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L'artiglieria dell'Esercito italiano, da sempre molto importante (nel giugno 1940 v'erano oltre 12.000 pezzi in servizio da oltre 47 mm, anche se la maggior parte erano obsoleti), è rimasta tale nel tempo fino ai nostri giorni. In generale, data la dipendenza italiana dall'artiglieria americana, si seguirà qui una esposizione che parla anche della genesi di quest'ultima, com supporto alla descrizione delle armi poi impiegate dall'E.I. dopo il 1945.
L'artiglieria dell'Esercito italiano, da sempre molto importante (nel giugno 1940 v'erano oltre 12.000 pezzi in servizio da oltre 47 mm, anche se la maggior parte erano obsoleti), è rimasta tale nel tempo fino ai nostri giorni. Ancora nel 1990 gli accordi CFE conteggiavano un totale di ben 2.153 pezzi d'artiglieria. Ma questo totale era semplicemente falso. Bisoga dire che il trattato considerava pezzi d'artiglieria che fossero contemporaneamente sia di calibro superiore al 100 mm, che con canna rigata. Dunque nessuno degli 800 e passa mortai da 120 mm, come nessuno degli oltre 250 cannoni da 40 mm antiaerei, poteva essere conteggiato nel totale, e lo stesso vale per i cannoni SR da 106 mm del tipo M40 (che forse hanno contribuito al 'trucco' contabile, essendo sia di oltre 100 mm che con canna rigata. Ma non sono artiglierie convenzionali e non sono assolutamente assegnate ad alcun reparto d'artiglieria). Quello che realmente esisteva all'epoca, attorno al 1990, nelle batterie dell'Esercito (depositi inclusi) era un totale di 320 obici M56 someggiabili, per le 5 brigate alpine, calibro 105/14 mm, con gittata di 10,6 km; a salira s'incontravano 70 M114 americani da 155 mm, ben 164 cannoni-obici FH-70 da 155/39 mm con gittata di 24 km, 42 vecchi cannoni M59 (americani come gli M114) da 155 mm, 36 M115 da 203 mm (idem); come semoventi vi erano un totale di ben 360 M109G e (pochi) già aggiornati allo standard L (con cannone.obice da 155/39 mm anziché 155/23 e gittata di 24 km anziché 18); 18 M107 da 175 mm, 36 M110A2 da 203 mm, 108 M-44 e 36 M55. Sono tutte armi americane, eccetto gli obici someggiabili M56 italiani, e gli FH-70 tri-nazionali, come anticipazione del consorsio dei Tornado: ovvero, 72 armi per la Gran Bretagna (che nondimeno aveva la leadership per la versione trainata), 164 per l'Italia, e ben 212 per la Germania Ovest (che ebbe la leadership per la versione semovente SP-70, poi cancellata nel 1987). Era un'artiglieria potente e rappresentava un'arma di nuova generazione, al cui livello avrebbero dovuto essere convertiti gli M109 G con una bocca da fuoco del tutto equivalente. Gli M107 erano in predicato di essere aggiornati, come in effetti sarà, trasformandoli in M110A2, dato che questi avevano quasi la stessa gittata ma con una granata ben più pesante: ma in realtà, la maggiore ragione si trovava forse nel fatto che si trattava di artiglierie con capacità nucleare: gli israeliani, al contrario, apprezzano la maggior gittata degli M107 e li hanno mantenuti con tanto di proiettile a gittata prolungata del tipo a 'sabot', da 40 km di raggio. In concreto, non hanno cambiato la loro linea di pensiero, che prima dell'avvento dell'M110A2 con cannone prolungato vedeva decisamente in rovina l'M110. La trasformazione era facile, visto che lo chassis era lo stesso e quindi bisognava sostituire solo la b.d.f, cosa semplice dato che non era in torretta, ma in un affusto scoperto, come se fosse un'artiglieria trainata (dato che lo scafo non era assolutamente in grando di ospitare una torretta adatta alla necessità).
