Differenze tra le versioni di "Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Italia: esercito 2"

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Wikificazione basilare AWB
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Poi sono arrivati gli M109. Con che tempistica non è facile dire, ma ancora negli anni '80 ve n'erano in produzione 40 dell'ultimo lotto per un totale di 260 pezzi. Armati con un obice da 155/23 mm
 
 
Dotato della stessa artiglieria sistemata sull'M55, a suo tempo, o quanto meno con la stessa gittata di 14,6 km, ma con uno scafo progettato ad hoc, ben più spazioso e sopratutto con una torretta chiusa e interamente brandeggiabile, sulla falsariga di un grosso carro armato. Adesso è una configurazione standard: nel 1963 un pò meno. Alla fine degli anni '60 iniziarono ad entrare in servizio anche nell'E.I, ma non nella versione iniziale americana ma nel tipo aggiornato dalla Germania: ovvero con un obice modificato, capace di sparare ad un ritmo più elevato, anche se il dato di punta di 6 c. min non impedisce che il ritmo sostenuto è di circa 1 colpo al minuto o 3-4 per periodi brevi, non fosse altro che per la resistenza della canna al surriscaldamento.
 
I sistemi più importanti erano i missili tattici Lance, essenzialmente per la loro capacità nucleare e la loro precisione, con un raggio di 124 km con testata nucleare di 212 kg e di 64 km con testata HE da 454 kg. Erano in organico ad un apposito gruppo 'Lance' e le testate nucleari erano ovviamente sotto controllo americano. In tutto l'E.I. dovrebbe averne ricevuti circa un centinaio, di cui alcune decine (forse un l'anno) lanciati in esercitazioni con lanci dai poligoni della Sardegna.
 
 
 
Il vecchio M56 della OTO divenne un best-seller: l'Italia ne comprò ben 320 per le 5 brigate alpine e per la brigata paracadutisti. Ma tante altre nazioni, tra cui la Gran Bretagna e il Canada, nonché l'Argentina, lo comprarono. Doveva essere usato smontato in carichi someggiabili, e assemblato essere trasportabile da un elicottero sospeso sotto la fusoliera. Entrò in produzione nel '57 dopo che l'omologazione arrivò l'anno prima, ed entro il 1984, pur avendo un mercato di nicchia, ne erano stati venduti 2.400, e ancora la produzione continuava. Ma la gittata era un pò troppo corta e armi come il cannone leggero ROF da 105 mm l'avevano sostituito e per questo non c'é stato lo scontro fratricida tra gli obici inglesi e quelli argentini, di cui vennero portate 5 batterie su 30 pezzi complessivi. La cedevolezza del terreno non consentiva l'uso di armi più pesanti di quelle da 105 mm. Quanto al Modello 56 tra le sue caratteristche v'é la coda divaricabile, e la possibilità di bloccare le ruote in posizione 'normale' e in quella' controcarri. Nel primo caso l'alzo è di -5/+65 e la direzione di 36 gradi complessivi. Nel secondo l'alzo è di -5/+25 gradi mentre la direzione resta di 36 gradi complessivi (18 per lato), non entusiasmante per il compito controcarri. In ogni caso così l'altezza dell'arma dal terreno scende da ben 1,93 m a 1,55. Spesso lo scudo anteriore è smontato per ridurre il peso. In tutto, sopratutto, è possibile scomporre in 11 carichi tutto l'obice, e vi sono sette uomini per la squadra di servizio. Senza traino animale, tipico delle truppe da montagna, è invece possibile il traino con un veicolo come la Land Rover a passo lungo, o l'aviotrasporto da parte (sotto la fusoliera) di un UH-1 o di un Wessex- Le munizioni sono le stesse degli M101 e M102 americani, tra cui quella HE da 21,06 kg (comprese le cariche di lancio? il proiettile da 105 mm tipicamente pesa circa 15 kg, la risposta è che si tratta di proiettili semi-fissi, senza una separazione netta tra cariche e munizione, ma un abbinamento da caricare poi dentro la volata), con v. iniziale di 472 ms, poi anche proiettili HEAT, illuminanti, e un HEAT capace di perforare 102 mm (forse angolata, altrimenti sarebbe un valore molto modesto), pesante 16,7 kg, su di un raggio difficilmente superiore a poche centinaia di metri.
 
