Differenze tra le versioni di "Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Italia: esercito 2"

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L'artiglieria dell'Esercito italiano, da sempre molto importante (nel giugno 1940 v'erano oltre 12.000 pezzi in servizio da oltre 47 mm, anche se la maggior parte erano obsoleti), è rimasta tale nel tempo fino ai nostri giorni. In generale, data la dipendenza italiana dall'artiglieria americana, si seguirà qui una esposizione che parla anche della genesi di quest'ultima, com supporto alla descrizione delle armi poi impiegate dall'E.I. dopo il 1945.
 
Molte delle trazioni artiglieresche risalgono al Rinascimento, ma sopratutto, alla Prima guerra mondiale, in cui l'Esercito entrò con un parco d'artiglierie deficitario (come quasi tutti i belligeranti) ma riuscendo a porvi rimedio in pochi anni con un massiccio investimento, importazioni, produzioni su licenza e un gran numero di pezzi austro-ungarici. Ancora nel 1990 gli accordi CFE conteggiavano un totale di ben 2.153 pezzi d'artiglieria. Ma questo totale era semplicemente falso. Bisogna dire in merito, che il trattato considerava pezzi d'artiglieria che fossero contemporaneamente sia di calibro superiore al 100 mm, che con canna rigata. Dunque nessuno degli 800 e passa mortai da 120 mm come nessuno degli oltre 250 cannoni da 40 mm antiaerei, poteva essere conteggiato nel totale, e lo stesso vale per i cannoni SR da 106 mm del tipo M40 che forse hanno contribuito al 'trucco' contabile, essendo sia di oltre 100 mm che con canna rigata. Ma non sono artiglierie convenzionali, sono attrezzate solo per il tiro diretto, e non sono assolutamente assegnate ad alcun reparto d'artiglieria. Con questi criteri si potrebbe considerare artiglieria da 'CFE' anche i cannoni da 105 mm dei carri armati, essendo questi sia rigati che oltre i 100 mm (e oltretutto non del tipo 'senza rinculo', ma armi relativamente convenzionali).
 
Ancora nel 1990 gli accordi CFE conteggiavano un totale di ben 2.153 pezzi d'artiglieria. Ma questo totale era semplicemente falso. Bisogna dire in merito, che il trattato considerava pezzi d'artiglieria che fossero contemporaneamente sia di calibro superiore al 100 mm, che con canna rigata. Dunque nessuno degli 800 e passa mortai da 120 mm come nessuno degli oltre 250 cannoni da 40 mm antiaerei, poteva essere conteggiato nel totale, e lo stesso vale per i cannoni SR da 106 mm del tipo M40 che forse hanno contribuito al 'trucco' contabile, essendo sia di oltre 100 mm che con canna rigata. Ma non sono artiglierie convenzionali, sono attrezzate solo per il tiro diretto, e non sono assolutamente assegnate ad alcun reparto d'artiglieria. Con questi criteri si potrebbe considerare artiglieria da 'CFE' anche i cannoni da 105 mm dei carri armati, essendo questi sia rigati che oltre i 100 mm (e oltretutto non del tipo 'senza rinculo', ma armi relativamente convenzionali).
Quello che realmente esisteva all'epoca, attorno al 1990, nelle batterie dell'Esercito (depositi inclusi) era un totale di 1.090 pezzi d'artiglieria: 320 obici M56 someggiabili, per le 5 brigate alpine, calibro 105/14 mm, con gittata di 10,6 km; a salire s'incontravano 70 M114 americani da 155 mm, ben 164 cannoni-obici FH-70 da 155/39 mm con gittata di 24 km, 42 vecchi cannoni M59 (americani come gli M114) da 155 mm, 36 M115 da 203 mm (idem); come semoventi vi erano un totale di ben 360 M109G e (pochi) già aggiornati allo standard L (con cannone.obice da 155/39 mm anziché 155/23 e gittata di 24 km anziché 18); 18 M107 da 175 mm, 36 M110A2 da 203 mm, 108 M-44 e 36 M55. Sono tutte armi americane, eccetto gli obici someggiabili M56 italiani, e gli FH-70 tri-nazionali, come anticipazione del consorsio dei Tornado: ovvero, 72 armi per la Gran Bretagna (che nondimeno aveva la leadership per la versione trainata), 164 per l'Italia, e ben 212 per la Germania Ovest (che ebbe la leadership per la versione semovente SP-70, poi cancellata nel 1987). Era un'artiglieria potente e rappresentava un'arma di nuova generazione, al cui livello avrebbero dovuto essere convertiti gli M109G con una bocca da fuoco del tutto equivalente. Gli M107 erano in predicato di essere aggiornati, come in effetti sarà, trasformandoli in M110A2, dato che questi avevano quasi la stessa gittata ma con una granata ben più pesante: ma in realtà, la maggiore ragione si trovava forse nel fatto che si trattava di artiglierie con capacità nucleare: gli israeliani, al contrario, apprezzano la maggior gittata degli M107 e li hanno mantenuti con tanto di proiettile a gittata prolungata del tipo a 'sabot', da 40 km di raggio. In concreto, non hanno cambiato la loro linea di pensiero, che prima dell'avvento dell'M110A2 con cannone prolungato vedeva decisamente in rovina l'M110. La trasformazione era facile, visto che lo chassis era lo stesso e quindi bisognava sostituire solo la b.d.f, cosa semplice dato che non era in torretta, ma in un affusto scoperto, come se fosse un'artiglieria trainata (dato che lo scafo non era assolutamente in grando di ospitare una torretta adatta alla necessità).
 
