Differenze tra le versioni di "Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Romania"

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Questa nazione è l'antica Tracia e l'unico Paese del Patto di Varsavia con una lingua latina. Essa combattècombatté inizialmente a fianco dei tedeschi in Unione sovietica, ma dopo un inizio positivo, anche perché sostenuto da buone forze aeree, il suo corpo di spedizione fu travolto durante l'offensiva sovietica per liberare Stalingrado. Nel 1944 era oramai alla fine delle sue possibilità di resistere, ma il re riuscì a far deporre la dittatura militare e consentì ai sovietici di entrare nel territorio nazionale fino alla firma di un trattato di pace. Questa mossa non fu sufficiente per darle lo status di nazione cobelligerante, anche perché i sovietici erano comunque pronti per invaderla. La Romania, ritrovatasi perdente nell'ultima guerra mondiale, dovette entrare a far parte del Patto di Varsavia, ma nondimeno ha sempre seguito una politica di relativa indipendenza, restando assai isolata dal resto del Patto e assai vicina all'Occidente, quantomeno allo schieramento dei Paesi non allineati come la Yugoslavia. Questo fatto l'ha penalizzata in varia misura, incluso, per quello che riguarda il settore militare, la mancanza di sufficienti equipaggiamenti moderni, ma le ha consentito alcune interessanti esperienze originali, come il cacciabombardiere IAR.93 Orao (Aquila), coprodotto con la Yugoslavia e basato su motori inglesi Viper. Altre macchine originali sono state realizzate nel ramo degli addestratori a getto, ma la cosa non deve stupire considerando che la Romania era uno dei Paesi europei più attivi a livello aeronautico prima della guerra, e entro certi limiti tale è rimasta anche dopo. Anche l'industria di artiglierie e corazzati è stata estremamente attiva andando spesso fino oltre i limiti delle proprie possibilità tecnologiche, mentre la cantieristica ha prodotto anche navi originali di grandi dimensioni, come anche prodotto in serie navi di progettazione estera.
 
 
 
==1989-1992==
Questi anni sono importanti per fare il punto della situazione. Anzitutto in termini generali dello strumento militare, la Romania ha conosciuto un profondo mutamento. Questo è stato dovuto agli sconvolgimenti politici di quel periodo. La rivoluzione che ha visto il Paese nel 1989 è stata un punto cardine. La famiglia Ceaucescu era la vera 'signora' della Romania, con ville, lussi, corruzione, accumulo di ricchezze che erano sempre più ingiustificabili per la nazione, non propriamente ricca, e al di là di ogni seria necessità. La rivolta popolare, esplosa dopo i morti di Timisoara (e alcune 'messinscene' di cadaveri presi dall'obitorio di un ospedale e utilizzati a beneficio della televisione) fu un miscuglio di molte motivazioni, non tutte propriamente cristalline, e alla fine vide i coniugi Ceaucescu in fuga dal loro palazzo di Bucarest con un elicottero Dauphin, stracarico di persone, che decollò dal tetto. Un ruolo senza precedenti lo ebbero i mass-media, sopratutto quello di maggior impatto (anche con gli analfabeti), ovvero la televisione, strumento prima di regime, poi conquistato e utilizzato senza 'complimenti' dai rivoltosi. Chi combattècombatté contro la rivoluzione erano sopratutto gli uomini dei servizi 'interni' particolarmente fedeli al loro leader, ma al popolo si erano uniti gran parte dei militari scesi in campo, e questo da solo garantiva l'esito finale della rivolta, e gli uomini dei servizi che vennero catturati in genere venivano fucilati sul posto. La coppia Ceaucescu venne lasciata in campagna dopo che l'elicottero aveva accusato 'problemi tecnici'. Riconosciuti mentre cercavano di scappare via terra, vennero arrestati e sommariamente processati, cosa a cui seguì una 'rapida' esecuzione, nonostante che Ceaucescu non riconoscesse la legittimità della corte.
 