 
Molte delle trazioni artiglieresche risalgono al Rinascimento, ma sopratutto, alla Prima guerra mondiale, in cui l'Esercito entrò con un parco d'artiglierie deficitario (come quasi tutti i belligeranti) ma riuscendo a porvi rimedio in pochi anni con un massiccio investimento, importazioni, produzioni su licenza e un gran numero di pezzi austro-ungarici. Ancora nel 1990 gli accordi CFE conteggiavano un totale di ben 2.153 pezzi d'artiglieria. Ma questo totale era semplicemente falso. Bisogna dire in merito, che il trattato considerava pezzi d'artiglieria che fossero contemporaneamente sia di calibro superiore al 100 mm, che con canna rigata. Dunque nessuno degli 800 e passa mortai da 120 mm come nessuno degli oltre 250 cannoni da 40 mm antiaerei, poteva essere conteggiato nel totale, e lo stesso vale per i cannoni SR da 106 mm del tipo M40 che forse hanno contribuito al 'trucco' contabile, essendo sia di oltre 100 mm che con canna rigata. Ma non sono artiglierie convenzionali, sono attrezzate solo per il tiro diretto, e non sono assolutamente assegnate ad alcun reparto d'artiglieria. Con questi criteri si potrebbe considerare artiglieria da 'CFE' anche i cannoni da 105 mm dei carri armati, essendo questi sia rigati che oltre i 100 mm (e oltretutto non del tipo 'senza rinculo', ma armi relativamente convenzionali).
 
L'artiglieria dell'Esercito italiano, da sempre molto importante (nel giugno 1940 v'erano oltre 12.000 pezzi in servizio da oltre 47 mm, anche se la maggior parte erano obsoleti), è rimasta tale nel tempo fino ai nostri giorni. Ancora nel 1990 gli accordi CFE conteggiavano un totale di ben 2.153 pezzi d'artiglieria. Ma questo totale era semplicemente falso. Bisoga dire che il trattato considerava pezzi d'artiglieria che fossero contemporaneamente sia di calibro superiore al 100 mm, che con canna rigata. Dunque nessuno degli 800 e passa mortai da 120 mm, come nessuno degli oltre 250 cannoni da 40 mm antiaerei, poteva essere conteggiato nel totale, e lo stesso vale per i cannoni SR da 106 mm del tipo M40 (che forse hanno contribuito al 'trucco' contabile, essendo sia di oltre 100 mm che con canna rigata. Ma non sono artiglierie convenzionali e non sono assolutamente assegnate ad alcun reparto d'artiglieria). Quello che realmente esisteva all'epoca, attorno al 1990, nelle batterie dell'Esercito (depositi inclusi) era un totale di 1090 pezzi d'artiglieria: 320 obici M56 someggiabili, per le 5 brigate alpine, calibro 105/14 mm, con gittata di 10,6 km; a salirasalire s'incontravano 70 M114 americani da 155 mm, ben 164 cannoni-obici FH-70 da 155/39 mm con gittata di 24 km, 42 vecchi cannoni M59 (americani come gli M114) da 155 mm, 36 M115 da 203 mm (idem); come semoventi vi erano un totale di ben 360 M109G e (pochi) già aggiornati allo standard L (con cannone.obice da 155/39 mm anziché 155/23 e gittata di 24 km anziché 18); 18 M107 da 175 mm, 36 M110A2 da 203 mm, 108 M-44 e 36 M55. Sono tutte armi americane, eccetto gli obici someggiabili M56 italiani, e gli FH-70 tri-nazionali, come anticipazione del consorsio dei Tornado: ovvero, 72 armi per la Gran Bretagna (che nondimeno aveva la leadership per la versione trainata), 164 per l'Italia, e ben 212 per la Germania Ovest (che ebbe la leadership per la versione semovente SP-70, poi cancellata nel 1987). Era un'artiglieria potente e rappresentava un'arma di nuova generazione, al cui livello avrebbero dovuto essere convertiti gli M109 G con una bocca da fuoco del tutto equivalente. Gli M107 erano in predicato di essere aggiornati, come in effetti sarà, trasformandoli in M110A2, dato che questi avevano quasi la stessa gittata ma con una granata ben più pesante: ma in realtà, la maggiore ragione si trovava forse nel fatto che si trattava di artiglierie con capacità nucleare: gli israeliani, al contrario, apprezzano la maggior gittata degli M107 e li hanno mantenuti con tanto di proiettile a gittata prolungata del tipo a 'sabot', da 40 km di raggio. In concreto, non hanno cambiato la loro linea di pensiero, che prima dell'avvento dell'M110A2 con cannone prolungato vedeva decisamente in rovina l'M110. La trasformazione era facile, visto che lo chassis era lo stesso e quindi bisognava sostituire solo la b.d.f, cosa semplice dato che non era in torretta, ma in un affusto scoperto, come se fosse un'artiglieria trainata (dato che lo scafo non era assolutamente in grando di ospitare una torretta adatta alla necessità).
