Confessione di fede di Westminster/cfw29

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29. La Cena del SignoreModifica

1.Modifica

Il Signore nostro Gesù Cristo, nella notte in cui fu tradito, istituì il Sacramento del Suo corpo e sangue, che chiamiamo Cena del Signore, affinché fosse celebrata nella Sua Chiesa fino alla fine del mondo, in memoria perpetua del sacrificio di Sé stesso nella Sua morte; per suggellarne tutti i benefici per tutti i veri fedeli; per essere il loro alimento spirituale e crescita in Lui; perché si impegnassero ulteriormente ad assolvere tutti i loro doveri verso di Lui; e per essere un vincolo e un pegno della loro comunione con Lui e fra di loro come membri del Suo corpo mistico. (Originale inglese e latino con riferimenti biblici)

2.Modifica

In questo Sacramento Cristo non viene offerto al Padre, né avviene alcun vero sacrificio per la remissione dei peccati dei vivi e dei morti, ma solo una commemorazione di quell'unica offerta che Cristo ha fatto di Sé stesso e da Sé stesso sulla croce, una volta per tutte, e un'oblazione spirituale di ogni possibile lode a Dio per quella stessa offerta; cosicché il sacrificio papista della Messa (come amano chiamarla) è un grande ed ingiurioso abominio nei confronti dell'unico sacrificio di Cristo, l'unica propiziazione (possibile) per tutti i peccati degli eletti (Originale inglese e latino con riferimenti biblici)

3.Modifica

In questa ordinanza, il Signore Gesù ha incaricato i Suoi ministri di proclamare le Sue parole dell'istituzione al popolo, di pregare e benedire gli elementi del pane e del vino, e, così facendo, separarli dall'uso comune e destinarli all'uso sacro; di prendere e spezzare il pane, di prendere il calice e (comunicando anche sé stessi) offrirli entrambi ai comunicandi, ma ai soli partecipanti presenti in quel momento n­ell'assemblea. (Originale inglese e latino con riferimenti biblici)

4.Modifica

Le messe private, o la ricezione di questo Sacramento da parte di un sacerdote o di qualsiasi altro, quando è solo, nonché il rifiuto del Calice al popolo, il culto reso agli elementi, la loro elevazione, il portarli in giro per l'adorazione e la loro conservazione per un qualche preteso uso religioso, sono tutte cose chiaramente contrarie alla natura di questo Sacramento ed alla sua istituzione da parte di Cristo (Originale inglese e latino con riferimenti biblici)

5.Modifica

Gli elementi esteriori di questo Sacramento, messi debitamente a parte per gli usi ordinati da Cristo, hanno un tale legame con Lui crocifisso da essere veramente, ma solo sacramentalmente, chiamati con il nome delle cose che essi rappresentano, vale a dire il corpo ed il sangue di Cristo. Tuttavia, in sostanza ed in natura, essi rimangono veramente e solamente nulla di meno di quanto erano prima, vale a dire pane e vino. (Originale inglese e latino con riferimenti biblici)

6.Modifica

La dottrina che afferma un cambiamento della sostanza del pane e del vino nella sostanza del corpo e del sangue di Cristo (comunemente chiamata transustanziazione) mediante la consacrazione ad opera del sacerdote o mediante un qualsiasi altro mezzo, ripugna non solo alla Scrittura, ma anche al senso comune ed alla ragione; essa sovverte la natura del Sacramento ed è stata ed è causa di molteplici superstizioni, anzi, di grossolane idolatrie (Originale inglese e latino con riferimenti biblici)

7.Modifica

Coloro che ricevono degnamente questo sacramento, partecipando ai suoi elementi visibili, pure ricevono e si cibano di Cristo crocifisso e di tutti i benefici della Sua morte interiormente e per fede. Questo avviene realmente e veramente - non carnalmente e fisicamente, ma in modo spirituale. In questa ordinanza, il corpo ed il sangue di Cristo non si trova, infatti, in maniera corporea o fisica in, con o sotto il pane ed il vino, ma si rende presente alla fede dei credenti in maniera spirituale, non meno di quanto gli elementi stessi siano presenti ai loro sensi esterni. (Originale inglese e latino con riferimenti biblici)

8.Modifica

Per quanto persone ignoranti e improbe ricevano gli elementi esteriori di questo sacramento, esse non ricevono ciò che in essi è significato; ma, a causa della loro partecipazione indegna, si rendono colpevoli del corpo e del sangue del Signore a loro propria dannazione. Pertanto, tutte le persone ignoranti ed empie, come non sono idonee a gustare la comunione con Lui, così sono indegne della mensa del Signore e non possono, senza [commettere] un grave peccato contro Cristo, finché rimangono tali, partecipare a questi santi misteri o esservi ammesse. (Originale inglese e latino con riferimenti biblici)

Articoli applicativi ed attualizzazioneModifica

  1. La Cena del Signore deve essere ripetutamente amministrata ad una comunità cristiana in quei tempi che il Consiglio di chiesa riterrà consigliabili, secondo le necessità della comunità. L'osservanza di questo sacramento è una dichiarazione comunitaria e personale di adesione continua al vincolo del Patto al quale si è avuto accesso al momento del Battesimo. (1 Corinzi 11:23-26).
  2. Quando una comunità cristiana celebra la Cena del Signore, servizi di culto potranno essere tenuti per i malati e gli invalidi che siano consapevoli di ciò che stanno facendo, alla presenza di membri del Consiglio di chiesa e della comunità. Nelle Sacre Scritture non si fa alcun riferimento ad una comunione privata. (1 Corinzi 11:33; Atti 20:7).
  3. Il Sacramento della Cena del Signore non dovrà essere esaltato al di sopra della regolare predicazione della Parola.
  4. Si richiede da coloro che fanno questa dichiarazione della loro comunione con Cristo e del loro amore per Lui una diligente personale preparazione alla Cena del Signore, la confessione dei peccati, e la risoluzione di una rinnovata ubbidienza a Lui. (1 Corinzi 11:27-32; 10:21-22).
  5. La Cena del Signore dovrà essere amministrata solo a coloro che sono accettati dal Consiglio di chiesa che dispensa questo Sacramento.
  6. Neghiamo che l'individuo sia il solo giudice della sua idoneità a partecipare al Sacramento. (1 Corinzi 5:1-13).
  7. Respingiamo la pratica di offrire il sacramento della Comunione a chi non sia un membro della Chiesa visibile.