Differenze tra le versioni di "Impresa sociale di comunità/Rapporti di lavoro"

L’art. 5 prevede una seconda modalità di incentivazione dell’attività delle cooperative sociali di tipo b), ovvero la possibilità, in capo agli enti pubblici, di stipulare ''convenzioni'' con queste ultime, anche in deroga alla disciplina in materia di contratti della pubblica amministrazione (e dunque in via diretta), per affidare loro commesse di lavoro.
 
Va peraltro rilevato che la portata incentivante dello strumento in esame, inizialmente ammesso in via generalizzata, è stata ridimensionata dalle modificazioni apportate all’art. 5 della l. n. 381 del 1991 dall’art. 20 della l. n. 52 del 1996 ['''''link'''''[http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/5/20040608135451_10-113-232-21.pdf]]. Quest’ultima disposizione, nel recepire la direttiva comunitaria 92/50/CEE, ha infatti stabilito che le descritte convenzioni non possano riguardare commesse il cui importo sia uguale o superiore a quello stabilito dalle direttive comunitarie in tema di appalti pubblici. In quest’ultimo caso, infatti, la pubblica amministrazione interessata deve comunque procedere ad una gara di appalto, salvo poter ricorrere alla cosiddetta clausola sociale, ovvero stabilire, tra le condizioni di esecuzione, l’obbligo di eseguire il contratto con l’impiego di persone svantaggiate. <br/>
Il modello di inserimento lavorativo di persone svantaggiate tramite cooperative sociali di tipo b) ha avuto, come dimostrano varie ricerche empiriche sul punto, notevole successo, grazie anche al sistema di incentivi immaginato dalla l. n. 381 del 1991 e che si è qui sinteticamente descritto. Ciò è avvenuto, tra l’altro, nonostante i provvedimenti legislativi più recenti intervenuti sull’impianto di tale legge abbiano avuto, come si è avuto modo di notare, una certa tendenza al ridimensionamento degli incentivi stessi.
 
 
===L'inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati nelle imprese sociali===
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