 
Quanto ai pezzi d'artiglieria obsoleti, il 155/55 M59 'Long Tom' (designazione bellica: M1 Long Tom), era un potente cannone d'artiglieria a lunga gittata, derivato dal GPF francese della Prima guerra mondiale, da 18 km di gittata, e di cui l'esercito USA aveva ancora oltre 800 pezzi nel 1940. Dato che era un cannone eccellente, gli americani ebbero premura di comprarlo già nel 1917, quando entrarono in guerra, chiamando i pezzi ricevuti dai francesi M1917. La produzione americana, differente per minimi particolari, era chiamata M1918. La presenza in Europa degli M1917 fu limitata, e ancora di più lo fu quella degli M1918 che ovviamente necessitavano di un certo tempo per entrare in servizio: comunque, assieme ai numerosi cannoni da 75 mm M1897 questi pezzi furono il cardine dell'artiglieria americana della Prima Guerra Mondiale, visto che per il resto il corpo di spedizione statunitense non aveva quasi nessun equipaggiamento pesante, e non vi fu il tempo materiale per fare molto prima dell'armistizio dell'autunno del 1918. Questo anche per le difficoltà del trasporto in mare attraverso l'Atlantico, con navi spesso di tipo obsoleto anche per l'epoca, per i sottomarini tedeschi e per la vera 'arma segreta' che gli americani portarono (purtroppo) con loro, l'influenza spagnola, che fu un flagello per il genere umano peggiore di tutta la guerra messa insieme. Nonostante tutte queste difficoltà gli americani trovarono che l'M1918, ovvero il GPF (Grand Puissance de Feu) Filloux (nome del progettista) era un'arma pregevole: poteva sparare una granata da circa 43 kg ad oltre 18 km di gittata, e restava ancora rapido da movimentare e da mettere in batteria, grazie anche all'affusto. Ma come gittata, per quanto pienamente soddisfacente, si poteva fare di più e una commissione per l'artiglieria avrebbe raccomandato l'adozione di un suo derivato, appena più recente, l'M1920 studiato negli USA. Quest'arma 'cadde male' essendo arrivata nel dopoguerra, quando non v'erano soldi per queste 'innovazioni'. Quest'artiglieria rimase così nel cassetto, con uno sviluppo molto lento ed esitante, fino ai tardi anni '30. Nel mentre i cannoni da 75 mm vennero più rapidamente sostituiti dagli obici da 105 mm di pari gittata ma molto più distruttivi. Nel giugno 1940, quando l'Italia entrò in guerra e la Francia cadde, i primi cannoni a lungo raggio stavano entrando in servizio, con la loro portata aumentata ad oltre 23 km, ma non c 'era molto bisogno di loro perché in tutto v'erano non meno di 973 cannoni da 155 mm, quasi tutti M1918, in servizio. Essendo allora artiglieria di corpo d'armata, questi cannoni a lungo raggio erano addirittura in esubero numerico. Molti vennero installati in speciali postazioni in calcestruzzo, chiamati Panama Mounts, che erano capaci di far fuoco sui 360 gradi. Altri videro l'azione ma vennero ben presto superati dagli M1 'Long Tom' dalla maggiore gittata e dall'affusto più moderno. Questo poderoso cannone venne montato anche su scafo di carri dando origine a soluzioni come l'M40 su scafo M4 Sherman, un'ottimo semovente pesante.
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