 
*Calibro 105 mm lunga 14 calibri
*Alzo: -5/+65 gradi
*Direzione: 36 gradi
 
 
Gli FH-70 erano un elemento fondamentale per l'innovazione dell'artiglieria, con un programma firmato nel 1968 a livello binazionale, come si è detto. Gli inglesi dovevano sostituire i cannoni da 140 mm, i tedeschi l'obice M114 da 155 mm. Doveva avere elevata gittata, gittata elevata, alta mobilità e via discorrendo. Vi furono 19 prototipi, e nel 1970 si associò l'Italia a pieno titolo, dopo avere fatto studi in merito con l'OTO Melara. Nel 1976 si giunse all'omologazione e i primi arrivarono in servizio nel 1978. Le linee di produzione furono 3: la Vickers Shipbuilding and Engineering Ltd, quella che poi sarebbe diventata nota semplimente come VSEL che avrebbe costruito 72 cannoni-obici (la Gran Bretagna ebbe la minore produzione, ma rimase il Paese guida per la versione trainata, dato che la Germania ebbe il ruolo di leader per quella semovente), 164 da parte della OTO in Italia, 216 per la Rheinmetall.
 
Oltre al reggimento in parola, avrebbero dovuto essere costituiti altri 3 reggimenti sui sistemi ruotati FIROS 30, che nonostante il minor calibro di 122 anziché 227 mm, avevano una gittata maggiore di 36 km anziché 32 scarsi: infatti l'MLRS non puntava tanto alla gittata ma alla potenza di fuoco, con una testata molto potente (in seguito sarebbe stata alleggerita per ottenere gittate molto maggiori di 40 km). Questi lanciarazzi, montati su moderni autocarri 6x6 leggermente corazzati erano armi moderne, che curiosamente replicavano esattamente il layout dei BM-21 (40 tubi da 122 mm) anche se qui erano divisi in due gruppi di lancio. Erano molto moderni e costituivano l'evoluzione dei Firos 25, venduti in alcuni pezzi negli Emirati Arabi negli anni '80. La gittata era stata maggiorata con i FIROS 30, prodotti dalla SNIA-BPD come armi moderne per le esigenze tattiche, relativamente economiche e con un mezzo ruotato mobile e di costo piuttosto ridotto. Una batteria sperimentale, dal costo di 40 miliardi, doveva essere comprata nel 1992, con 6 mezzi. A seguire altri 54 sarebbero stati comprati nel 1995-99, al termine delle valutazioni, per una spesa complessiva di 440 miliardi da reperire nei bilanci ordinari. La cosa però, per quanto interessante (abbinare ai costosi MLRS un sistema più economico me nondimeno moderno) , non è mai partita: a quanto pare, a parte le dimostrazioni di fuoco con uno o più lanciatori, nemmeno la batteria sperimentale è stata mai acquistata.
 
