Forze armate mondiali dal secondo dopoguerra al XXI secolo/Francia-1: differenze tra le versioni

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I missili e le bombe guidate erano solo presenti per i Jaguar, all'epoca gli unici vettori di armi guidate convenzionali aria-terra dell'Armée (ovvero un modo per escludere sia i missili ASMP che gli Exocet dell'Areonavale) avevano bombe laser e missili AS-30L, ma per i piloti e gli avieri il caldo non era di poco conto. La legge islamica non permetteva l'uso di alcool, ma i militari francesi avevano un grosso vantaggio su tutti: mangiare bene. Le razioni di combattimento le riservavano solo nelle emergenze, almeno per questa base dell'A de l'A. Nel frattempo gli americani erano costretti a problemi sanitari non indifferenti con centiania di casi di salmonellosi e anche di botulismo, o nel migliore dei casi, si facevano fare la 'spesa' da casa. Per gli avieri francesi, 81 del personale tecnico di 7 specialità diverse, avevano sopratutto da fare i conti con la sabbia, finissima, polverosa, che si insinuava dappertutto e l'abitacolo doveva essere pulito con un potente aspirapolvere.
 
Una delle primedonne della partecipazione della Francia alla guerra fu la DAM, Division Aéromobile che si fa perno sull'ALAT, ovvero l'Aviation Légére de l'Armée de Terre. Il rischieramento iniziò in terra saudita già con la partenza, il 13 Agosto 1990, della CLEMENCEAU, il COLBERT e la nave da rifornimento VAR. Da Tolone si spostarono fino a Gibuti il successivo 22 agosto. La portaerei non era però in assetto da 'combattimento', ma nella configurazione PA2 che significa 'configurazione portaelicotteri', in effetti trasportava a bordo, stipati nel suo hangar ben 12 elicotteri Puma medi e 30 Gazelle leggeri, per la maggior parte appartenenti al 5ème RHC che normalmente era di stanza a Pau, Sud Est della Francia. La missione a cui partecipavano era chiamata 'Salamandre'.
 
Dopo un acclimatamento rapido e un programma d'addestramento per le condizioni desertiche, la portaerei partì con gli elicotteri per Fujayrah, Stretto di Hormuz. Seguirono altri 10 giorni di esercitazioni con le forze degli Emirati Arabi Uniti, decollando direttamente dalla portaerei. Naturalmente tutti gli elicotteri erano stati modificati per avere un rotore ripiegabile, e ogni mattina 30-40 elicotteri decollavano in ondate 10 -15 dal ponte della grande nave e andavano ad addestrarsi alle tecniche di rifornimento rapido di missili HOT e caricatori di cannoni da 20 mm. Dopo un'altra sosta di 3 giorni nelle acque del Sultanato di Oman la nave avrebbe raggiunto il Mar Rosso, nel porto saudita di Yanbu, il 23 settembre. Questo non fu la prima forza francese ad arrivare in Arabia Saudita, perché vi erano anche 2 Gazelle e 4 Puma ad aspettarli, che da metà settembre erano presenti grazie al trasporto con Boeing 747 cargo dell'Air France.
 
Nel frattempo arrivò anche il reparto comando del 5 RHC e una compagnia rinforzata del 1er Régiment d'Infanterie (RI) della DAM per la ricognizione avanzata e il combattimento anticarro, essendo la 1ère CECAC (Compagnie d'Eclairage et de Combat Anti-Char). In tutto vi eranoquindi già 48 elicotteri presenti alla fine del mese in Arabia Saudita. Il 26 settembre vennero schierati nel nord dell'Arabia, presso il King Khaled Military Camp. La distanza di oltre 1000 km venne comperta in 6 ore con 3 rifornimenti intermedi (davvero gli elicotteri non sono famosi per l'autonomia, e quelli francesi non avevano alcuna sonda per il rifornimento in volo e nessun serbatoio ausiliario). In questo modo partirono da una base troppo distante per eventuali attacchi irakeni e si schierarono attraverso la penisola arabica raggiungendo il Golfo Persico.
 