Quello che realmente esisteva all'epoca, attorno al 1990, nelle batterie dell'Esercito (depositi inclusi) era un totale di 1.090 pezzi d'artiglieria: 320 obici M56 someggiabili, per le 5 brigate alpine, calibro 105/14 mm, con gittata di 10,6 km; a salire s'incontravano 70 M114 americani da 155 mm, ben 164 cannoni-obici FH-70 da 155/39 mm con gittata di 24 km, 42 vecchi cannoni M59 (americani come gli M114) da 155 mm, 36 M115 da 203 mm (idem); come semoventi vi erano un totale di ben 360 M109G e (pochi) già aggiornati allo standard L (con cannone.obice da 155/39 mm anziché 155/23 e gittata di 24 km anziché 18); 18 M107 da 175 mm, 36 M110A2 da 203 mm, 108 M-44 e 36 M55.
Quanto ai pezzi d'artiglieria obsoleti, il 155/55 M59 'Long Tom' (designazione bellica: M1 Long Tom), era un potente cannone d'artiglieria a lunga gittata, derivato dal GPF francese della Prima guerra mondiale, da 18 km di gittata, e di cui l'esercito USA aveva ancora oltre 800 pezzi nel 1940. Dato che era un cannone eccellente, gli americani ebbero premura di comprarlo già nel 1917, quando entrarono in guerra, chiamando i pezzi ricevuti dai francesi M1917. La produzione americana, differente per minimi particolari, era chiamata M1918. La presenza in Europa degli M1917 fu limitata, e ancora di più lo fu quella degli M1918 che ovviamente necessitavano di un certo tempo per entrare in servizio: comunque, assieme ai numerosi cannoni da 75 mm M1897 questi pezzi furono il cardine dell'artiglieria americana della Prima Guerra Mondiale, visto che per il resto il corpo di spedizione statunitense non aveva quasi nessun equipaggiamento pesante, e non vi fu il tempo materiale per fare molto prima dell'armistizio dell'autunno del 1918. Questo anche per le difficoltà del trasporto in mare attraverso l'Atlantico, con navi spesso di tipo obsoleto anche per l'epoca, per i sottomarini tedeschi e per la vera 'arma segreta' che gli americani portarono (purtroppo) con loro, l'influenza spagnola, che fu un flagello per il genere umano peggiore di tutta la guerra messa insieme. Nonostante tutte queste difficoltà gli americani trovarono che l'M1918, ovvero il GPF (Grand Puissance de Feu) Filloux (nome del progettista) era un'arma pregevole: poteva sparare una granata da circa 43 kg ad oltre 18 km di gittata, e restava ancora rapido da movimentare e da mettere in batteria, grazie anche all'affusto. Ma come gittata, per quanto pienamente soddisfacente, si poteva fare di più e una commissione per l'artiglieria avrebbe raccomandato l'adozione di un suo derivato, appena più recente, l'M1920 studiato negli USA. Quest'arma 'cadde male' essendo arrivata nel dopoguerra, quando non v'erano soldi per queste 'innovazioni'. Quest'artiglieria rimase così nel cassetto, con uno sviluppo molto lento ed esitante, fino ai tardi anni '30. Nel mentre i cannoni da 75 mm vennero più rapidamente sostituiti dagli obici da 105 mm di pari gittata ma molto più distruttivi. Nel giugno 1940, quando l'Italia entrò in guerra e la Francia cadde, i primi cannoni a lungo raggio stavano entrando in servizio, con la loro portata aumentata ad oltre 23 km, ma non c 'era molto bisogno di loro perché in tutto v'erano non meno di 973 cannoni da 155 mm, quasi tutti M1918, in servizio. Essendo allora artiglieria di corpo d'armata, questi cannoni a lungo raggio erano addirittura in esubero numerico. Molti vennero installati in speciali postazioni in calcestruzzo, chiamati Panama Mounts, che erano capaci di far fuoco sui 360 gradi. Altri videro l'azione ma vennero ben presto superati dagli M1 'Long Tom' dalla maggiore gittata e dall'affusto più moderno. Questo poderoso cannone venne montato anche su scafo di carri dando origine a soluzioni come l'M40 su scafo M4 Sherman, un'ottimo semovente pesante.
 
Quello che realmente esisteva all'epoca, attorno al 1990, nelle batterie dell'Esercito (depositi inclusi) era un totale di 1.090 pezzi d'artiglieria: 320 obici M56 someggiabili, per le 5 brigate alpine, calibro 105/14 mm, con gittata di 10,6 km; a salire s'incontravano 70 M114 americani da 155 mm, ben 164 cannoni-obici FH-70 da 155/39 mm con gittata di 24 km, 42 vecchi cannoni M59 (americani come gli M114) da 155 mm, 36 M115 da 203 mm (idem); come semoventi vi erano un totale di ben 360 M109G e (pochi) già aggiornati allo standard L (con cannone.obice da 155/39 mm anziché 155/23 e gittata di 24 km anziché 18); 18 M107 da 175 mm, 36 M110A2 da 203 mm, 108 M-44 e 36 M55. Sono tutte armi americane, eccetto gli obici someggiabili M56 italiani, e gli FH-70 tri-nazionali, come anticipazione del consorsio dei Tornado: ovvero, 72 armi per la Gran Bretagna (che nondimeno aveva la leadership per la versione trainata), 164 per l'Italia, e ben 212 per la Germania Ovest (che ebbe la leadership per la versione semovente SP-70, poi cancellata nel 1987). Era un'artiglieria potente e rappresentava un'arma di nuova generazione, al cui livello avrebbero dovuto essere convertiti gli M109G con una bocca da fuoco del tutto equivalente. Gli M107 erano in predicato di essere aggiornati, come in effetti sarà, trasformandoli in M110A2, dato che questi avevano quasi la stessa gittata ma con una granata ben più pesante: ma in realtà, la maggiore ragione si trovava forse nel fatto che si trattava di artiglierie con capacità nucleare: gli israeliani, al contrario, apprezzano la maggior gittata degli M107 e li hanno mantenuti con tanto di proiettile a gittata prolungata del tipo a 'sabot', da 40 km di raggio. In concreto, non hanno cambiato la loro linea di pensiero, che prima dell'avvento dell'M110A2 con cannone prolungato vedeva decisamente in rovina l'M110. La trasformazione era facile, visto che lo chassis era lo stesso e quindi bisognava sostituire solo la b.d.f, cosa semplice dato che non era in torretta, ma in un affusto scoperto, come se fosse un'artiglieria trainata (dato che lo scafo non era assolutamente in grando di ospitare una torretta adatta alla necessità).
 
