Gaio Lucilio/La satira è soprattutto lirica

Satira: genere o atteggiamentoModifica

(IT)
« Senza orma di dubbio la satira è esclusivamente nostra, romana. »

(LA)
« Satura quidem tota nostra est. »
(da Quintiliano, Institutio oratoria, X, 1, 94)

Questo giudizio non va frainteso: la satira intesa come atteggiamento l'avevano anche i Greci, se si pensa ad Aristofane e agli altri autori della Commedia antica; la satira di cui i Romani detengono il monopolio secondo Quintiliano è il genere letterario. La satira quindi ha due tipi di manifestazione, proprio come la poesia d'amore, che si trova come:

La satira intesa come componimento assoluto, a sé come lo è un carme di Catullo, quella sì, è solamente romana.

Differenziazione rispetto ai GreciModifica

Ma vi è un'altra differenza, ancor più importante, tra la satira di Aristofane e quella di Lucilio.

AristofaneModifica

In un'Atene divisa tra due partiti rivali, quello dei democratici progressisti e quello degli aristocratici conservatori, Aristofane appoggia questi ultimi e ricorre all'atteggiamento satirico per demonizzare il partito avversario. In virtù del conservatorismo di cui egli è promotore militante, è vivo in lui il richiamo alla morale antica e agli ideali del suo partito a fini squisitamente politici: lo scherno assume principalmente una dimensione pubblica e si fa «gogna» per le vittime degli suoi attacchi al fine di indebolire i rivali e demolirne la stima dei sostenitori.

A tal proposito, vedi → Acarnesi, Cavalieri.

LucilioModifica

Pur essendo membro dell'aristocrazia senatoria, pur godendo quindi del riparo da ogni ritorsione, e pur essendo a diretto contatto con l'ambiente politico romano, Lucilio non si fa voce di una fazione o dell'altra, elevando la satira ad affronto personale, a sberleffo suo privato: il suo intervento nella letteratura perciò è cruciale, in quanto definisce la sfera privata del genere satirico. L'impegno politico è pressoché nullo: personalità di spicco degli ambienti politici presi di mira da Lucilio divengono prontamente allegorie, allegorie di quei vizi e di quella corruzione che li rendono repellenti. Ciò in accordo con la sua opera moralizzatrice. Tuttavia l'auto-moderazione, questa volontà di non attaccare le persone stesse ma i loro vizi, questo freno inibitore, nel più vasto ambito del genere satirico, sarà meglio limato più tardi, con Orazio e Persio.