 
Come armi contraerei v'era stata una serie di armi grossomodo standard per la NATO. Gli affusti 'Maxon Mount', con tanto di radar di tiro, erano diffusi fino a non molti anni fa, poi essenzialmente rimpiazzati dai missili Stinger. Con le loro 4 mitragliatrici da 12,7 mm e un affusto molto reattivo erano ancora dei sistemi rispettabili a bassa quota, anche se molti utenti avevano rimpiazzati le 4 mitragliere da 12,7 mm con 2 armi da 20 mm di maggiore efficacia, specie per i proiettili esplosivi. I Bofors da 40 mm erano un'altra presenza 'standard'. Erano del tipo L70 ovvero l'arma, postbellica, apparsa come seguito all'L/60 (in realtà, pare, fosse addirittura un'L56, come l' 88 tedesco). L'L70, ampiamente prodotto su licenza dalla Breda, aveva una maggiore velocità iniziale e quindi gittata, precisione, letalità, con un raggio di tiro pratico di circa 4 km anziché 3, e inoltre sparava a 230 colpi al minuto (ma almeno nei tipi navali si sono presto raggiunti i 300), poi portati presumibilmente a 300 con i successivi aggiornamenti (essenzialmente, l'aumento rispetto all'L60 è stato consentito dal fatto di anticipare l'estrazione del bossolo prima della fine del rinculo, camerando subito dopo la granata successiva), e le munizioni, specie quelle antiaeree con spoletta di prossimità sono molto superiori. Il tipo PHFE ha un peso di circa 900 gr, e può scheggiarsi in oltre 2.400 frammenti di cui 600 sono biglie di tungsteno capaci di perforare fino a 12 mm d'acciaio, con un raggio di scoppio di circa 6-7 m.
 
Poi c'erano, come detto, i missili I-HAWK. In attesa della loro sostituzione con i missili Aster, l'aggiornamento era continuo. Questi ordigni erano stati aggiornati ancora, per esempio, attorno agli inizi degli anni '90 con una spesa, per migliorarne le ECCM e altri sistemi, di ben 431 miliardi, ovvero 1 abbondante per ciascun missile su rampa di lancio (a parte le armi di riserva, forse altre centinaia), o 3+ per ogni rampa di lancio e quasi 20 per ciascuna batteria, tanto per dare un'idea di come anche un programma d'aggiornamento per sistemi ben collaudati possa rappresentare un costo non indifferente. Molto mobile pur essendo un sistema trainato, con gittata di oltre 40 km e quota grossomodo tra 30 e 11.000 o forse addirittura 18.000 m (presumibilmente per l'I-HAWK, con motore e al tempo stesso testata potenziati), era ancora un sistema molto temibile grazie sopratutto ad un'elettronica mantenuta molto aggiornata. Condivideva con gli ancora più potenti ma obsoleti e fissi NIKE Hercules dell'AMI la difesa dello spazio aereo nazionale, essenzialmente schierato nel N.E. italiano (come gli Hercules).
 
 
 
Nondimeno, tornando alla situazione dell'artiglieria al 1990<ref>RID gennaio 1991 pag. 14 </ref>, questa non era certo eccezionale. Delle oltre 2.100 artiglierie censite, quelle che erano realmente presenti (al di là dei trucchi contabili) erano 1.090. E di queste, almeno 190 non erano più praticamente utilizzabili. I potenti FH-70, che erano tuttavia armi trainate, erano 164 armi; altri 260 erano gli M109, di cui solo qualche decina aggiornata allo standard L, l'unica valevole di menzione come capacità moderne; poi c'erano i 320 vecchi M56, utili per unità di fanteria leggera ma obsolescenti, i 18 M107 e 36 M110A2, oltre a 70 vecchi M114, superstiti di una produzione che dal 1941 al 1945 vide 6.000 artiglierie prodotte. In tutto, tolti almeno 186 pezzi messi nei depositi e in pratica già radiati (gli 108 M-44, 36 M-55, 42 M59) ma in realtà ridotti probabilmente a solo 858 realmente in servizio o nei depositi di pronto impiego (M114, M109, M107, M110A2, FH-70, Modello 56). Mancavano ancora totalmente i lanciarazzi MLRS, mentre i semoventi da 25 mm erano ancora piuttosto pochi e con scarse munizioni.
 
 
 
Negli anni '90 vennero introdotte molte novità e di fatto l'artiglieria venne rinnovata e svecchiata, con una riduzione in quantità e un aumento d'efficienza, al solito per gli eserciti del dopo-Guerra fredda<ref>Stanglini, Ruggero: ''L'artiglieria si rinnova'' P&D Novembre 1995 pagg. 30-37</ref>.
 