Nel frattempo erano giunti aerei dell'Aeronautica e navi della Marina come i caccia DUPLEIX e MONTCALM, la fregata PROTET e la corvetta COMMANDANT DUCUING. Queste navi partecipavano all'embargo contro l'Irak organizzato, per la Francia, con l'Operazione 'Artimon'.
 
A quel punto, con l'arrivo anche di una brigata rinforzata di fanteria il nome dell'operazione francese cambiò, diventando 'Daguet', un nome poco significativo (significa 'cerbiatto'), ma i francesi avrebbero dimostrato tutt'altro che una presenza leggiadra nei mesi successivi. In ogni caoso, il 31 ottobre arrivarono altri 24 elicotteri che si aggiunsero ai 48 già presenti, e riuscirono a precedere lo schieramento di caccia francesi ad Al Ahsa, di poco successivo. Certo, erano forze considerevoli, ma nondimeno, questo 'build up' si stava completando mesi dopo l'invasione irakena del Kuwait. Sebbene gli irakeni non erano intenzionati ad invadere l'Arabia, ma lo schieramento iniziale era tanto esile che sarebbe servito solo a mostrar bandiera.
 
Al 4 novembre 1990 erano presenti 72 elicotteri francesi: 54 Gazelle ripartiti in ben 6 squadriglie: 1 e 2 da ricognizione (SA-341 e 341L), 3,4,5 e 6 (SA-342M), nonché 18 Puma sulle squadriglie 7 e 8 per il trasporto e il SAR.
 
Al gennaio 1991 l'Operazione Daguet vedeva una divisione rinforzata pluriarma con fanteria su VAB, artiglierie TRF-1 da 155 mm, blindo AMX-10RC, carri AMX-30B2 e ulteriori rinforzi da parte dell'ALAT. Questa arrivò a ben 126 elicotteri: 88 Gazelle di cui circa 70 del tipo 342M con 4 missili HOT, e il resto SA 341 o 342L con cannone da 20 mm. Gli altri elicotteri erano una trentina di SA-330 Puma di cui 12 modificati per il SAR. Altri elicotteri erano una decina di Lynx, armati con missili AS-12, della Marina.
 
Di questo schieramento non vi erano più parte gli uomini del 5 RHC, rimpatriati il 15 dicembre, ma gli elicotteri erano rimasti sul posto. In tutto vi erano i reggimenti 1 e 3 appositamente formati per l'emergenza, almeno con quell'organico, da reparti della DAM e altri come il 1, 2, 3, 4, 6 e 7 RHC.
 
L'addestramento sul deserto non era, nonostante gli ampi spazi disponibili, facile. Il fenomeno delle riflessioni anomale è un problema non da poco se si vola a 200 kmh a pochi metri, il caldo causa riverberi strani, la sabbia riduce la visibilità. Ma sopratutto la sabbia saudita, leggerissima ma dura, quarzosa, capace di rovinare la trasparenza del plexiglas, addirittura scartavetrare i piloni e altre superfici, ma sopratutto erodendo i rotori nei loro bordi d'attacco. L'esperienza dimostrava che il deserto era il peggior nemico degli elicotteri, effettivamente macchine delicate e sensibili all'usura rispetto agli aerei. I francesi avevano già esperienza riguardo questo tipo di ambiente, grazie alle esperienze chadiane, e poi i Gazelle erano stati venduti anche all'Irak, che li ha impiegati per anni contro l'Iran.
 
Gli elicotteri francesi hanno adottato quindi delle modifiche sia materiali che di tattica: per esempio l'atterraggio era eseguito direttamente, senza hovering finale per non sollevare la maledetta polvere del deserto. I rotori avevano un bordo d'attacco protetto con il nastro isolante, mentre le aree d'atterraggio vennero coperte da superfici di tela. Anche così la manutenzione era onerosa, ma i Gazelle erano tanto semplici che non era eccessiva. Gli Apache, invece, avevano entrambi i motori lavati con acqua corrente tutti i giorni. I filtri antisabbia erano utili, ma non necessariamente sufficienti per quel tipo di sabbia. Inoltre si intasavano facilmente, mentre le batterie riducevano la vita utile in maniera considerevole col caldo del deserto. I motori, poi, si ritrovavano una perdita di potenza non indifferente col l'aria calda e rarefatta.
 