===Le artiglierie di vecchia generazione===
Quanto ai pezzi d'artiglieria obsoleti, il 155/55 M59 'Long Tom' (designazione bellica: M1 Long Tom), era un potente cannone d'artiglieria a lunga gittata, derivato dal GPF francese della Prima guerra mondiale, da 18 km di gittata, e di cui l'esercito USA aveva ancora oltre 800 pezzi nel 1940. Dato che era un cannone eccellente, gli americani ebbero premura di comprarlo già nel 1917, quando entrarono in guerra, chiamando i pezzi ricevuti dai francesi M1917. La produzione americana, differente per minimi particolari, era chiamata M1918. La presenza in Europa degli M1917 fu limitata, e ancora di più lo fu quella degli M1918 che ovviamente necessitavano di un certo tempo per entrare in servizio: comunque, assieme ai numerosi cannoni da 75 mm M1897 questi pezzi furono il cardine dell'artiglieria americana della Prima Guerra Mondiale, visto che per il resto il corpo di spedizione statunitense non aveva quasi nessun equipaggiamento pesante, e non vi fu il tempo materiale per fare molto prima dell'armistizio dell'autunno del 1918. Questo anche per le difficoltà del trasporto in mare attraverso l'Atlantico, con navi spesso di tipo obsoleto anche per l'epoca, per i sottomarini tedeschi e per la vera 'arma segreta' che gli americani portarono (purtroppo) con loro, l'influenza spagnola, che fu un flagello per il genere umano peggiore di tutta la guerra messa insieme. Nonostante tutte queste difficoltà gli americani trovarono che l'M1918, ovvero il GPF (Grand Puissance de Feu) Filloux (nome del progettista) era un'arma pregevole: poteva sparare una granata da circa 43 kg ad oltre 18 km di gittata, e restava ancora rapido da movimentare e da mettere in batteria, grazie anche all'affusto. Ma come gittata, per quanto pienamente soddisfacente, si poteva fare di più e una commissione per l'artiglieria avrebbe raccomandato l'adozione di un suo derivato, appena più recente, l'M1920 studiato negli USA. Quest'arma 'cadde male' essendo arrivata nel dopoguerra, quando non v'erano soldi per queste 'innovazioni'. Quest'artiglieria rimase così nel cassetto, con uno sviluppo molto lento ed esitante, fino ai tardi anni '30. Nel mentre i cannoni da 75 mm vennero più rapidamente sostituiti dagli obici da 105 mm di pari gittata ma molto più distruttivi. Nel giugno 1940, quando l'Italia entrò in guerra e la Francia cadde, i primi cannoni a lungo raggio stavano entrando in servizio, con la loro portata aumentata ad oltre 23 km, ma non c 'era molto bisogno di loro perché in tutto v'erano non meno di 973 cannoni da 155 mm, quasi tutti M1918, in servizio. Essendo allora artiglieria di corpo d'armata, questi cannoni a lungo raggio erano addirittura in esubero numerico. Molti vennero installati in speciali postazioni in calcestruzzo, chiamati Panama Mounts, che erano capaci di far fuoco sui 360 gradi. Altri videro l'azione ma vennero ben presto superati dagli M1 'Long Tom' dalla maggiore gittata e dall'affusto più moderno. Questo poderoso cannone venne montato anche su scafo di carri dando origine a soluzioni come l'M40 su scafo M4 Sherman, un'ottimo semovente pesante.
 
Gli americani ebbero anche un'altra artiglieria dagli 'alleati' europei nel 1917, gli obici britannici da 203 mm, armi potenti e assai mobili. Ne fecero delle copie e poi li aggiornarono. Anche qui la 'Commissione Westervert' guidò il cambiamento, e raccomandò in particolare che i pezzi da 203 mm avessero lo stesso affusto dei cannoni da 155 mm. L'arma che ne derivò fu l'obice M1 da 203 mm, ottima arma con proiettile da 90 kg e gittata di oltre 15 km.
 
===Artiglieria nel dopoguerra in Italia Sgarlato N: ''L'artiglieria pesante c.a. nel 1950'', Eserciti nella Storia N.44 Ferrari, Giorgio: ''La ripresa del Servizio tecnico d'artiglieria nel dopoguerra'', RID marzo 1994===
[[File:US 90 mm gun 1.jpg|300px|right|thumb|Il 90 mm M1, usato anche per carri e cacciacarri]]
La ripresa postbellica del servizio tecnico d'artiglieria fu molto intensa e ricca di insegnamenti, oltre che della constatazione di come poche artiglierie italiane dei tipi più moderni erano all'altezza della produzione estera, cosicché i reparti di prima linea si ritrovarono a combattere con armi obsolete. In effetti, per quanto possa sembrare assurdo, la vera maledizione furono le armi ex-austroungariche: non perché fossero mediocri, al contrario. Esse risultavano così palesemente superiori rispetto al grosso delle artiglierie che l'Esercito mise in campo nella Prima guerra mondiale, specie quando si trattava di prodotti su licenza esteri (in genere francesi), che le si adottò in gran numero. Ma esse, per quanto buone fossero, rimasero poi inevitabilmente obsolete 22 anni dopo, senza che ve ne fossero in approvvigionamento un numero sufficiente dei nuovi modelli. Non che fosse un problema di numeri: al giugno 1940 c'erano non meno di 12.000 pezzi di oltre i 47 mm nel solo Regio Esercito, e questo non comprendeva le armi della Marina e dei tipi più leggeri. Sia l'una che gli altri erano di tipo moderno, per esempio i cannoni Breda da 20 e 37 mm, e i Bolher da 47 mm (di progetto austriaco). Ma sopra tali calibri, c'erano solo circa 116 pezzi moderni, per lo più i 75 mm contraerei Mod 34 e alcune artiglierie da montagna da 75/18 mm, oltre ai primissimi, ma non ancora in servizio, obici da 210 mm. La produzione bellica per rimpiazzare quello che all'epoca era uno dei più grandi parchi d'artiglieria del mondo, non fu mai pari alle aspettative e solo le armi pesanti c.a. da 90 mm, e quelle di corpo d'Armata da 149 mm, entrarono in servizio in quantità apprezzabili, ma specie nel secondo caso, troppo tardi. I cannoni d'armata da 149/40 mm e gli obici da 210 vennero mandati per lo più un URSS con il Corpo di Spedizione italiano, e andarono conseguentemente perduti. Nel dopoguerra i 210 mm rimasero in servizio per diversi anni con 8 esemplari, fino ad essere rimpiazzati dagli M115 americani calibro 203 mm, leggermente meno potenti ma anche più moderni e mobili (e da loro partirà poi l'M110). I cannoni a lunga gittata diverranno gli M59 Long Tom, di gittata impercettibilmente inferiore rispetto ai 149/40 ma ottime armi d'artiglieria a loro volta, per poi passare ai pezzi M107 e FH-70.
 