L'artiglieria era quindi ancora una risorsa valida anche se costosa, ma molti programmi avrebbero finito la loro corsa in un vicolo cieco. I FIROS 30 non hanno avuto seguito, pur essendo mezzi validi; gli OTOMATIC non hanno avuto seguito e d'altro canto non avevano un programma specifico già approvato; i semoventi autocarrati da 155 mm, e quelli cingolati da 40 non hanno avuto nemmeno questi futuro. Alla fine l'unico vero programma di successo è stato quello per i mortai rigati e sopratutto quello dei PzH 2000, nel 1995 ancora pensati per un lotto di una trentina di esemplari, poi lievitati leggermente.
 
 
 
===1998<ref>Gianvanni, Piero: ''Il nuovo volto dell'artiglieria'', P&D Giugno 1998 pagg. 52-59</ref>===
 
I semoventi dei tanti tipi in servizio fino a pochi anni prima si erano ridotti a due soli tipi: l'M109L e l'MLRS. Il primo era in carico a 8 reggimenti per complessivi 192 pezzi. Dell'MLRS si è già detto, ovviamente non era disposto a sua volta con un tale ordinamento ma si limitava a 18 sistemi del reggimento singolo a cui è stato assegnato. Ma prima di parlare del futuro, una rapida lista dei 'dispersi': anzitutto il compare 'leggero' del lanciarazzi americano, ovvero il FIROS 30, sistema d'arma di indubbio interesse e costi piuttosto bassi se non altro perché su piattaforma ruotata, avrebbe dovuto essere comprato in 60 sistemi per 3 reggimenti da affiancare agli MLRS, ma nemmeno la prima batteria sperimentale di 6 armi, dal costo di 40 mld, è stata mai comprata, nonostante fosse prevista già per il 1992 (ed erano comunque anni che il FIROS era in valutazione con alcuni veicoli di lancio); poi l'eterno 'desiderato', l'OTOMATIC, che oramai stava scadendo dall'orizzonte anche dei desideri, nonostante che il programma per 60-80 veicoli fosse tutt'altro che onerosissimo rispetto a quello per altri sistemi d'arma (dopotutto se il costo unitario era considerato eccessivo arrivando a quasi 6 mld, lo stesso si doveva pensare del FIROS o dell'Ariete, per non dire dell'MLRS); il semovente su scafo Centauro con artiglieria FH-70; e il piuttosto discutibile (scafo di carro con motore da 830 hp per un singolo pezzo da 40 mm su postazione scoperta) semovente antiaereo Leopard/Bofors, che era una specie di 'supplente povero' dell'OTOMATIC ma giudicato non idoneo; i pezzi da 40 mm erano invece in fase di dismissione e messa in riserva, visto che il sistema ibrido Skyguard/Bofors non venne ritenuto nel suo complesso convincente.
 
 
Per il futuro le cose avrebbero preso una svolta con una drastica riduzione quantitativa e al tempo stesso, con un aggiornamento tecnologico notevole. I sistemi d'artiglieria semoventi e trainati da 155 mm operativi, almeno in unità di prima linea, erano già ridotti a 18 MLRS e 312 pezzi da 155/39 mm (tutti con la stessa canna, quella dell'FH-70), 24 mortai rigati da 120 mm e alcune decine di obici da 105/14 mm Mod.56, il tutto pari a circa un terzo del parco disponibile un decennio prima. La successiva fase avrebbe visto la riduzione a 4 reggimenti degli FH-70, 2 per il supporto generale e 2 per le brigate delle Forze di Difesa o FOD. Ma sopratutto, i reggimenti di M109L sarebbero pure diventati 4, ovvero appena la metà del totale presente: anche qui con la stessa ripartizione tra brigate e supporto. A quel punto da 13 reggimenti si sarebbe scesi a otto, con 192 armi complessive. Gli obici da 105 mm sarebbero stati rimpiazzati dai nuovi pezzi ultraleggeri da 155/39 mm, per i reggimenti delle unità alpine e della brigata 'Pozzuolo del Friuli'. Questo programma per l'obice da 155 leggero era voluto dai Marines, che avrebbero avuto l'UFH (Ultralightweight Field Howitzer) sviluppato dalla britannica VSEL e dall'americana Textron. Erano previste le valutazioni proprio per il 1998 da parte dell'USMC, con un'opzione per 190 pezzi e un'esigenza addirittura di 600 armi (più di tutta l'artiglieria moderna italiana). I mortai da 120 mm rigati erano invece in valutazione a Nettuno con il munizionamento controcarri Strix, autoguidato da 120 mm, di produzione svedese. Quest'arma, apparsa anni prima, era stata vista in pubblico già nel 1992 con uno spettacolare test contro carri bersaglio Centurion, e dato l'apparente abbandono del programma tedesco per un analogo proiettile restava l'unico modo per un mortaio pesante d'ingaggiare direttamente un carro armato.
 