Finita questa brutta pagina di violenza e morte, la Romania si diede da fare per creare un regime che la facesse uscire definitivamente dalla dittatura e la liberasse dai legami con il passato in maniera stabile. Uno dei cambiamenti fu nelle forze armate, prima 'politicizzate' e poi epurate dagli elementi e strutture 'ideologiche', per farle diventare a tutti gli effetti 'apolitiche' come dovrebbe essere in uno stato 'normale'. La Romania, una volta sciolto il Patto di Varsavia si è trovata in una condizione di libertà mai avuta prima, e a far tempo dalla fine del 1991 ha aderito alla carta dell'ONU, ha riconosciuto la preferenza per mezzi diplomatici su quelli militari nel risolvere controversie, ha rinunciato a qualunque arma nucleare, ha annunciato di non avere nemici o potenziali avversari.
 
 
Per il resto vi erano lanciarazzi e cannoni senza rinculo da 82 mm, mentre i costosi missili controcarro erano pochi e per giunta, vecchi. Pochi anche i SAM SA-2/6/7/9, mentre migliaia di mitragliere erano in carico ai reparti dell'Aereonautica e Esercito. Le armi da 30 mm erano in fase di ammodernamento con un sistema radar di tiro associato. Queste armi sostituivano i cannoni da 23 mm sovietici, di cui erano più potenti ma non necessariamente più efficaci (caricatori da 20 colpi anzichèanziché 50, minore cadenza di tiro e maggiore peso).
 
L'efficacia relativa di tali armamenti era al solito garantita dalla geografia del luogo, capace di rendere molto difficile l'invasione da parte di ingenti forze corazzate, specie se dotate di mezzi pesanti e ingombranti. Anche i cannoni da campagna e quelli contraerei erano utilizzabili in funzione controcarro, anche con proiettili specifici, e in generale nel tiro diretto. I cannoni da 57 mm S-60 antiaerei perforano 96 mm d'acciaio a 1 km di distanza, abbastanza per distruggere blindati leggeri e minacciare anche i carri da battaglia, se ingaggiati sui fianchi. Pare che un piccolo numero di artiglierie controcarro da 57 e 85 mm fosse ancora in carico, assegnato ai magazzini della riserva.
===='''I carri di Ceausescu'''====
 
La Romania ha cercato di trovare una sua autonomia ed indipendenza anche nel settore blindati realizzando mezzi su licenza e veri e propri modelli derivati o addirittura, veicoli di progettazione originale. Negli anni '70 i rumeni si rivolsero all'Occidente anche per i blindati e in particolare, ebbero modo di ottenere tecnologie da un Paese formalmente nemico, la Germania Occidentale. Rielaborando il T-55 realizzarono il TR-580, che all'export era noto come TR-77 o M-77 perché apparso ufficialmente nel 1977. Esso aveva un nuovo motore da 600 hp, appena più potente del precedente, e anche per questo cambiamento disponeva di scafo allungato, 6 ruote anzichèanziché 5, skirts laterali, e la massa arrivava a 38,3 t. Nell'insieme era un miglioramento progettuale, ma i carri esportati in Irak e Egitto presentarono molti problemi meccanici e in parte vennero restituiti. L'economia di lavorazione aveva prodotto un mezzo inferiore a quello russo originario, ma i rumeni non si persero d'animo e realizzarono il TR-85, appena l'anno successivo.
 