Il cannone ebbe anche una granata speciale, un proiettile da 450 mm di lunghezza che espelleva 6 proiettili da 20 mm da una sorta di alveoli che facevano anche da 'cannoncini' lunghi 10 calibri (20 cm) di un tipo a grande capacità di esplosivo e spoletta semplificata. Questa soluzione, però, avrebbe significato tirare un proiettile da 10 kg per un carico utile di 750 grammi complessivi e poi, se già le schegge del 90 mm erano abbastanza pesanti da rompere le tegole dei tetti quando ricadevano (e nondimeno, erano accusate di essere troppo piccole contro i quadrimotori americani), figurarsi un monoblocco metallico di 9 kg. Il peso dell'arma sperimentale era di 6.250 kg, di cui 1.550 della sola canna con otturatore, il proiettile completo, di cui la munizione pesava 10.1 kg, arrivava a ben 22,5 kg, come i colpi da 100-105 mm. L'idea balisticamente era interessante, ma non ebbe mai seguito e il cannone da 90 allungato (come del resto lo era il Flak e il Pak 43 tedeschi da 88/71 mm) non lasciò tracce di sé. Altri pezzi interessanti furono l'obice da 100/17 mod-14-50, ovvero un obice da 88 inglese con la canna del 100/17 mm già esistente, pesando in tutto 1.500 kg, tirando munizionmi da 13,375 kg. Non ebbe molto seguito, ma venne usato per breve tempo; già c'erano per l'appunto gli obici-cannoni da 88 britannici e poi i 105 mm americani che chiusero la questione. L'obice Mo. 14/16/50 era un'arma da montagna che in pratica univa la stessa b.d.f ad un affusto nuovo, che riduceva il peso ad appena 950 kg. Venne sostituito dopo qualche anno dal Mod.56 someggiabile, arma divenuta standard (non fosse altro perché non ce n'era alcun'altra di questo tipo) in pochi anni come artiglieria leggera. Questo cannone, apparso alla fine degli anni '50, era scomponibile in 13 carichi e pesava circa 1.300 kg, quindi più del suo predecessore, ma poteva ancora essere someggiato. Tra gli utenti vi fu il British Army, che poi però l'ha rimpiazzato con il britannico Vickers Light Gun da 105 mm, dalla maggiore gittata (17 contro 11 km) e che si è poi affermato anche negli USA e in generale come il suo sucessore. Infine l'ammodernamento dell'obice da 149/19 Mod42-50, consistette nel fornire le sue ruote di pneumatici anziché della gommatura piena che aveva prima. Tanto sparava 'seduto' e quindi la sua precisione non ne risentiva. Esso era un'ottima arma, assieme al pezzo da 90 quello più moderno dell'artiglieria di produzione italiana, e dotato di un'ottima gittata per il suo tipo (ma dipendeva dal tipo di granata usata, comunque più leggera rispetto al normale per tale calibro). In seguito venne sostituito con l'M114 americano, forse meno preciso, ma più facile e molto più veloce da mettere in postazione, cosa molto importante per la guerra moderna di movimento.
 
Per il resto c'é da dire che le armi contraerei leggere divennero essenzialmente le Bofors da 40 mm, che rimpiazzarono le Breda da 37 mm, e le Browning da 12,7 mm dei tipi Maxon Mount che rimpiazzarono le mitragliere da 20 mm Scotti e Breda, superiori come impianti singoli ma certo non contro un sistema quadrinato da 12,7 mm. Altre vie, come produrre un affusto addirittura sestuplo (per esigenze navali) delle Hispano-Suiza durante il periodo bellico, non ebbero seguito. La Marina si tenne ovviamente più a lungo le sue armi da 20 mm, ma ben presto lo standard anche qui divennero le Oerlikon, più le Bofors; del resto erano le armi migliori e più diffuse delle loro categorie di cannoni a.a. Dei cannoni semoventi, alcuni 'bassotti' da 75 rimasero in servizio nel dopoguerra, forse solo i pezzi da 75/18 che erano i più diffusi, mentre altri, come i semoventi da 105/25, erano stati prodotti in pochi esemplari ed essi (e il loro obice) pressoché spariti durante il conflitto. Qui i semoventi divennero essenzialmene gli M7 Priest americani da 105 mm, e i Sexton canadesi, riarmati anch'essi con l'obice da 105 piuttosto che con il cannone-obice da 87 mm britannico; altre armi come i semoventi pesanti M44 giunsero a rinforzare le truppe corazzate, seguiti poi dai semoventi M108 da 105 mm di nuova generazione (rimasti in servizio per anni con i Carabinieri) e M55 da 203 mm; infine comparvero gli M107, M109 e M110 dagli anni '60 in poi. Dagli anni '70 giunse anche il missile tattico Lance, con carica nucleare, assegnato al Volturno come anche , in seguito (anni '90) gli MLRS che lo avrebbero rimpiazzato di fatto. Ma questo non riguarda più il periodo postbellico.
 
Un incidente del 28 giugno 1952 vide la perdita di un Helldiver della Marina durante un'esercitazione di tiro contraereo. All'epoca ad Albenga si esercitavano ad Albenga e Ceriale, sul litorale, i carri armati Sherman del Battaglione mobile carabinieri, che tiravano a delle zattere, mentre il 1° Rgt Art. C.A. usava i Bofors contro i palloni, sia di giorno che di notte (con i riflettori). C'erano anche i cannoni contraerei pesanti, come i famosi 'pezzi da novanta'. Il più vecchio era trainato da autocarri Lancia 3Ro, i più moderni sui Fiat Dovunque 6x6. Il più vecchio era il cannone da 90/53 Mod. 41 e l'altro era il pezzo M2 americano da 90/50, che possedeva un sistema di caricamento automatico, o forse il tipo meno recente M1 (più probabilmente entrambe). C'erano anche cannoni da 20 e 37 mm. Questi erano i cannoni della Breda, i cui 20 mm avevano ancora il sistema (definito da un soldato dell'epoca come 'demenziale') di rimettere nell'astuccio i bossoli sparati, con il risultato che si rompevano anziché essere recuperabili. Tale pratica aveva avuto inizio con la mitragliatrice Revelli M1914.
 