Nondimeno, oltre a 'sopravvivere' gli elicotteri francesi vennero aggiornati, anche se questo significava aggiungere peso. Gli SA 341, in genere armati con un cannone da 20 mm, non erano provvisti di un sistema di navigazione sofisticato come il NADIR degli SA 342M, limite non indifferente per elicotteri che avrebbero dovuto essere dei mezzi d'esplorazione per le macchine controcarro. Così arrivarono i GPS, ma arrivarono anche per diversi elicotteri le camere termiche CHEOPS, lanciatori di chaff e flare, e seggiolini in kevlar per gli equipaggi. L'addestramento continuava in maniera intensiva: nel deserto era possibile vedere un bersaglio a 16 km, ma l'identificazione era possibile solo a 2 km.
 
Per attaccare i bersagli previsti vennero messe a punto le tecniche ottimali con 5-7 elicotteri operanti su di una linea di 1500 m, con due Puma che seguivano a 500 per compiti SAR. Gli elicotteri francesi non avrebbero dovuto entrare in azione per recuperare gli elicotteristi caduti, ma avrebbero recuperato il pilota di un F-16 durante la guerra. Questa, scoppiata il 17 gennaio 1991 vide l'ALAT pronta a muovere a Rafhna, circa 30 km dal confine irakeno, assieme alle forze terrestri francesi, che cooperavano col XVIII Corpo d'Armata dell'US Army.
 
La guerra terrestre iniziò solo quasi 40 giorni dopo, con 3 azioni simultanee: attacco frontale verso E da parte dei Marines e i Sauditi, manovra di sfondamento da parte del VIIimo dell'US Army, panarabi e britannici del settore centrale con conversione ad E verso il Kuwaits per gli inglesi e verso NE per gli americani, diretti a Bassora. Infine vi fu un attacco in profondità verso Ovest da parte del XVIII C.dA USA, con direzione Nasyria e Bassora dopo la conquista di Al Salman che ha visto anche l'uso di ben 460 elicotteri per portare 3000 soldati della 101ima Divisione 113 km dentro l'Irak, in una posizione chiamata in codice 'Cobra'.
 
I francesi ebbero verso la fine di Gennaio la loro missione riguardo l'offensiva terrestre: avanzata sulla base aerea di As Salman, attacco verso la frontiera tra Irak e Kuwait, protezione del fianco sinistro dell'attacco alleato. Così si arrivò al 21 febbraio 1991 quando gli elicotteri varcarono per la prima volta il confine irakeno, erano quelli della 1 e 6 squadrglia del 3 RHC per colpire un centro di comunicazione shelterizzato, distrutto in pochi minuti con missili HOT e cannoni da 20 mm, mentre una pattuglia di elicotteri del 1 RCH eseguiva una ricognizione. Il 22 febbraio elicotteri della 1 e 4à DHC lanciarono 11 HOT contro un posto di frontiera irakeno.
 
Dopo queste azioni preliminari, alle 17 del 23 febbraio 1991 erano pronte per l'offensiva generale, che sarebbe scattata il giorno dopo. Già nella notte i legionari del 2ème Règiment Etranger d'Infanterie (REI) occuparono le posizioni irakene nell'entroterra, a 5 km dal confine. Era l'obiettivo noto come 'Natchez'. Inoltre, sempre durante la giornata del 23 vennero lanciate parecchie incursioni controcarri da parte degli elicotteri francesi.
 
Il 24 scattò l'operazione 'Principesse de Clèves'. L'asse di penetrazione era denominato 'Texas' e vi erano due raggruppamenti della 'Daguet' che avrebbero avanzato sui lati di questa direttrice. Il raggruppamento Ovest era concomitante col XVIII Corpo statunitense, e contemplava la presenza del 1 Reggimento Spahis (RS), 2o Reggiment Etranger de Infanterie (REI), 1 Regiment de Cavalrie (REC), 11ème Règiment d'Artillerie de Marine (RAMa). Il Raggruppamento Est aveva spazio fino alle posizioni occupate dalla 24ima Divisione meccanizzata americana. Qui vi erano il 4 Reggimento Dragoni (RD), 2 compagnie del RICM (Règiment d'Infanterie Chars de marine), il 6ème Règiment Etranger de Gènie(REG). I reggimenti RHC erano il 1° per il raggruppamento Est, e il 3° ad Ovest.
 
