Differenze tra le versioni di "Impresa sociale di comunità/Forme giuridiche"

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Il codice etico potrà essere così suddiviso.
# È bene che un preambolo contenga la rappresentazione della visione etica (mission e valori) dell’impresa. Qui dovrà tenersi conto che per definizione la visione di un’impresa di comunità non è unica e precostituita ma suscettibile di assestamenti per via del non sempre uniforme contributo ideologico apportato, in fasi di sviluppo successive, da diversi stakeholder. Compito del codice sarà dunque esprimere i contenuti del ''nucleo valoriale'', a partire dal quale possa dispiegarsi un’area valoriale più ampia, ma anche definire i confini di quest’area che si ritenga opportuno non varcare.
 
{{Collegamento|1=''Valori e mission sono argomenti trattati nel capitolo quarto – [[Impresa sociale di comunità/Identità|Identità]].''}}
 
# Nella prima parte del codice dovranno comparire i ''principi di riferimento prioritario'', sia di carattere generale sia relativi all’attività svolta, oltre all’elenco e la descrizione delle classi di stakeholder co-interessate.
# Nella seconda parte saranno invece collocate le ''regole pratiche di condotta'', il cui ambito di efficacia sia esteso in particolare alle relazioni più critiche, nella forma di divieti e/o di standard di comportamento (questi secondi riferibili alla realizzazione di dati obiettivi e/o al rispetto di procedure analiticamente espresse).
# In una terza e ultima parte del codice potranno essere esplicitati i rimandi all’attività di altri organi e soggetti di ''certificazione etica'', ove costituiti. Ci si riferisce ad esempio, e sopra tutti, al comitato etico che, oltre ai compiti già menzionati, potrà vedersi assegnati anche quelli di controllo sul tenore delle revisioni periodiche che al codice siano apportate, accertandosi che riflettano correttamente lo scopo sociale dell’impresa di comunità e ne guidino la missione valorizzando le propensioni di carattere distributivo. <br/>
Ci si riferisce quindi al ''comitato di audit'' esterno che sia reso competente di valutare il grado complessivo di attuazione dei codici applicati dalle imprese di una medesima comunità, o appartenenti a un’unica rete di operatori sociali; inoltre, a figure quali gli ''intermediari filantropici'', ossia i soggetti che s’interpongono nella relazione tra chi offre risorse a vantaggio di un’organizzazione non profit come donatore e l’organizzazione medesima, in taluni casi gestendo le attività di rendicontazione e di comunicazione nei confronti della comunità di riferimento.}}
 
{{Collegamento|1=''Valori e mission sono argomenti trattati nel capitolo quarto – [[Impresa sociale di comunità/Identità|Identità]].''}}
 
 
=== Codici di autoregolazione della rete ===
Le imprese sociali di comunità si prefigurano come realtà di dimensioni prevalentemente ridotte, ma appartenenti ad un più ampio e articolato contesto imprenditoriale. Anche perciò è rilevante l’esigenza di queste imprese di consolidare i propri obiettivi fidelizzando gli stakeholder non solo nel breve periodo – profilo per cui risultano prioritariamente utilizzabili gli strumenti di autoregolazione interna già discussi – ma anche nel ''medio-lungo periodo'', profilo per cui è necessario connettere le prassi organizzative ed imprenditoriali di più soggetti operanti sul medesimo territorio. Ciò consente di formalizzare la rete delle relazioni di cui le imprese costituiscano i nodi senza irrigidire la gestione di queste, ossia preservando il ''giusto equilibrio tra formalità e informalità''. I codici di autoregolazione di rete sono idonei a servire esattamente questi scopi, diversi e ulteriori rispetto a quelli di advocacy e di redistribuzione – che comunque rispondono alle esigenze degli enti non profit di comunità – per cui già sussistono strumenti ad hoc. <br/>
Si è avuto modo di constatare che esiste una relazione diretta tra la densità del network e il grado di omogeneità delle aspettative degli stakeholder di una comunità. Da qui deriva la possibilità di ''uniformare la base di regolazione dei rapporti'' costituiti e mantenuti nella medesima comunità. >br/>
Per raggiungere questo obiettivo sarà indicato:
# ''identificare i caratteri tipologici degli stakeholder'', come pure è conveniente fare in corpo al codice etico;
# ''focalizzare le specificità delle relazioni'' che li legano alla pluralità degli operatori economici locali;
# p''orre i presupposti procedurali'' per monitorare i risultati che si ottengono da una siffatta operazione di connessione reticolare. >br/>
 
Si consideri che potranno rivelarsi più complessi, e come tali meritevoli di particolare attenzione da parte dei codici di autoregolazione della rete, i rapporti in corso con amministrazioni, enti locali ed istituzioni intermedie in genere. Ciò potrà avvenire, ad esempio, nel caso in cui le imprese di comunità siano cointeressate da iniziative di sussidiarietà orizzontale nel settore dei servizi sociali e, specificamente, dall’operatività locale di strumenti di gestione contemplati per favorire la collaborazione tra istituzioni pubbliche e imprese sociali quali sono i Piani sociali di zona, la cui rendicontazione ammette espressamente il coinvolgimento di imprese non profit, nonché da convenzioni o patti territoriali.
 