Un incidente del 28 giugno 1952 vide la perdita di un Helldiver della Marina durante un'esercitazione di tiro contraereo. All'epoca ad Albenga si esercitavano ad Albenga e Ceriale, sul litorale, i carri armati Sherman del Battaglione mobile carabinieri, che tiravano a delle zattere, mentre il 1° Rgt Art. C.A. usava i Bofors contro i palloni, sia di giorno che di notte (con i riflettori). C'erano anche i cannoni contraerei pesanti, come i famosi 'pezzi da novanta'. Il più vecchio era trainato da autocarri Lancia 3Ro, i più moderni sui Fiat Dovunque 6x6. Il più vecchio era il cannone da 90/53 Mod. 41 e l'altro era il pezzo M2 americano da 90/50, che possedeva un sistema di caricamento automatico, o forse il tipo meno recente M1 (più probabilmente entrambe). C'erano anche cannoni da 20 e 37 mm. Questi erano i cannoni della Breda, i cui 20 mm avevano ancora il sistema (definito da un soldato dell'epoca come 'demenziale') di rimettere nell'astuccio i bossoli sparati, con il risultato che si rompevano anziché essere recuperabili. Tale pratica aveva avuto inizio con la mitragliatrice Revelli M1914. Non mancavano i Mod. 34 da 75/46 mm Ansaldo, e il Flak 18 da 88/56 mm tedesco. Questi cannoni vennero usati fino a quando arrivarono i missili HAWK. I vari cannoni erano il Mod. 34 e 34M da 75 mm, entrato in servizio nel '34 come primo cannone antiereo terrestre di tipo moderno per l'Esercito, con gittata massima a.a. di 8.500 m e massima sull'orizzonte di 13.000, colpi completi da 10,6 kg e usato come Flak 264/2(i) dai Tedeschi, oltre che anche gli Alleati in Italia. Dal dicembre del '42 era in sostituzione con il Mod. 41C, dei quali erano disponibili 539 esemplari all'Armistizio, tra C mobili e P da postazioni fissa, più 29 su autocarri e una trentina su scafo M42 per compiti cacciacarri. La cadenza di tiro di questo che era il migliore cannone a.a. dell'esercito (e la versione originale da 90, per la Marina), tirava colpi fino a 11.400 m di quota o 16.700 di distanza, colpi da circa 10 kg per il proiettile, 17,7-18,7 kg completi. I Tedeschi ne riutizzarono 315 come Flak 41 o 309(i) 9 cm, gli altri vennero usati dagli Alleati. C'erano i cannoni Krupp Flak 18, 36 e 37, che tiravano colpi da 9,2 kg, ma nel 1950 la carenza di proiettili lo aveva messo fuori servizio, mentre continuò per esempio, in Yugoslavia e varie nazioni del Nord Europa. I cannoni britannici da 3,7 pollici overo 94 mm, erano armi capaci di sparare, come il 90/53, fino a 20 c.min, con alzo di 80°, colpi da 13 kg (solo considerando il proiettile vero e proprio), con una velocità alla bocca non molto alta (meno di 800 m.sec) tanto che la gittata contraerei utile era di 9.750 m, mentre la massima sull'orizzonte arrivava invece a ben 18.800 m. I Tedeschi lo usarono come Flak M39(e) 9,4 cm. Infine i cannoni americani, allorché nel 1938 l'US Army chiese un sostituto per il suo M3 da 76,2 mm. Ne venne fuori un cannone da 90 mm nei tipi M1, M1A1, M2A2 automatico. Era questo il cannone definitivo per la contraerea pesante italiana, capace di tirare fino a 27 c.min a 12.000 m con una balistica simile a quella del 90/53 (circa 850 m.sec) proiettili da 10,6 kg con alzo fino a 80°.
 
Quanto alle artiglierieAltri semoventi nonfurono c'eranoquelli checontrocarri prodottitipo americani.gli La prima serie di armi fu quella prodotta con scafi postbellici o bellici. Per esempio, l'M7 'Priest' era uno dei semoventi, con lM36'''obice da 10590 mm (ribattezzato nel dopoguerra M101), adottatoveicoli dagli italiani, molto diverso dai loro del periodo bellico ma moltoche piùsu efficacescafo (seppureSherman quasi inutilizzabilela come artiglieria d'assalto, che non era il suo scopo) come artiglieria campale per calibro, gittata, autonomiapotenza di fuoco. Altridi semoventiun furono quelli controcarri tipo gli M36 da 90 mmM26. Poi arrivarono anche altri mezzi: per esempio, l''''M52''' sempre con obice da 105 mm, e con la caratteristica molto insolita di ospitare in torretta anche il pilota, per cui era dotato di una torretta alta e grossa, ma brandeggiabile solo per 60 gradi per lato, e uno scafo basso. Era un mezzo molto mobile dato che aveva base sullo scafo del carro leggero M41 Walker Bulldog, con corazze d'acciaio da mezzo pollice (12,7 mm) di spessore, abbastanza per resistere solo al fuoco delle armi leggere e schegge, ma si trattava di una protezione completa,anche per il tetto del mezzo prima assente. L'Italia adottò il carro leggero M24 ma non il successivo M41: tuttavia, le sue versioni d'artiglieria furono l'eccezione alla regola. Un'altra eccezione, oltre l'M52, fu quella dei semoventi, sempre su scafo M41, del tipo M44: stavolta erano armati con pezzi da 155 da 14 km di gittata, che erano tuttavia molto impegnativi per lo scafo di un carro leggero, quindi vennero ospitati in una postazione convenzionale, con tetto aperto per ridurre il peso complessivo. Queste armi erano, attorno al '90, ancora nominalmente in carico.
 
Se gli M41 come tali non servirono mai nell'E.I, ma questo accadde per i derivati d'artiglieria, questo vale anche per gli M48. Se qualcuno chiedesse se questi carri abbiano mai servito nell'E.I. la risposta non dovrebbe essere un secco no, ma un 'dipende'. Infatti almeno la componente veicolare servì nell'E.I, ma sotto mentite spoglie: quelle dell''''M55'''. Questo era un semovente da 203 mm con obice derivato da quello dell''''M115'''. Solo pochi esemplari vennero prodotti perché é ben vero che poteva offrire protezione integrale all'equipaggio (cosa molto importante in un ambiente NBC, anche se difficilmente aveva un impianto di filtraggio aria, almeno inizialmente), ma questo bestione, su scafo M48, era davvero un mezzo lento e pesante. E pensare che rinunciava comunque ad una torretta rotante: aveva solo una postazione con brandeggio limitato in una casamatta nella parte posteriore dello scafo. Per evitare di 'avvitarsi' in queste soluzioni che erano chiaramente poco pratiche, venne fatta una 'sterzata' e si ritornò a veicoli leggeri ma economici e altamente mobili, che pagavano tutto questo con l'assenza di protezione per i serventi (solo il pilota era in pratica protetto in qualche modo). Ecco quindi gli M110, molto più graditi degli M55, ed ecco quindi la preferenza per la lunga gittata (=meno esposizione; in Vietnam erano per esempio gli unici a superare in gittata l'M46 sovietico da 130 mm) degli M107, 32 km contro circa 15. Il vantaggio però è stato eroso dalla canna allungata a 39 calibri dell'M110A2 e dalla disponibilità di un vasto assortimento di munizioni, mentre l'M107 non ha capacità nucleare e non ha che una granata HE da 78 kg.
 