Alle 5.30 iniziò l'offensiva, con il supporto anche della 2a Brigata della 82ima divisione aeroportata. Di fronte i francesi e gli americani avevano la 45ima Divisione di fanteria, al comando del Gen. Zadibi, forte di 10.000 soldati.
 
Prima di tutto vennero occupati i capisaldi attorno al nodo stradale di As Salman, chiamato obiettivo White, e distante oltre 150 km dal confine, e al tempo stesso proteggendo i fianchi del XVIII americano da eventuali contrattacchi irakeni. Una brigata di fanteria con 16 elicotteri Gazelle dell'1 RHC si presentò davanti all'obiettivo e vennero sparati 30 missili HOT e centinaia di proiettili da 20 mm contro blindati e bunker. Poi nel pomeriggio venne occupato un altro obiettivo, il Rochambeau' dai Marsouins della 3ème RIMa e dai paracadutisti dell'82ima americana, con il supporto di 44 carri armati AMX-30B2 della 4ème RD e gli AMX-10RC del RICM. La fanteria vide i trasporti VAB del 2ème REI oltrepassare 'Rochambeau' e puntarono su As Salman, appoggiati dagli AMX-10RC del 1er RS e 1er REC.
 
Una concentrazione di mezzi ad As Salman venne attaccata dagli elicotteri della 1 RHC distruggendo artiglierie da 122,carri Type 59, trasporti truppe. Anche questo obiettivo, chiamato in codice 'Chambord', venne distrutto in pochi minuti. Il 25 febbraio venne attaccato l'aeroporto di As Salman, prima dai Gazelle che, stando fuori tiro, lanciarono i missili HOT contro le postazioni di cannoni da 14.5 e 23 mm. Erano gli elicotteri della 4 squadriglia del 3 RHC. Poi vebbero avanti, dalle 11, il 1 REC e il 2 REI, attaccando da Est, mentre il 1 RS colpiva l'obiettivo 'Bordeaux' tra As Salman l'aeroporto omonimo. Oltre agli elicotteri vennero impiegati con successo anche i blindati e in particolare gli AMX-10RC, nonostante la loro leggera protezione. Gli AMX spararono 600 colpi da 105 mm. Ad un certo punto, entrarono dentro l'aeroporto nonostante che i cannoni antierei potevano, se fossero stati intatti, causare gravi danni. Ad un certo punto la resistenza irakena si era trovata a difendere il deposito principale dell'aeroporto, ma questo venne colpito da una cannonata e saltò in aria fragorosamente.
 
I Gazelle continuarono l'attacco, inclusi quelli armati col cannone da 20 mm che attaccarono a volo radente, nonostante i rischi dell'avvicinarsi sull'obiettivo. Su di una collina vi era il QG della 45ima, vicino all'aeroporto, e venne investito da uno squadrone del 4ème RD dopo una scarica di HOT lanciati la mattina dagli elicotteri del 3ème RHC, che però il pomeriggio furono messi a terra per una tempesta di sabbia. All'alba venne conquistata la base in maniera definitiva da parte dei Marsuins del 3 RIMa. Vennero trovati grossi quantitativi di armi e documenti, ma non aerei: erano già volati tutti in Iran.
 