Questo mezzo era ben più potente, con una nuova torretta, più squadrata, un cannone cinese da 100mm con manicotto termico, telemetro laser incorporato nel sistema di tiro e addirittura una direzione di tiro digitale, forse la prima su di un carro del Patto di Varsavia. Il motore tedesco da 620hp dava una potenza leggermente maggiore ma il peso saliva a 43t. Il nuovo carro era meglio protetto e meglio armato del T-55, e pur essendo meno mobile, nell'insieme si trattò di un successo e venne prodotto in centinaia di esemplari, nella cui ultima versione è chiamato TR-800. [[Immagine:Expomil_2005_01_TR-85M1_03--A.jpg|300px|right|thumb|L'ultima versione del TR-85,la M1, è stata presentata ad Expomil 05. Essa presenta una nuova torretta e sistemi di controllo del tiro.]]Un kit di aggiornamento per i T-55 venne prodotto per l'export, basato presumibilmente su quello del TR-85 e comprato dall'Irak negli anni '80 per aggiornare una minima parte dei suoi T-55. Infine, da segnalare una versione 'indigena' del T-72 (in servizio in pochi esemplari anche in Romania) che aveva lo scafo allungato e il peso aumentato a ben 48 tonnellate, ma nonostante l'aumento di protezione e di spazio esso era forse troppo sottopotenziato e ne vennero costruiti solo 3 esemplari, praticamente giusto a livello di prototipi.
I più grossi Puma vennero a loro volta costruiti come IAR 330H, tanto che non meno di 163 vennero realizzati, 104 per le forze armate nazionali e 57 esportati in vari Paesi, come il Pakistan e la Guinea. Il totale dei Puma prodotti ha avuto in effetti un congruo aumento con la produzione rumena. Essi sono stati armati con 4 missili AT-3, o più spesso, con 64 razzi da 57 mm, bombe da 50 o 100 kg, pod con cannoni da 23mm con 400 colpi l'uno, mitragliatrici pesanti da 12,7 mm laterali. Aggiornati con il sistema SOCAT hanno avuto armi più moderni come la torretta con cannone THL-20 da 20mm sistemato nel muso con ben 850 colpi, lanciarazzi, pod con altri cannoni da 20mm, e 8 missili israeliani Spike LR, potenti armi anticarro con 8 km di gittata e capacità fire-and forget e al tempo stesso, con teleguidabili grazie ad un cavo a fibre ottiche. Il sensore è un avanzato sistema infrarosso e la testata è in tandem HEAT. In effetti, si tratta di un degno successore del TOW. L'aggiornamento è stato curato dall'israeliana Elbit nei tardi anni '90.
 
Un modello davvero originale fu l'IAR 317 Airfox, un autentico mini-elicottero da combattimento. Questo apparecchio era un piccolo, interessante apparecchio. La IAR lo realizzò come prototipo nel 1984 con la struttura base dell'Aluette III, con una struttura diversa nel settore del muso: in pratica vennero adottati gli abitacoli in posti singoli e distribuiti in altezza, scalati. In pratica, si trattava di una soluzione simile a quella del Cobra ma sopratutto, a quella del coevo Mangusta e del futuro Tigre. Era lungo 9,8 m, pesava al decollo 2200 kg e raggiungeva i 200 kmh, con un raggio di 545km. L'armamento era costituito da una configurazione veramente minima come armi di lancio, ovvero 2 mitragliatrici da 7,62mm a fianco dell'abitacolo biposto, eventualmente rimpiazabili con cannoni da 20 ma tenendo conto che il motore era ancora era l'Artouste (forse potenziato da 640kw), pod per mitragliatrici, 4 lanciarazzi da 57mm con 16 armi l'una, bombe da 50-100 kg, e sistemate sopra le alette d'attacco fino a sei missili AT-3, per un peso massimo di 750 kg, molto teorico visto che il carico utile complessivo era di 1100 kg, di cui circa 200 per i piloti. Il prototipo era comunque il meglio possibile con tale base (in Sudafrica venne prodotto un simile prototipo con l'HX-1 Alpha, che però era fin dall'inizio pensato solo come macchina sperimentale per quello che poi divenne il potente Rooivalk, basato sui motori del Puma) e le modeste dotazioni avioniche, che erano pressochèpressoché primitive. Eppure, si trattava di una macchina interessante, quanto di più leggero fosse possibile per un elicottero d'attacco e combattimento e provvista dei 'fondamentali' giusti: nell'insieme esso poteva ricoprire il ruolo di elicottero cannoniere 'economico', possibilmente aggiornabile con avionica, motori e sistemi d'arma modern, per esempio occidentali.
 
Presenato al Le Bourget del 1985, ebbe in seguito un incidente di volo, e alla fine l'Airfox non ebbe seguito. In seguito si ripescò l'idea con la produzione dell'AH-1OR, ma senza seguito pratico.
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