===I sistemi moderni===
Poi sono arrivati gli M109. Con che tempistica non è facile dire, ma ancora negli anni '80 ve n'erano in produzione 40 dell'ultimo lotto per un totale di 260 pezzi. Armati con un obice da 155/23 mm
 
Dotato della stessa artiglieria sistemata sull'M55, a suo tempo, o quanto meno con la stessa gittata di 14,6 km, ma con uno scafo progettato ad hoc, ben più spazioso e sopratutto con una torretta chiusa e interamente brandeggiabile, sulla falsariga di un grosso carro armato. Adesso è una configurazione standard: nel 1963 un pò meno. Alla fine degli anni '60 iniziarono ad entrare in servizio anche nell'E.I, ma non nella versione iniziale americana ma nel tipo aggiornato dalla Germania, l''''M109G''': ovvero con un obice modificato, capace di sparare ad un ritmo più elevato, anche se il dato di punta di 6 c. min non impedisce che il ritmo sostenuto è di circa 1 colpo al minuto o 3-4 per periodi brevi, non fosse altro che per la resistenza della canna al surriscaldamento.
 
L''''M109''' invece entrò in servizio nel 1963, con oltre 20002.000 esemplari prodotti. Questo semovente poteva contare su ottime doti di mobilità e una protezione completa per il proprio equipaggio. Ma i punti deboli erano anche che: l'autonomia, nononstante l'ottima meccanica, non era eccelsa; le capacità anfibie erano possibili solo dopo un 'accurata installazione di un kit. La protezione, in alluminio saldato, era ottima per ottimizzare la resistenza, ma per il resto era leggera e anche se copriva tutti i lati e il tetto del mezzo, era vulnerabile (un pò come la corazzatura degli M113) al fuoco delle armi pesanti, costosa e in caso di incendio il veicolo sarebbe stato irrecuperabile dato che il punto di fusione dell'alluminio è poco oltre i 600 gradi e per giunta ha la tendenza a bruciare. In ogni caso i veicoli in lega leggera hanno costituito una rivoluzione, ben più leggeri e tutto sommato economici (dato che richiedevano motori meno potenti) di quelli originariamente fatti in acciaio, specie se si aveva la pretesa di proteggere tutti i lati e garantire anche una torretta rotante.
 
Ma la mobilità venne pagata sia con la scarsa protezione e un costo unitario piuttosto alto (a parità di peso con mezzi in acciaio, non certo a parità di prestazioni, per i motivi suddetti), e con un obice che, anche se ampiamente dotato di un generosissimo freno di bocca a luce singola di grandi dimensioni, e di un estrattore di fumi, continuava ad avere una gittata relativamente ridotta. Così nel 1972 apparve l'M109A1 con un pezzo da 155/39 mm che in teoria avrebbe garantito 18,1 km, mentre l'OTO Melara sperimentò una bocca da fuoco (non è chiaro se montata su qualche M109) analoga, ma più pesante e capace di resistere a pressioni sufficienti per raggiungere i 24 km. In pratica era un'arma equivalente a quella dell'FH-70 in sviluppo. La b.d.f. americana di fatto non offriva che le stesse prestazioni dell'obice rielaborato dai tedeschi, così arrivò l'M109A2 con un sistema di caricamento, complesso rento recuperatore e circuito idraulico rielaborato, ma sopratutto un'altro pesante limite dell'M109 (oltre alla scarsa protezione, scarsa gittata e costo non trascurabile) venne superato, quello della scarsa capacità dei depositi munizioni di appena 28 colpi: con un nuovo deposito principale da 22 colpi nella parte posteriore del veicolo vennero raggiunti i 36 proiettili, ben più adatti per un'azione di fuoco. Gli M109 base portati allo standard A2 venivano denominati M109A3. In teoria gli M109A2/A3 avrebbero dotuvo raggiungere i 22.500 m con munizioni normali (alla massima carica di lancio, la 8) e addirittura i 30.000 con quelle a razzo: ma in pratica, a causa dei limiti di resistenza delle canne, a valori ancora simili a quelli dell'M109A1 e quindi, appena meglio delle artiglierie semoventi avversarie come i 2S3 da 17-18 km.
I sistemi più importanti erano i missili tattici Lance, essenzialmente per la loro capacità nucleare e la loro precisione, con un raggio di 124 km con testata nucleare di 212 kg e di 64 km con testata HE da 454 kg. Erano in organico ad un apposito gruppo 'Lance' e le testate nucleari erano ovviamente sotto controllo americano. In tutto l'E.I. dovrebbe averne ricevuti circa un centinaio, di cui alcune decine (forse un l'anno) lanciati in esercitazioni con lanci dai poligoni della Sardegna.
 