Così, in meno di 36 ore la missione era compiuta: penetrare di 150 km in Irak e occupare sia il nodo che l'aeroporto di As Salman. I carri americani avrebbero potuto procedere oltre, grazie alla conquista di 'Texas', e andarono fino ad As Samawa e toccare l'Eufrate. Dopo questa battaglia venne continuata l'azione da parte degli elicotteri, che nonostante la loro leggera struttura erano riusciti a sopravvivere senza perdite a tutte queste operazioni, dimostrando il valore di una forza d'attacco eliportata. Mentre gli italiani ancora aspettavano l'entrata in servizio dei primi Mangusta, la cospicua forza dei ben più leggeri Gazelle era riuscita a compiere con efficacia e sicurezza la propria missione. Tra le ultime operazioni vi fu la distruzione della stazione radar di As Shubaka, colpita dai Gazelle del 3 RHC e poi demolita da un plotone del 1° CECAC, eliportato da 3 Puma per completare l'opera dei missili. Nelle successive missioni, gli elicotteri francesi si spinsero fino a meno di 20 km dall'Eufrate.
 
Alla fine di questo intenso impegno bellico, l'Operazione Princesse de Clèves, vide l'annientamento della 45ima Divisione irakena, con la cattura di 3000 soldati e l'occupazione dell'importante aeroporto. Vennero distrutti circa 20 carri armati, un centinaio di mezzi corazzati leggeri, autocarri (spesso erano nascosti dietro terrapieni di sabbia), 26 pezzi d'artiglieria, vennero poi catturati una decina di carri, 40 artiglierie, 70 mortai pesanti e medi, oltre 700 t di munizioni che poi sarebbero state distrutte sul posto dai genieri del 6ème REG. In tutto i francesi spararono 270 colpi da 105 mm da parte degli AMX-30B2, 290 da parte degli AMX-10RC, vennero lanciati 22 missili MILAN e sparati 560 colpi di mortai da 120 mm.
 
Gli elicotteri dell'ALAT lanciarono 328 HOT, di cui la maggior parte erano HOT 2. Trovandosi senza altri mezzi d'offesa, gli SA 342M erano costretti ad usare i loro 4 missili per ogni bersaglio utile, così in tutto vennero distrutti solo una ventina di carri e mezzi blindati, tra i primi essenzialmente T-59 ma anche i più potenti T-62. Per il resto vennero colpiti 40 veicoli trasporto truppe e 15 artiglierie. Solo il 3ème RHC ha eseguito 27 attacchi contro 127 obiettivi, lanciando 187 HOT e dichiarando una percentuale di successo del 68%.
 
Non tutto è andato per il verso giusto. Spesso i missili lanciati dagli elicotteri sono stati usati contro bersagli di secondaria importanza, spesso con un impiego compulsivo, tanto che gli americani hanno lanciato in una sola occasione oltre 100 Hellfire, prevalentemente contro autocarri. Quest'effetto sarà stato dovuto allo 'stress da combattimento', ma anche ad un addestramento tattico che col simulatore falsa la realtà, rendendola simile ad un videogame. Difficoltà anche a coordinare le forze aeree e terrestri in rapida avanzata, e nel rifornire gli elicotteri in campi di volo avanzati e vulnerabili. La presenza sulle macchine francesi di un solo tipo di arma non era certo d'aiuto nell'eseguire gli attacchi con le armi più adatte, anche se gli elicotteri operavano in formazioni miste con cannoni o missili. La validità della DAM, in ogni caso, è stata confermata dopo i risultati positivi ottenuti nelle esercitazioni in cui essa fa parte della FAR, Forza di Azione Rapida francese.
 
Le limitazioni e i programmi futuri sono stati pure importanti. Gli elicotteri Gazelle non potevano operare dopo il tramonto essendo solo macchine diurne, eccetto quelle equipaggiate con le CHEPOS, ma si era in attesa dello SFIM Viviane che dal 1993 avrebbe conferito una capacità ognitempo a questi elicotteri, rendendoli simili ai Kiowa Warrior americani. Venne anche sperimentato in volo l'Horizon, che nell'ambito dell'operazione 'Horus' eseguì 24 missioni tra il 3 e il 27 febbraio. Di che si trattava? di un sistema radar di sorveglianza terrestre, imbarcato su elicottero Puma (come una specie di 'E-8' dei poveri, insomma), e si trattava di un sistema molto importante, ma che era l'unico superstite del defunto e ambizioso programma 'Orchidée'. Inoltre 3 Gazelle hanno imbarcato a bordo i missili Mistral, anticipando il successivo ATAM (Air-to Air Mistral) previsto dal 1992. Il timore di errori d'identificazione, stranamente tenuto molto in considerazione per i Mirage F.1, non è stato tale per i Gazelle, che evidentemente a febbraio non dovevano temere di imbattersi negli omologhi irakeni.
 