{{Collegamento|1=''Per ulteriori informazioni sui Piani di zona di veda il capitolo dodicesimo - [[Impresa sociale di comunità/Rapporto pubblico-privato|Rapporto pubblico-privato]].''}}
 
Al contempo, vi sono buone ragioni per tener conto del fatto che la collaborazione potrà prodursi efficacemente tanto con altre imprese non profit, quanto con enti for profit, in virtù di già sperimentati processi di “disintermediazione”. Si potranno formalizzare modelli di ''solidarietà interaziendale'' e gestioni d’impresa reciprocamente comunicanti. Questo risultato è particolarmente importante in un contesto, quale quello del non profit, che pure non contempla la massimizzazione e la distribuzione degli utili, così favorendosi il mantenimento di adeguate condizioni di equilibrio economico-finanziario dell’impresa. <br/>
Se poi sia costituita un’impresa sociale di comunità allo scopo specifico del coordinamento dei diversi attori coinvolti, ossia pensando ad un sistema strutturato che consenta alle singole imprese di mantenere dati gradi di autonomia, sia pure nello svolgimento di attività interconnesse da un progetto comune, alle funzioni già citate potranno aggiungersene altre di supporto organizzativo al progetto di riferimento.
 
 
{{in_pratica|1= <br/>
Ad esempio, nei codici potranno essere formalizzate, e così rese palesi e ulteriormente incentivate, le condizioni di ''unione personale'' tra c.d.a. di più imprese, ove la prassi degli interlocking directorates sia ritenuta – come appare alla luce delle prime esperienze – una modalità di interazione tra organizzazioni che può essere praticata per favorire il dispiegarsi di possibilità strategiche e finanziarie nell’interesse di ciascuna singola impresa di comunità. Nella medesima prospettiva, in questi codici si possono esplicitare le pratiche che si intenda indicare come le migliori sotto il profilo della ''formazione'', delle ''competenze'' e dei ''percorsi di carriera'' dei managers di rete. Più in generale qui saranno rappresentati gli standard di condotta, le strategie operative, gli orientamenti di governance e di accountability in rapporto ai quali si auspica che si produca una ''uniformazione'' – in misura più o meno ampia, a seconda dei contesti – delle scelte organizzative e gestionali delle imprese di comunità.}}
 
L’incentivo alla ''interrelazione regolativa'' deriva principalmente dall’esistenza di principi condivisi, quale che sia lo scopo per cui una rete è costituita (ad esempio, per sviluppare progetti comuni, acquisire od offrire servizi da/a i soggetti di un dato territorio, ecc.). Orbene, la funzione aggregativa che a monte è svolta da quei principi può essere senz’altro rafforzata dagli ''effetti reputazionali'' che discendono dal fatto stesso di sottoscrivere codici quali quelli in esame, e che si riverberano sia nei rapporti tra le imprese che costituiscono nodi della rete, sia nei rapporti tra le singole imprese e i propri stakeholder. <br/>
I codici di rete potranno così fare riferimento ad altre linee di autoregolazione contenute nei codici delle singole imprese di comunità; su entrambi i versanti potranno essere esplicitate regole relative ai sistemi di entrata e di uscita dalla rete, in modo tale che l’exit dalla dimensione collettiva sia rappresentato e divenga elemento di costruzione dell’identità della rete e di salvaguardia della reputazione di cui questa gode e beneficia.<br/>
In ciò potranno esplicitarsi come più problematiche talune relazioni (o dimensioni di relazione) rispetto ad altre; ancora, a solo alcune tra queste potrà essere ritenuto opportuno attribuire un rilievo consistente. Quale che sia la strategia prescelta, si rivelerà utile costituire organi rappresentativi degli interessi appartenenti a soggetti diversi rispetto a quelli che partecipano alle imprese di comunità, ma che siano comunque coinvolti dall’attività dei membri della rete, e ad essi attribuire poteri di enforcement delle regole di responsabilità sociale a cui le imprese aderiscano per tramite dei propri codici etici.
 
{{Collegamento|1=''Per un approfondimento sul network si rimanda ai capitoli decimo – [[Impresa sociale di comunità/Reti|Reti]], e unidcesimo - [[Impresa sociale di comunità/Strutture di supporto|Strutture di supporto]].''}}
 
 
 
 
 
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