Il vecchio '''M56''' della OTO divenne un best-seller: l'Italia ne comprò ben 320 per le 5 brigate alpine e per la brigata paracadutisti. Ma tante altre nazioni, tra cui la Gran Bretagna e il Canada, nonché l'Argentina, lo comprarono. Doveva essere usato smontato in carichi someggiabili, e assemblato essere trasportabile da un elicottero sospeso sotto la fusoliera. Entrò in produzione nel '57 dopo che l'omologazione arrivò l'anno prima, ed entro il 1984, pur avendo un mercato di nicchia, ne erano stati venduti 2.400, e ancora la produzione continuava. Ma la gittata era un pò troppo corta e armi come il cannone leggero ROF da 105 mm l'avevano sostituito e per questo non c'é stato lo scontro fratricida tra gli obici inglesi e quelli argentini, di cui vennero portate 5 batterie su 30 pezzi complessivi. La cedevolezza del terreno non consentiva l'uso di armi più pesanti di quelle da 105 mm. Quanto al Modello 56 tra le sue caratteristche v'é la coda divaricabile, e la possibilità di bloccare le ruote in posizione 'normale' e in quella' controcarri. Nel primo caso l'alzo è di -5/+65 e la direzione di 36 gradi complessivi. Nel secondo l'alzo è di -5/+25 gradi mentre la direzione resta di 36 gradi complessivi (18 per lato), non entusiasmante per il compito controcarri. In ogni caso così l'altezza dell'arma dal terreno scende da ben 1,93 m a 1,55. Spesso lo scudo anteriore è smontato per ridurre il peso. In tutto, sopratutto, è possibile scomporre in 11 carichi tutto l'obice, e vi sono sette uomini per la squadra di servizio. Senza traino animale, tipico delle truppe da montagna, è invece possibile il traino con un veicolo come la Land Rover a passo lungo, o l'aviotrasporto da parte (sotto la fusoliera) di un UH-1 o di un Wessex- Le munizioni sono le stesse degli M101 e M102 americani, tra cui quella HE da 21,06 kg (comprese le cariche di lancio? il proiettile da 105 mm tipicamente pesa circa 15 kg, la risposta è che si tratta di proiettili semi-fissi, senza una separazione netta tra cariche e munizione, ma un abbinamento da caricare poi dentro la volata), con v. iniziale di 472 ms, poi anche proiettili HEAT, illuminanti, e un HEAT capace di perforare 102 mm (forse angolata, altrimenti sarebbe un valore molto modesto), pesante 16,7 kg, su di un raggio difficilmente superiore a poche centinaia di metri.
 
*Calibro 105 mm lunga 14 calibri
*Direzione: 36 gradi
 
[[File:Feldhaubitze_155mm.JPG|300px|right|]]
Gli '''FH-70''' erano un elemento fondamentale per l'innovazione dell'artiglieria, con un programma firmato nel 1968 a livello binazionale, come si è detto. Gli inglesi dovevano sostituire i cannoni da 140 mm, i tedeschi l'obice M114 da 155 mm. Doveva avere elevata gittata, gittata elevata, alta mobilità e via discorrendo. Vi furono 19 prototipi, e nel 1970 si associò l'Italia a pieno titolo, dopo avere fatto studi in merito con l'OTO Melara. Nel 1976 si giunse all'omologazione e i primi arrivarono in servizio nel 1978. Le linee di produzione furono 3: la Vickers Shipbuilding and Engineering Ltd, quella che poi sarebbe diventata nota semplimente come VSEL che avrebbe costruito 72 cannoni-obici (la Gran Bretagna ebbe la minore produzione, ma rimase il Paese guida per la versione trainata, dato che la Germania ebbe il ruolo di leader per quella semovente), 164 da parte della OTO in Italia, 216 per la Rheinmetall.
 
La b.d.f. è lunga 6,022 m con un freno di bocca a doppio deflettore e congegno di chiusura a semiautomatico con otturatore a cuneo, mentre l'affusto è a code divaricabili. Inoltre nella parte anteriore v'é una APU, un motore a scoppio capace di consentire movimenti autonomi a 16 kmh di velocità massima, ma anche di fornire energia per il servosterzo, per il servomeccanismo di abbassemento delle ruote principali e della coda. Quanto alla marcia, questa avviente con l'arma ruotata di 180 gradi e bloccata sopra la coda. L'angolo di elevazione può influire sulla cadenza di tiro e allora è stato installato un sistema di caricamento semiautomatico che funziona con qualsiasi angolo d'elevazione, ed ha una piattaforma di caricamento. E' possibile sparare 3 proiettili in appena 13 secondi e 6 colpi in un minuto, che possono essere di 3 tipi: HE da 43,5 kg, nebbiogeno con esplusione dal fondello delle sostanze nebbiogente, illuminante, capace di erogare 1 milione di candele per un minuto mentre scende col paracadute. In seguito sarebbe stato possibile usare altre munizioni, come quelle a grappolo e quella a razzo, del tipo americano M549A1 con gittata di 30 km . Quanto alla squadra di servizio, è di 8 uomini. Almeno inizialmente i sistemi di trazione erano, per i tedeschi, gli autocarri MAN 6x6 d 7 t, il Fiat 66066 TM 6x6, e il Foden britannico, pure 6x6. C'era bisogno di mezzi potenti, dato che tutte queste caratteristiche moderne erano pagate con un prezzo in peso non irrilevante, anche se non eccessivo. In tutto le caratteristiche, grossomodo pari a quelle del TR francese e tra le migliori delle armi dell'epoca, erano:
*Direzione: 56 gradi
 
Un altro mezzo importante è stato l''''MLRS'''. Questo sistema, chiamato anche 'Steel Rain', è stato commercializzato in Europa dalla MLRS International Corporation o MIC, basata in Inghilterra, che commercializzava l'arma prodotta dal consorzio multinazionele EPG britannico-tedesco-francese-italiano. Alla fine del 1995 è stato sciolto e riassorbito, come attività, dalla Loral-Vought americana. In tutto ha prodotto qualcosa com 284 lanciarazzi a 12 colpi su scafo M2 Bradley, con qualcosa come 190.000 razzi Phase I e II.
 
Quelli italiani hanno cominciato ad affluire verso la fine anni '80-inizio anni '90 con due dei 22 mezzi necessari per il 3° Reggimento 'Volturno'. In tutto sarebbero stati assegnati a questo solo reggimento, e mostrati per la prima volta nel 1994 in una esercitazione, nella quale tuttavia non spararono razzi per la minaccia che il vento in quota facesse finire fuori traiettoria questi razzi rispetto al bersaglio del poligono. In tutto questi 22 MLR, entrati in servizio nella prima metà degli anni '90 hanno avuto, almeno a che si sapeva all'epoca, circa 6000 razzi di cui un buon 10% addestrativi. Non erano pochi, ma in proporzione meno numerosi del resto: 272 razzi per lanciatore (oltre 20 ricariche complete, ciascuna delle quali capace di colpire circa 1 kmq) contro 669. Anche così, con meno di 20002.000 razzi vennero lanciati in Desert Storm e furono sufficienti ugualmente per vincere la guerra.
 