==In azione con gli aerei francesi==
===In missione col Mirage F.1===
I più importanti Mirage della prima generazione erano, all'inizio del XIX secolo, ancora i CR, ma accoppiati col CT. Come si comportava la macchina in questione? Che tattiche e che addestramento erano messi in essere? Ecco una descrizione della sua operatività, oramai verso il crepuscolo della carriera. Il Mirage F.1CR operava in missioni TBA (Très Baisse Altitude). Le riprese erano ancora effettuate con macchine fotografiche normali, che richiedevano la fotointerpretazione finale. I fotogrammi erano, nel caso degli scatti panoramici, di 6x25 cm con i dati del momento in cui venne scattata (posizione e distanza) la foto. Sono interpretati sopra un tavolo luminoso. Le foto sono in bianco e nero, per rendere più netti i particolari. Per misurare gli scatti venivano fatti 4 scatti di prova a terra e 8 in volo. La fase PIM sull'F.1CR era quella che consentiva l'abilitazione sull'aereo Mirage F.1B dopo 3 anni di tempo. A quel punto erano pronti per volare con l'F.1 anche a 150 m e 900 kmh, poi arrivavano le manovre acrobatiche come quelle fatte a velocità d'ingresso a 546 kmh o 830 kmh, le due velocità che consentono il migliore rateo di virata in gradi al secondo. Ma a 12 gradi di angolo d'attacco il Mirage si ritrova i comandi induriti e a 17 l'aereo arriva al massimo delle sue possibilità: oltre questo, la sua potenza non è più sufficiente per compensare la resistenza e allora perde quota inesorabilmente. IL sistema di navigazione arriva ad una precisione di 100 m sul bersaglio e sono disponibili cartine in scala 1:50.000. Per le riprese notturne, il Mirage F.1CR è dotato di una cinepresa IR Super Cyclope, raffreddata a -193 gradi con variazioni della temperatura sensibili di 0.15 gradi, ma và usato sotto i 460 m di quota sul terreno, mentre di giorno viene usata sopratutto l'OMERA 40 che consente riprese da 60 m e 1110 kmh, l'OMERA 33 invece viene usata per le riprese verticali in quota da 1500 a 6000 m. circa. Per le missioni a quota intermedie è stato utilizzato, per esempio anche sulla Ex-Yugoslavia il pod RP35P con due fotocamere fisse con focale di 600 mm, una verticale e l'altra obliqua. Per puntare la fotocamera laterale vi è un traguardo sul tettuccio, come nel precedente Mirage IIIR. Il Raphael TH è invece uno SLAR che permette di guardare lateralmente all'aereo con spazzate di 100 km di lunghezza e 40 di larghezza, ovvero 20 per ciascun lato, da usarsi sopratutto ad alta quota. Nonostante sia un prezioso asset, differentemente dalle macchine fotografiche che sono per lo più site internamente, dentro un cupolino appena dietro il radar, questo pod sporca la linea del Mirage e lo rende poco manovrabile al decollo, e spesso di difficile virata anche in volo. Dall'ottobre 1994 è in servizio anche l'eccellente pod ELINT ASTAC per la rilevazione delle emissioni radar. L'impiego è semplice, basta volare entro un 'box' a quadrilatero e registrare quanto viene rilevato dai sensori. I sensori sono utilizzabili a bassa quota o ad alta per la sorveglianza a lungo raggio. L'acquisizione dei pod PRESTO era pure importante, assieme anche a nuovi FLIR. Solo i dati dei sistemi ESM o radar erano inviabili a terra prima del rientro, ma con questi nuovi sistemi si poteva inviare i dati direttamente alla centrale operativa, mentre le missioni erano programmate prima del decollo con le consolles CINNA 3.
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