Confessione di fede di Westminster/cfw07/cfw07-2

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7:2 Il primo patto stipulato con l'uomo è stato un patto d'opere (144), nel quale è stata promessa la vita ad Adamo e in lui alla sua discendenza (145), a condizione di un'ubbidienza perfetta e personale (146).

Testo originaleModifica

Inglese Latino
The first covenant made with man was a covenant of works, wherein life was promised to Adam, and in him to his posterity, upon condition of perfect and personal obedience. Primum fœdus cum hominibus initum erat fœdus operum, quo vita Adamo promissa erat, ejusque in eo posteris, sub conditione obedientiæ perfectæ ac personalis.

Riferimenti bibliciModifica

  • (144) "Ma la legge non si basa sulla fede; anzi essa dice: «Chi avrà messo in pratica queste cose, vivrà per mezzo di esse»" (Galati 3:12).
  • (145) "Infatti Mosè descrive così la giustizia che viene dalla legge: «L'uomo che farà quelle cose vivrà per esse». ... Perciò, come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, e così la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato... La legge poi è intervenuta a moltiplicare la trasgressione; ma dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata" (Romani 10:5; 5:12‑20).
  • (146) "...ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai»" (Genesi 2:17); "Infatti tutti quelli che si basano sulle opere della legge sono sotto maledizione; perché è scritto: «Maledetto chiunque non si attiene a tutte le cose scritte nel libro della legge per metterle in pratica»" (Galati 3:10).

CommentoModifica

Inizialmente Dio aveva stipulato con l'umanità un patto d'opere. Nel quadro di questo patto Dio aveva promesso ad Adamo (ed attraverso di lui a tutti i suoi discendenti) vita durevole a condizione che ubbidisse perfettamente a ciò che Dio aveva prescritto per la sua vita.

La nostra confessione di fede fa qui un'importante distinzione di base fra "Patto d'Opere" (Fœdus Operum) e "Patto di grazia" (Fœdus Gratiæ). Dopo aver descritto nel capitolo VI la rovina in cui Adamo ha fatto cadere il genere umano, infatti, e prima di rivolgere la nostra attenzione a Cristo, venuto per ristabilire il nostro rapporto con Dio attraverso la Sua opera di redenzione (capitolo VIII) è necessario bene comprenderne i presupposti: il contesto e la struttura "federale" (riferita al Patto) in cui Dio provvede un Salvatore ad una razza perduta e decaduta: è ciò che descrive il capitolo VII.

La sezione 7:2 richiama il Giardino dell'Eden, il magnifico luogo in cui Dio pone i nostri progenitori offrendo loro di potersi nutrire liberamente dell'Albero della vita, quello che avrebbe loro permesso di vivere senza limiti temporali. Dio, però, proibisce loro di nutrirsi dei frutti dell'Albero della conoscenza del bene e del male. Essi godono di un ampio spazio di libertà, ma devono rispettare i limiti che sono stati loro posti e devono farlo diligentemente. Non possono stabilire essi stessi ciò che è bene e ciò che è male: quella è una prerogativa di Dio. Non possono sostituirsi a Dio e decidere essi stessi ciò che sia bene e male. Non possono pretenderlo: la loro prospettiva è troppo limitata: è Dio, il progettista dell'intero universo creato che decide ciò che è giusto. L'ordinamento morale dell'universo creato è un meccanismo delicato. Se si inceppa subentrano gravi disfunzioni. Il blocco del meccanismo non può altro che essere morte. I patti dunque sono chiari: le creature umane devono rispettare diligentemente i limiti loro giustamente imposti. Se non lo faranno vi sarà solo per loro squilibrio e morte. Non si tratta di prescrizioni né irragionevoli né difficili: "Questo comandamento che oggi ti do, non è troppo difficile per te, né troppo lontano da te.... questa parola è molto vicina a te; è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica" (Deuteronomio 30:11-14). Il figlio di Dio dice: "Sia perfetta la mia ubbidienza ai tuoi statuti perché io non sia confuso"(Salmo 119:80); "La legge del SIGNORE è perfetta, essa ristora l'anima; la testimonianza del SIGNORE è veritiera, rende saggio il semplice" (Salmo 19:7).