Per l'artiglieria moderna gli 'artigli' sono importanti, ma non sono da meno gli 'occhi' e il 'cervello'. Passati i tempi degli schieramenti 'ruota a ruota' di centinaia di armi, le battaglie d'artiglieria moderne somigliano a una lotta informatica, e così per combatterla gli eserciti moderni si attrezzano con sistemi adatti: apparati di navigazione terrestre (anche se tutto è diventato molto semplice dopo l'avvento del GPS), sistemi informatici, e sensori d'acquisizione. Il tutto in Italia faceva capo al SAGAT, già visto, in fse di aggiornamento nel software, al SIR (Sistema Informatico Reggimentale)l e finalmente all'arrivo del SORAO (per la sorveglianza) uno dei sottosistemi principali dell'ambizioso CATRIN. Il SORAO era incaricato della ricognizione ed in collaudo proprio attorno al 1998: aveva RPV Mirach 26 e 150, radar di sorveglianza e controbatteria, telemetri laser, visori IR termici, computer e data-link per la raccolta delle informazioni. Non era ancora uno schieramento completo: i radar di controbatteria pare che non fossero ancora presenti, mentre quelli di sorveglianza del terreno erano disponibili in due tipi, curiosamente di costruzione belga, controllabili a distanza e destinati ad operare in prossimità del campo di battaglia.
 
 
Per il resto da sottolineare come l'artiglieria si desse delle 'missioni' specifiche con 3 obiettivi: distruzione di centri operativi nell'entroterra nemico, colpi contro le prime linee, e conflitti a bassa intensità con azioni in aree dove operavano i 'peacekeepers' ovvero gli eserciti che dagli anni '90 hanno trovato la loro 'ragione d'essere' del dopo Guerra fredda: le missioni fuori area, spesso con intenzioni 'umanitarie', ma che sono purtroppo finite per sfociare, anno dopo anno, in vere e proprie guerre a bassa intensità laddove la politica ha abdicato all'uso della forza rispetto a quello della diplomazia (in altri termini, missioni che variano da un effettivo 'peace keeping', sia pure dai risultati oltremodo incerti in prospettiva, come in Kosovo e in Libano, a missioni in cui la guerra è mantenuta appena sotto un dito di cenere, come in Afghanistan o in Somalia). Per operare con scioltezza in caso di necessità, specie in termini di mobilità (anche se di fatto le missioni oltremare hanno tutt'altro che carattere di 'intervento rapido') vi sono state modifiche importanti alla struttura e filosofia dell'artiglieria: forze di proiezione, per reagire rapidamente ad eventuali crisi e missioni di 'peace keeping', forze di reazione, per la guerra convenzionale in ambito NATO, anche fuori area (il cosidetto 'peace enforcing', con buona pace dell'art.11), forze di presenza e sorveglianza, per la difesa del territorio nazionale. I cosidetti 'pacchetti di capacità' servono a definire proprio queste missioni con l'invio di unità piccole, ma complete e complesse. La 'Folgore' e la 'Friuli' (diventata brigata aeromobile, pur nascendo come divisione corazzata) fanno parte della prima categoria.
 
== Note ==
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