Oltre al reggimento in parola, avrebbero dovuto essere costituiti altri 3 reggimenti sui sistemi ruotati FIROS 30, che nonostante il minor calibro di 122 anziché 227 mm, avevano una gittata maggiore di 36 km anziché 32 scarsi: infatti l'MLRS non puntava tanto alla gittata ma alla potenza di fuoco, con una testata molto potente (in seguito sarebbe stata alleggerita per ottenere gittate molto maggiori di 40 km). Questi lanciarazzi, montati su moderni autocarri 6x6 leggermente corazzati erano armi moderne, che curiosamente replicavano esattamente il layout dei BM-21 (40 tubi da 122 mm) anche se qui erano divisi in due gruppi di lancio. Erano molto moderni e costituivano l'evoluzione dei Firos 25, venduti in alcuni pezzi negli Emirati Arabi negli anni '80. La gittata era stata maggiorata con i FIROS 30, prodotti dalla SNIA-BPD come armi moderne per le esigenze tattiche, relativamente economiche e con un mezzo ruotato mobile e di costo piuttosto ridotto. Una batteria sperimentale, dal costo di 40 miliardi, doveva essere comprata nel 1992, con 6 mezzi. A seguire altri 54 sarebbero stati comprati nel 1995-99, al termine delle valutazioni, per una spesa complessiva di 440 miliardi da reperire nei bilanci ordinari. La cosa però, per quanto interessante (abbinare ai costosi MLRS un sistema più economico me nondimeno moderno) , non è mai partita: a quanto pare, a parte le dimostrazioni di fuoco con uno o più lanciatori, nemmeno la batteria sperimentale è stata mai acquistata.
Poi c'erano, come detto, i missili I-HAWK. In attesa della loro sostituzione con i missili Aster, l'aggiornamento era continuo. Questi ordigni erano stati aggiornati ancora, per esempio, attorno agli inizi degli anni '90 con una spesa, per migliorarne le ECCM e altri sistemi, di ben 431 miliardi, ovvero 1 abbondante per ciascun missile su rampa di lancio (a parte le armi di riserva, forse altre centinaia), o 3+ per ogni rampa di lancio e quasi 20 per ciascuna batteria, tanto per dare un'idea di come anche un programma d'aggiornamento per sistemi ben collaudati possa rappresentare un costo non indifferente. Molto mobile pur essendo un sistema trainato, con gittata di oltre 40 km e quota grossomodo tra 30 e 11.000 o forse addirittura 18.000 m (presumibilmente per l'I-HAWK, con motore e al tempo stesso testata potenziati), era ancora un sistema molto temibile grazie sopratutto ad un'elettronica mantenuta molto aggiornata. Condivideva con gli ancora più potenti ma obsoleti e fissi NIKE Hercules dell'AMI la difesa dello spazio aereo nazionale, essenzialmente schierato nel N.E. italiano (come gli Hercules).
 
===L'artiglieria dei tempi moderni===
Nondimeno, tornando alla situazione dell'artiglieria al 1990<ref>RID gennaio 1991 pag. 14 </ref>, questa non era certo eccezionale. Delle oltre 2.100 artiglierie censite, quelle che erano realmente presenti (al di là dei trucchi contabili) erano 1.090. E di queste, almeno 190 non erano più praticamente utilizzabili. I potenti FH-70, che erano tuttavia armi trainate, erano 164 armi; altri 260 erano gli M109, di cui solo qualche decina aggiornata allo standard L, l'unica valevole di menzione come capacità moderne; poi c'erano i 320 vecchi M56, utili per unità di fanteria leggera ma obsolescenti, i 18 M107 e 36 M110A2, oltre a 70 vecchi M114, superstiti di una produzione che dal 1941 al 1945 vide 6.000 artiglierie prodotte. In tutto, tolti almeno 186 pezzi messi nei depositi e in pratica già radiati (gli 108 M-44, 36 M-55, 42 M59) ma in realtà ridotti probabilmente a solo 858 realmente in servizio o nei depositi di pronto impiego (M114, M109, M107, M110A2, FH-70, Modello 56). Mancavano ancora totalmente i lanciarazzi MLRS, mentre i semoventi da 25 mm erano ancora piuttosto pochi e con scarse munizioni.
 
L'artiglieria era quindi ancora una risorsa valida anche se costosa, ma molti programmi avrebbero finito la loro corsa in un vicolo cieco. I FIROS 30 non hanno avuto seguito, pur essendo mezzi validi; gli OTOMATIC non hanno avuto seguito e d'altro canto non avevano un programma specifico già approvato; i semoventi autocarrati da 155 mm, e quelli cingolati da 40 non hanno avuto nemmeno questi futuro. Alla fine l'unico vero programma di successo è stato quello per i mortai rigati e sopratutto quello dei PzH 2000, nel 1995 ancora pensati per un lotto di una trentina di esemplari, poi lievitati leggermente.
 
===La situazione al 1998<ref>Gianvanni, Piero: ''Il nuovo volto dell'artiglieria'', P&D Giugno 1998 pagg. 52-59</ref>===
All'epoca la situazione era questa: dei reggimenti di FH-70 trainati, per un totale di 164 armi comprate, ve n'erano in distribuzione per 5 reggimenti di artiglieria: 4 sono del supporto generale dipendenti dal Comando Raggruppamento Artiglieria del COMSUP. Attenzione: il COMSUP aveva 5 reggimenti e 5 erano pure quelli di FH-70 ma non erano equivalenti: il 5o Reggimento della struttura di supporto generale era infatti il 3° 'Volturno' sugli MLRS. Così dei reggimenti di FH-70 4 erano in carico assieme a questi, mentre il quinto reggimento era ancora in carico alla brigata 'Pozzuolo del Friuli'. Tutti i reggimenti erano rafforzati al meglio, con il passaggio delle batterie a 8 pezzi d'artiglieria per una, ripartita in 2 sezioni da 4 armi l'una. Quindi 5 reggimenti avevano 120 armi da 155/39 mm, mentre le altre 44, teoricamente sufficienti almeno per un sesto reggimento ( o per altri 4 se l'ordinamento era ancora per batterie su sei pezzi l'una), erano nei depositi o per le scuole. L'artiglieria comprendeva anche i reggimenti delle brigate di alpini armati con il 105/14 mm, mentre la brigata 'Folgore' era recentemente passato, per il suo 185° Reggimento, a 24 mortai da 120 mm rigati Thomson-Brandt MO-120-RT-61. Questi erano i mortai definitivi, ma come 'interim' tra l'obice e il mortaio rigato v'é stato il mortaio liscio, sempre della Brandt, usato come supplenza prima dell'arrivo del nuovo mortaio rigato da 13 km di gittata con proiettili a razzo.
 
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