata di 14,6 km, ma con uno scafo progettato ad hoc, ben più spazioso e sopratutto con una torretta chiusa e interamente brandeggiabile, sulla falsariga di un grosso carro armato. Adesso è una configurazione standard: nel 1963 un pò meno. Alla fine degli anni '60 iniziarono ad entrare in servizio anche nell'E.I, ma non nella versione iniziale americana ma nel tipo aggiornato dalla Germania, l''''M109G''': ovvero con un obice modificato, capace di sparare ad un ritmo più elevato, anche se il dato di punta di 6 c. min non impedisce che il ritmo sostenuto è di circa 1 colpo al minuto o 3-4 per periodi brevi, non fosse altro che per la resistenza della canna al surriscaldamento.
 
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