Differenze tra le versioni di "Utente:Lord Hidelan/Sandbox"

:Tratto da: {{cita libro | cognome= Gaioni| nome= Giorgio | titolo= Leggende di Val Camonica e di Val di Scalve| editore= M. Quetti| città= [[Artogne]] | anno= [[1990]]|pagine=39}}
::Roccia, Diavolo
 
===Buco della Paura===
Sul Pian del carnì, sopra Angolo Terme, si trova il Buco della Paura (Bùs de la Pòra). Si narra che una giovane ragazza stesse portando al pascolo le sue agnelle, quando incrociò un viandante seduto s un sasso, che aveva dei piedi caprini, delle dita lunghissime con le unghie come quelle dei nibbi, ed i capelli ricciuti come serpenti, ma la voce soave che ammaliava. La giovane cadde sotto l'incanto e si mise a seguire il viandante che s'avviava verso la montagana. Al passaggio dell'uomo dai pè de cavra (piedi di capra) tutti gli animali fuggivano e la natura appassiva. Ad un tratto scppia un temporale ad, al rimbombo del tuono, del quale aveva sempre avuto timore, la ragazza si scuote dall'icanto e si fa automaticamente il segno della croce. il vinadante sgomento viene allora colpito da un fulmine, che crea un profondo buco dove agli vi cade dentro. Questa è l'origine del Bus de la Pòra.
:Tratto da: {{cita libro | cognome= Gaioni| nome= Giorgio | titolo= Leggende di Val Camonica e di Val di Scalve| editore= M. Quetti| città= [[Artogne]] | anno= [[1990]]|pagine=39}}
::Ango Terme, Buco, Pè de Cavra
 
===Il nome di Terzano===
Scoppiata la peste tutte le persone si nascondono nelle proprie abitazioni, per evitare il contagio. Tre montanari fuggiti sul monte, riescono a sfuggire al morbo e tornati a valle a pericolo scampato, trovano che tutti i loro vicini sono morti. Allora i tre sani si recano ad Angolo, dove rapiscono tre fanciulle e fondano il paese di Terzano (da tre-sani, Tersà in dialetto camuno).
:Tratto da: {{cita libro | cognome= Gaioni| nome= Giorgio | titolo= Leggende di Val Camonica e di Val di Scalve| editore= M. Quetti| città= [[Artogne]] | anno= [[1990]]|pagine=47}}
::Ango Terme, Terzano, Peste
 
===Santi Glisente Fermo e Cristina===
Al tempo di Carlomagno Fermo Glisente e la loro sorella Cristina giunsero in Valle Camonica. Cristina era convertita al cristianesimo, e tentava di convincere anche i suoi fratelli, ma vi siuscì solo quando, lacerati dalle ferite della battaglia, mennero improvvisamente miracolati. Allora i tre decisero di abbandonare il mondo e ritirarsi in romitaggio in tre luoghi della valle camonica: Glisente, il maggiore, scelse un monte presso Berzo Inferiore, Fermo un monte presso Borno e Cristina un monte presso Lozio. Essi escogitarono un sistema di segnali per permettere ai parenti di capire se fossero vivi oppure no: avrebbero acceso dei fuochi al calar della sera. Ma solamente Fermo ne avrebbe accesi due: uno per Cristina (che dalla sua posizione non poteva vedere quello di Glisente) e uno per Glisente (che non poteva vedere quello di Cristina). Una sera Ferno accese un solo fuoco: Cristina (a cui una cerva portava da mangiare) infatti era morta. Un'altro giorno anche il fuoco di Glisente non s'accese: anche il fratello maggiore era morto. Fermo, assistito da un'aquila e da un'orsa, concluse anch'esso la sua vita, e gli abitanti di Borno gli dedicarono il monte.
:Tratto da: {{cita libro | cognome= Gaioni| nome= Giorgio | titolo= Leggende di Val Camonica e di Val di Scalve| editore= M. Quetti| città= [[Artogne]] | anno= [[1990]]|pagine=55}}
::Borno, Losine, Berzo Inferiore, Colle di S. Glidente, Monte S. Fermo
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